
Sono venuta al mondo non per mia scelta.
D’estate, in un casale in aperta campagna.
Mi ci trovo bene, né freddo più del dovuto
e né oltre misura caldo alle calcagna.
Ho perso il mio compagno nell’unica notte
di canicola in un pianoro colmo di ristagni.
Ora prenderò a puncicare i dimoranti non
per diletto ma per connaturali bisogni.
Per poi tornare un’ultima volta ad affidare
le larve a quella brulla piana poco distante
prima di abitare le sponde dell’Acheronte
dove l’aria è orfana del caldo stagnante.
spero sia fatta così :
d'amore
di rispetto
di comprensione
di cose dette
di sorrisi e anche lacrime
di cose fatte insieme
con gioia e mai per dovere
di dirci sempre tutto
cercare sempre di capire l'un l'altro.
Questo nostro amore
per come è arrivato
è già un miracolo
dobbiamo godercelo
fino in fondo.
Ti amo
Ma quando passa la felicità?
Io l’ho vista passare quando la tua mano sfiorò la mia.
Non so come si formano le galassie e le costellazioni.
Però so come è nato il nostro meraviglioso bene.
Non so come fa il tempo a scorrere
e a non avere la tentazione di tornare indietro.
Ma so come e quando ho deciso di contare le mie rughe insieme a te.
Non so come fa l’ape a ritrovare senza eccezione l’alveare.
Ma so perché tu ti sei ritrovato in me.
E ti ringrazio di avermi cambiata.
Io ti appartengo.
Ogni mio atomo,
ogni mia cellula,
ogni mio respiro,
sono tuoi.
La mia voce la adopererò per lodarti.
Sono tua.
Tu eri colui di cui più avevo bisogno,
quando non mi davo alcuna pausa che mi facesse riflette,
che mi facesse dire,
quanto sia meravigliosa l’immensità che ci circonda.
So di avere un aspetto terrifico, ma
sono la personificazione della pacatezza.
Amo passare le mie giornate alla finestra
del mio buchetto scelto con accuratezza,
affacciata scrutando il grande silenzio.
I miei amici caramente mi considerano
l’incarnazione vivente del moto perpetuo.
Queste pareti di vetro davvero mi soffocano:
mal mi adatto al caos, e mi manca l’acqua
trasparente e calda di un fondale roccioso.
Oramai provo acquiescenza per il mio cervello.
Almeno si è capito che il mio sistema nervoso
mi consente di provare dolore, e mi si concede
persino di essere sensibile e non da bollire viva.
Sono arrivata qui in casse di ghiaccio tritato,
immersa nell’acqua gelida; più permissiva
sarà la situazione d’ora innanzi in acqua salata.
Conservazione secondo un senso civico,
mai più in stato di detenzione e sofferenza!
Mai più fondale algoso, ma shock elettrico…
c'è un sussurrare di vita,
leggera spensieratezza giovanile
fatta di risa, scherni e mosse.
C'è musica che muove l'aria
e riveste il sole,
accompagnando poi, la notte
alle garrule danze.
Nell'aria profumo di verbena,
si mischia con l'aroma di montagna,
che scende a valle,
ricordando i pascoli e fieno tagliato,
e una sottile nenia
ricorda il tuo sonno infantile,
modulato da voci stanche dal lavoro.
Rimane un soffio sul tuo viso,
che sa di tempi antichi,
di fresche corse a piedi nudi,
di stelle perse nelle tasche
e tra i capelli.
preme l'impronta
nella fila di spalle sbriciolate
di queste corde in vita
fischiano
nebbie di pietra al vento.
Chiudo le orecchie
ho perso la paura, resta il dolore
un luogo acerbo,
getto semi ai gabbiani tra gli scarti
conto novecento anni
e non ho un ritmo per ridere
sotto il cappello screpolato della sete
-eccolo... è lui... un autografo... sììì...-
(battiam battiam le mani
fischiamo ai cattivoni)
-un selfie con me la prego!-
E siamo dei pirloni.
Due punti:
<Oddio... era la mia vicina
che mi porgea al calar del giorno i suoi commiati
ed al mattino avea per me saluti e baci.
Ora son morto e di me spoglie dissacra
ma ancora al dito porta
l'impronta in quello schermo.
Che devo pensar ora di lei?
L'animo mio adunco tace
che non vorrebbe mai sorvolar l'inganno
e nemmen tacere il fio.
Chi sia ella ora non so -nè allora-
al tempo in cui non tacque il riso
che al birichino sbirciar da tende
di mantide vidi l'occhio suo scrutare>
ora sono una principe danzante di luce
che ha dimenticato tutto.
Non andro' ancora in battaglia,
ho gia' vissuto il conflitto mille volte.
Lo stratega cieco avanzava veloce
sul secco campo di battaglia,
fucilate scrosciavano interrotte
ma lui non sentiva il bianco rumore.
Tutti questi dottori della mente, giocano col tempo.
Fermatevi imprenditori di carne distese,
forti di cause ma poveri di cure.
Come gatti, spie striscianti nella notte.
Chi è il vostro santo patrono?
Lei piegava le mani dolci sul grembo
e sorrideva ambigua, penetrante.
In passato ti abbiamo bruciato tra le fiamme
per compiacere al disgusto dei prelati.
Ora ti vedo su un trono dorato,
nel lato opposto di questo sogno.
Non esiste giusto o sbagliato.
Campane giganti risuonano nella valle:
dai primi fuochi ai grandi regni
per tutto cio' che è caduto,
decomposto nel tempo.
Giaccio sullo stenditoio in brigata
dove al sole mi asciugo per la mia amata.
Al calar del sole lei arriverà col catino
a riprendermi, così le starò vicino.
A ora tarda sceglierà chi indossare…
Se sarò io la rivestirò di effluvio di zagare.
Dedicatoria su corteccia secolare d’ebano
per la mia sola cagione di vita, tuo Stefano.
Siamo tutti desperados
o quasi tutti almeno,
innamorati del fuoco santo,
quella fiamma sacra e maledetta
che ci arde tra il cuore e il costato.
Come falene in una trappola di luce
poi moriamo in fretta
consumati dalle nostre stesse passioni
e come fenici risorgiamo
nel dolore che ci brucia , ogni volta.
E siamo più famelici di vita
fino alla prossima caduta
o alla prossima ferita che strema
ma spesso incattivisce.
Perdiamo pezzi per le strade
che non ribatteremo più.
Su altre ciechi insistiamo
fino a schiantarci contro il muro
di un rifiuto.
Duriamo come una sigaretta
rotolata fra le labbra
ma parliamo spesso di eterno.
E intanto l'odio attorno divora tutto
non meno di un cancro quasi senza cura
ed il dio denaro ha il suo da fare
a vendere, comprare e mercificare.
Le guerre oltre che crudeli
sono di una stupidità abissale.
Invece di godersi il poco tempo
che ci resta da queste parti...
Abbiamo scadenze non poi così diverse
da quelle del latte e delle uova...
Parlo del lato terreno, so che oltre c'è qualcosa
ma non mi azzardo troppo sul cosa.
Non ho problemi con Dio non avendone uno.
Le visioni sono personali.
Ma siamo tutti desperados
o quasi tutti almeno.
Ai pochi eroi la mia stima .
C'è di buono che so ancora sorridere
e prendere in giro la pochezza umana,
a cominciare dalla mia.










