Quiete di vetri obliqui,
perché s’accartocciano così?
Siede il caffè, vittima di interventing.
Alle finestre infrante cola il mascara.
Dannati edifici neoclassici, smangiurati giganti,
piegano i loro culoni ai cesti di glicine
sotto i gazebi:
i loro occhi sbarrati, strafatti,
sussurrano miti d’assedio al dio Bromio.
La tazza trema come una pólis in rovina,
nel fondo nero ondeggiano le trireme.
La schiuma moltiplica in veli d'una Moira che declina,
il cucchiaino scava fossi nel ferro
come un bimbo asociale al mare.
Oltre i cristalli, un urlo di folle -cometa
che strazia la tela, presagio di lance.
Le dita trogolone di scirocco sfogliano monete
sul selciato, offerte ai Titani ubriachi.
Solite brutture dei silenzi che sanno di allarme,
di vecchi tedeschi in sandali e calzini.
Dove il presente è un vaso senza manici,
bevo l’ultima mosca
e lascio la tazzina ai reliquiari del domani.
perché s’accartocciano così?
Siede il caffè, vittima di interventing.
Alle finestre infrante cola il mascara.
Dannati edifici neoclassici, smangiurati giganti,
piegano i loro culoni ai cesti di glicine
sotto i gazebi:
i loro occhi sbarrati, strafatti,
sussurrano miti d’assedio al dio Bromio.
La tazza trema come una pólis in rovina,
nel fondo nero ondeggiano le trireme.
La schiuma moltiplica in veli d'una Moira che declina,
il cucchiaino scava fossi nel ferro
come un bimbo asociale al mare.
Oltre i cristalli, un urlo di folle -cometa
che strazia la tela, presagio di lance.
Le dita trogolone di scirocco sfogliano monete
sul selciato, offerte ai Titani ubriachi.
Solite brutture dei silenzi che sanno di allarme,
di vecchi tedeschi in sandali e calzini.
Dove il presente è un vaso senza manici,
bevo l’ultima mosca
e lascio la tazzina ai reliquiari del domani.

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Buona domenica