il futuro che mi auguravo:
il mio migliore…
che la fortuna t'accompagni
che il percorso sia di vetro in vetro
nella trasparenza,
nulla lasciato al fato
o ad ogni subdola deviazione.
Che ogni rovescio sia rovesciato
in un filare dritto e lineare,
che non ci sia sul tuo capo
coltre di mistero o enigma nefasto
da svelare
ma segni leggibili su carta tracciata.
Che sia in puro cristallo trasparente
la vittoria da conquistare.
Che un cielo terso viaggi
con aloni di luce sul tuo capo.
E' ardua la vittoria da conquistare
ma ti sia lieve il cammino da percorrere
e che il tempo si srotoli come soffice tappeto
nei tuoi anni a venire.

Oggi
mi son portata a casa il sole
fasci di ginestra prima che li turbinasse
per poi sfinirli e abbandonarli al suolo
Mi son vestita d'euforia
per schermare la tristezza
di quel tempo che ti ha portata via
Ho stipato il dolore
nell'incavo profondo del mio cuore
L'ho ben nascosto dentro ad asfissiare
fino a farmi male
e sul mio viso
ho dipinto il tuo sorriso
Dei tuoi profumi
Mamma
ancora oggi
avverto la carezza
che della fame allenta i morsi
e dall'arsura rinfresca
E tutto sa
delle tue giornate
delle tue notti insonni
dei tuoi risvegli affaticati
dei tuoi abbracci
delle tue gioie mancate
dei tuoi silenzi
La tua presenza è in noi
che respiriamo Te
stanotte mi posai lieve, stanca e piegata
su una traccia di ricordo.
Padre, dissi, vorrei toccare la tua schiena,
vorrei parlarti.
Parve, invece, di udire la tua voce,
d'annusare il tuo profumo
che avanzava dalla nuvola dietro il monte,
come la pioggia timida e scomposta.
Il tuo odore mi stava innanzi,
l'odore di acqua e talco,
che inumidiva le tue mani
che asciugate in un lino a frange,
antico, sbiadito, posato triste
sulla finestra socchiusa, all'ombra,
spezzava il pane.
Porto con me in viaggio
un nodo in gola
e come una campana a ore
si rintoccano le lacrime
e scandisce il tempo.
I fuochi del cannone
si posarono sul tuo viso,
le schegge dei nemici sui tuoi pensieri
e di quella guerra
di ogni suo segnale e segno
tu costruisti la tua casa.
Ti ricordo come seta, padre,
come la seta verde dei tuoi occhi,
come il velluto ingenuo
del tuo non saper le parole.
Oggi t'innalzo padre,
ti canto il giorno
tra le gioie di madre e i dolori di figlia.
Ti canto la notte
quando mi quieto
silenziosa e grave.
Perchè io t'amo, padre!
nell’assenza di suono e d’immagine
carceri modello per guerrigliere di città
non esisto, all’ombra dello Stato da abbattere
mitra e tritolo, rivoluzione è anche terrore
se incontri il destino sulla strada della verità
vorrei che fossimo uguali, come all’origine
non gli schiavi dormienti del vostro campo.
E ora guardatemi diritto negli occhi
voi che mi suicidate, ho le mani sporche
del vostro sangue e questo vi fa impazzire
ora che anche ridotta a vostra larva
vi sfido, non mi dimenticherete
non mi dimenticheranno. Vivrete
al mio posto e farete l’amore con la serva
di casa, ma essere uomini è anche rabbrividire
dinanzi al male. Ho visto le vostre aride bocche
e gli sputi incisi nei vostri geni vecchi.
Sensuelle,

Sangue scorri ancora nelle vene
come fiume in piena
porta linfa nuova
ti sorregge anche lo sguardo
simmetria di un corpo
che vaga
nelle stanze chiuse e vuote
dove polvere s'annida
muri muti non ascoltano
risate infantili
ne aspirano profumo di biscotti
o odono colpi di lame sguainate.
vaga scorgi tra i vetri
quello che rimane di una vita condivisa
fai uscire lo stantio odore
che prevale su ogni cosa
quel che vale di un ricordo
e un abbraccio di bambino.
che siamo tutti fantasmi
per ora illusi di consistenza
Questione di tempo
Quando ti persi
vidi che il corpo è un abito
così facile a sfilarsi
Questione di tempo
eppure non dubito
della tua esistenza
non essere qui
non significa non essere
ma la mia provvisoria umanità
brama l'abbraccio che manca
in un sentimento etereo
e cerca nell'ombra una concretezza
che invece subito si spezza
Da quando ti persi
dolce sogno mi attraversi
Gli occhi di una madre
però non si smarriscono mai
restano oltre ogni addio
e lo so bene io
Questione d'amore....
Odore d'acque stagnanti
dove il piede affonda nel fango
schiena china al lavoro
su steli di riso nuovo.
cadono gocce di sudore come pioggia.
s'alza una voce a intonare un canto
e l'aria si riempie
risa per smorzare il lavoro
che stanca e si confonde
tra gli insetti che ronzano
sul mare a quadretti
dove perdere lo sguardo.
poi giunge la sera
e il rientro come pescatori dal mare
non vi e' riposo
e il dolore segna la schiena
ma un pezzo di pane e un sorriso
basta a risanare il cuore.
le notti chiuderanno gli occhi
su il domani
ricordi di vita antica da non annullare
lo sfondo in lontananza,
è ciò che contemplo
dalla mia stanza
Le nuvole in cielo
sembrano quasi voler mostrare
la propria baldanza,
sfidando un pallido Sole
che poco o nulla può
contro imponenti figure grigiastre
Il vento soffia impetuoso,
agitando i fiorenti alberi,
in trepidante attesa
della lucente primavera
La città sembra così distante,
come una madre indifferente
alle lagne di un poppante
Birre schiumanti mi attendono
nei festosi pub
di quest'allegra cittadina
a poche miglia dalla maestosa Londra

lo sguardo tuo perso
sull'onda spumeggiante dell’azzurro mare,
mentre gli ultimi infuocati raggi riscaldano leggeri il tuo viso.
Lontano, sempre più, si spinge il tuo pensiero,
torna ai tuoi monti
e chi lo ascolta già si volta indietro
alla ricerca di un ricordo vero,
e lo rammenta ancora il gelsomino
quando di sera l’aria inebria piano
li dove il mare abbraccia l’appennino.
La mano piano sfiora il tuo sorriso
senti il sentire e chini piano il viso
lontano mai sarà cosi vicino,
e ombre quiete sussurrano al tuo orecchio
nel sole che balugina sul mare,
lontano mai sarà cosi vicino,
cuore nel cuore pensiero costante
mio lontano amore.
Vuota è la casa,
di un assordante silenzio riempita,
ricordo antico
così lontano e gia così vicino
Icaro non ha le ali e vola nel cielo stellato
ha una macchia rossa sul cuore
morirà ascoltando la musica del creato
mentre sulla terra si danzerà nudi
e ci si spoglierà dal grigiore.
L’amore ha scelto, calore e colore
jazz è improvvisazione, i nodi
sono slegati e il collage è riuscito.
L’odalisca ha appena fatto l’amore
è a seno scoperto e l’amante è fuggito.
E’ blu il corpo di donna e senza vestiti
solo linee accennate e curve addolcite
il furore è altrove, fuori dall’uscio
le maschere osservano ma nulla dicono
del senso del tempo. Ci sono alghe bianche
alberi marini sul fondale, le ciocche
di capelli corvini sono nella mano
di un vecchio poeta. Il vento è un fruscio
tra colori pastello, ci saranno altre vite
in nuovi quadranti e visi indistinti.

Morire è come volare.
in questo viaggio non temere!
Io continuerò a parlare di te,
Mancherai ...oh si mancherai cosi tanto.
Ma tu continua a sorridere
con quell'ingenua freschezza
di bimba dai capelli bianchi
senza ombra e tristezza.
Non cambierà niente
che non si spezza.
io qui
Il tuo labbro era di poche parole
ma giusto era il tuo cuore
nessuna scaglia lo copriva
sapevi di vento caldo d'africa
e leggera neve.
tra le tue mani callose
portavi il tuo animo greve
eppure senza mai un lamento
ritto era il cammino
con in tasca una manciata di sogni
e castagne secche.
eri dolce come un tramonto dorato
e la terra che amavi ti faceva da corona
come un re senza scorta e blasoni.
te ne sei andato
in silenzio sopra un letto sfatto
che ti ha costudito come un nido
e un gran vuoto hai lasciato dentro
ai miei occhi ormai più da bambina...
e un cuore d'oro addosso.










