Sto così, versato.
Sulla roccia fredda, davanti alla cosa più bella;
il sole che cala, mentre il cielo ci copriva di gelo.
Sono solo a guardare il tuo vuoto,
immobile per sapere che non ci sei.
Parlo, per non sentire il silenzio che c’era
quando eri con me.
Non è più così adesso.
Non ci sei tu, c’è solo tutto il resto.
Il sole che cala, il freddo che punge
e il dolore che mi piove addosso.
Guardo, per vedere che sono solo.
Piango, per non avere nessuno ad asciugare
le mie lacrime, come facevi tu, che sapevi
come togliere il mio male, come scaldarmi il
cuore, e lottare per non lasciarmi sulle guance
il sale.
Resto, per dire che siamo stati qualcosa, per
urlare che c’eri.
Vivo, per bere tutta la solitudine che mi hai
lasciato.
Perché anche questo è un dono e resisto per
abbracciarlo.
Scrivo questa poesia, perché si veda che sto
male,
con la mano che trema, perché si sappia che eri
tutto, che nella morte la vita non si cela.
Scrivo perché mentre il freddo punge e il sole
cala,
il mio cuore palpita e piange,
si commuove e poi in pezzi s’infrange.
