Dacché l'uomo
apparve sulla terra
guardò al cielo,
un grande libro
che lesse tutto d'un fiato;
vide scorrere nubi ovattate
come batuffoli di cotone,
fantastiche, bizzarre, viandanti,
pennellate di rosa
al tramonto;
luna argentea in quell'alone di luce,
stelle nitide nel loro brillare,
visse all'alba il sole della vita;
radioso quadro naturale,
allora pensò all'Immenso.
apparve sulla terra
guardò al cielo,
un grande libro
che lesse tutto d'un fiato;
vide scorrere nubi ovattate
come batuffoli di cotone,
fantastiche, bizzarre, viandanti,
pennellate di rosa
al tramonto;
luna argentea in quell'alone di luce,
stelle nitide nel loro brillare,
visse all'alba il sole della vita;
radioso quadro naturale,
allora pensò all'Immenso.
3 commenti
Nell'aura dei tuoi profumi
sono foglia cullata dal vento
e cielo degli occhi
che orezza d'infinito, anima
che vaghi tra i crucci ed i paesaggi collinari
dove le viti brillano al sole
e i tormenti arano il campo.
Mi ami di un sentimento sublime
come prezioso è il tuo sorriso d'arcobaleno
che fa dimenticare le piogge
e ci dondola sulle foglie nell'aria.
Caduto
lievemente
a ricordare le stagioni
mentre s'adagia scomposta
ogni nostra emozione d'amore.
Io che sono il nulla
e devo aggrapparmi al niente
per vivere degnamente
senza costrizione
catene e finzione
in questo circo d’anime e burattini
in questo Oceano annacquato
di bugie e tradimenti
Dimmi:
Tu che continui a urlarmi dentro
a mordermi la carne e le viscere
a tutto questo c’è un senso
o siamo anche noi il nulla
la fuga, l’impostore e l’eremita?
Dimmi:
La forma dei tuoi denti
che ho sulla pelle
sul cuore e nella mente
è solo invenzione della follia
per saltare il vuoto
la noia, la notte e l’apatia
o è l’unica certezza
come la carezza
di una mamma sul viso bianco
e sulla trasparenza
di un bimbo che affronta l’alba
con occhi azzurri senza appartenenza?
Tu dimmi:
siamo anche noi coinvolti
dall’inganno
o ci salveremo volando alto
al di là del cielo, dell’infinito
e del volto di Dio
che ci guarda
ed io che pur non credo
lo vedo annuire
e piangere del segreto
di un amore che nulla chiede
e devo aggrapparmi al niente
per vivere degnamente
senza costrizione
catene e finzione
in questo circo d’anime e burattini
in questo Oceano annacquato
di bugie e tradimenti
Dimmi:
Tu che continui a urlarmi dentro
a mordermi la carne e le viscere
a tutto questo c’è un senso
o siamo anche noi il nulla
la fuga, l’impostore e l’eremita?
Dimmi:
La forma dei tuoi denti
che ho sulla pelle
sul cuore e nella mente
è solo invenzione della follia
per saltare il vuoto
la noia, la notte e l’apatia
o è l’unica certezza
come la carezza
di una mamma sul viso bianco
e sulla trasparenza
di un bimbo che affronta l’alba
con occhi azzurri senza appartenenza?
Tu dimmi:
siamo anche noi coinvolti
dall’inganno
o ci salveremo volando alto
al di là del cielo, dell’infinito
e del volto di Dio
che ci guarda
ed io che pur non credo
lo vedo annuire
e piangere del segreto
di un amore che nulla chiede
La pioggia del dolore
lacerava un roseto di stelle
affastellato in spighe d' ardor ribelle
e le parafrasi del cuore,
ampolle nettarine del cielo,
confinarono sconosciute nel disgelo.
D' un sogno d' aratro di viole,
razzie di baci spenti e parole
son frammenti di petalo ed orizzonte
e la pioggia del dolore,
come ambrata solitudine lunare
s' infranse in gomitoli di cuore.
lacerava un roseto di stelle
affastellato in spighe d' ardor ribelle
e le parafrasi del cuore,
ampolle nettarine del cielo,
confinarono sconosciute nel disgelo.
D' un sogno d' aratro di viole,
razzie di baci spenti e parole
son frammenti di petalo ed orizzonte
e la pioggia del dolore,
come ambrata solitudine lunare
s' infranse in gomitoli di cuore.
Nei giardini di Monet non posso affacciarmi
ora che la luce arriva in velo ammutolito
sulle fragranze arrampicate ai muri
Si è smesso il gioco di svestire piogge - dare vita
a sterpi, esultare: chiamare amore anche i cancelli
Gola di foglie scolorite, lo stagno dove
scarse fortune gracidavano
i guizzi di peonie lanciati oltre le nubi
ma in basso maschere grigie tornano
sulle ansie sorgive, il perché dei semi verdi
Vedo le pale che girano al vento,
le macchine adesso vanno a metano;
c'era il petrolio e l'incendio si è spento,
ma forse sto andando troppo lontano.
Su valli e campi gli occhiali da sole,
nei digestori microbi in fermento;
l'acqua si tuffa col suo potenziale,
ci son più paludi e meno cemento.
Sto respirando, producendo energia:
bruciare il glucosio è più dolce che mai
e brucia il legname dentro casa mia,
il grigio dei fumi non tornerà mai.
Scaldiamo quel cielo bianco di anemia,
o lo scalda quella biomassa di guai.
Sei il primo azzurro dopo il temporale,
il raggio di sole che scalda le spalle.
È tra le tue mani che schiudo le mie ali.
Con l’abilità del prestigiatore
hai forzato lo scrigno e curato il fiore
spuntato dal nulla nel tuo giardino.
Fiore,
dalle fragili spine e dal tenue profumo
che tu chiami rosa.
Rosa che spargerà, per te, i suoi colori
in ogni alba e tramonto
per tutti i giorni della tua vita.
Se tutto può diventar poesia
allora, sentite un po’ la mia!...
Di giorno
indosso una corazza
per non sentirmi pazza.
Io son la dottoressa Giò, che
a dir vero mi toccò, a volerlo non fui io
e ora più non so perché!...
Dopo l’alba, la mattina,
mi sorseggio una tazzina,
poi comincia il mio “gioco” che
inizia poco dopo…
Faccio un giro di pressione,
una lagna per la panza tutta
questa sua costanza….
… E’ tutta un’illusione!...
Non è tanto depressione ma
piuttosto fissazione, che a lui
entra nella testa e gli fa un po’ la festa…
Batte un chiodo che da fisso, poi,
lo rende un poco fesso…
…Eh, però che lagna!!...
Passo, poi, un po’ al massaggio,
di cui ho un po’ d’assaggio,
alla sua manina destra
chè un cazzotto un po’ maldestro
ha sparato un’altra festa!...
… Sfiora, pigia, stringi e magari
stendi lesta che non sei di cartapesta.
Non si schioda la pura, gli perdura!...
… Lui un duro!?
Forse è dire stupidello,
e metto pure ignorantello ed insiste,
poi nel niente,
si convince ch’è un paziente!...
… Ma che lagna!!...
‘Sta corazza mi sta stretta,
vado, forse, un po’ di fretta?..
E’ una morsa, questa stretta!
Sono stanca della lagna inopportuna
va, piuttosto, sostituita
con un piatto di lasagna,
una bella insalatona,
tutta buona e insaporita
da una grossa risatona.
…E quel piccolo pancione?
Una giusta soddisfazione,
come pur quei sorrisini con gli abbracci,
dati tutti senza impacci,
tiran su le loro coccole,
come al buio tante fiaccole…
allora, sentite un po’ la mia!...
Di giorno
indosso una corazza
per non sentirmi pazza.
Io son la dottoressa Giò, che
a dir vero mi toccò, a volerlo non fui io
e ora più non so perché!...
Dopo l’alba, la mattina,
mi sorseggio una tazzina,
poi comincia il mio “gioco” che
inizia poco dopo…
Faccio un giro di pressione,
una lagna per la panza tutta
questa sua costanza….
… E’ tutta un’illusione!...
Non è tanto depressione ma
piuttosto fissazione, che a lui
entra nella testa e gli fa un po’ la festa…
Batte un chiodo che da fisso, poi,
lo rende un poco fesso…
…Eh, però che lagna!!...
Passo, poi, un po’ al massaggio,
di cui ho un po’ d’assaggio,
alla sua manina destra
chè un cazzotto un po’ maldestro
ha sparato un’altra festa!...
… Sfiora, pigia, stringi e magari
stendi lesta che non sei di cartapesta.
Non si schioda la pura, gli perdura!...
… Lui un duro!?
Forse è dire stupidello,
e metto pure ignorantello ed insiste,
poi nel niente,
si convince ch’è un paziente!...
… Ma che lagna!!...
‘Sta corazza mi sta stretta,
vado, forse, un po’ di fretta?..
E’ una morsa, questa stretta!
Sono stanca della lagna inopportuna
va, piuttosto, sostituita
con un piatto di lasagna,
una bella insalatona,
tutta buona e insaporita
da una grossa risatona.
…E quel piccolo pancione?
Una giusta soddisfazione,
come pur quei sorrisini con gli abbracci,
dati tutti senza impacci,
tiran su le loro coccole,
come al buio tante fiaccole…
Porgo la mia anima dentro un sogno !
Nell’invisibile mondo …
ove il mio pensiero si ovatta tenebroso ,
regna sublime , in un luogo sacro .
Non farò ritorno da esso !
Sei tu che m’afferri …
mi vuoi condurre su terre folli ,
fatte , di pioggia e fuoco , di un mare sabbioso ,
ove il tuo bacio , scioglie , il gelo dell’inverno .
Vivo la seconda vita !
Il timore di volare …
s’annida tra la nebbia e il sole
è libero , e s’apre al cuore .
S’apre per coloro che si insidiano ,
nella tela d’un dipinto …
nel presente che gli giungerà fatale ,
come il torrente ,inghiotte le paure .
E mi devasterai il sussurro malizioso !
Quello che sanguigno , flutta nelle mie arterie ,
quello che si infrange contro i desideri ;
su pietre e montagne ,
contro , estatiche visioni .
Ti porgo il mio esistere ovunque tu sei !
Le mie braccia ,per stringerti nel vento ,
in un sussurro velato
ove il mio amore resta silenzioso .
E poiché la vita è la mia musa ,
vorrei che tu con essa fossi favola …
vivessi con me la dolce sorte ;
quella ,che nell’estasi ci unisce ,
nell’abbandono totale , ci rende unici .
Cercando di notte
Un sorriso un profumo
Un filo di fumo dalla sigaretta
Mi arrossa lo sguardo
E sembra abbia pianto
Abbia pianto per te.
Cercando di notte
Una pace interiore
La scusa migliore
Per non fare a botte
Con questa mia voglia
Che no, non aspetta
Vorrei ma non è... fumo della sigaretta
Ora piango per te
Un sorriso un profumo
Un filo di fumo dalla sigaretta
Mi arrossa lo sguardo
E sembra abbia pianto
Abbia pianto per te.
Cercando di notte
Una pace interiore
La scusa migliore
Per non fare a botte
Con questa mia voglia
Che no, non aspetta
Vorrei ma non è... fumo della sigaretta
Ora piango per te

Giovani scèman…
tristi guàrdan assiòli.
Non è progresso!
<=> <=> <=>
La poesia è stata forgiata per aver scorso un pensiero di George Bernanos, scrittore francese del 1900:
"È la febbre della gioventù che mantiene il resto del mondo alla temperatura normale. Quando la gioventù si raffredda, il resto del mondo batte i denti".
tristi guàrdan assiòli.
Non è progresso!
<=> <=> <=>
La poesia è stata forgiata per aver scorso un pensiero di George Bernanos, scrittore francese del 1900:
"È la febbre della gioventù che mantiene il resto del mondo alla temperatura normale. Quando la gioventù si raffredda, il resto del mondo batte i denti".
E mo’, secondo te, che dovrei fare ?
Se mi hai lasciato non temo d’impazzire !
Ti amo ancora, questo è un altro affare,
ma non mi sento ancora di morire.
Soltanto adesso ripenso con terrore,
d’averti dato ogni mio istante,
d’avere perso con te tutte le ore
spese per farti diventar la mia amante.
E, che dire, sei stata anche laconica.
La tua stanchezza avrei dovuto intuire,
messaggio affidasti a posta elettronica
le cose, tu si, le puoi mandare a dire.
Certo son stato buono, non mentire,
ho sol taciuto e t’ho lasciata andare,
sicuramente non vorrei sentirmi dire
che m’hai lasciato e ti sto pure a…scassare.
Va bene me ne torno al mio angolino,
mi lecco le ferite e più non parlo,
mi bevo, astemio, un bicchier di vino,
cerco di far tacere questo tarlo.
Chissà che non sia ver proverbio antico,
quello che dica Amor che va e viene,
spero che torni a me
se penserai che questo ancora ti conviene.
Se mi hai lasciato non temo d’impazzire !
Ti amo ancora, questo è un altro affare,
ma non mi sento ancora di morire.
Soltanto adesso ripenso con terrore,
d’averti dato ogni mio istante,
d’avere perso con te tutte le ore
spese per farti diventar la mia amante.
E, che dire, sei stata anche laconica.
La tua stanchezza avrei dovuto intuire,
messaggio affidasti a posta elettronica
le cose, tu si, le puoi mandare a dire.
Certo son stato buono, non mentire,
ho sol taciuto e t’ho lasciata andare,
sicuramente non vorrei sentirmi dire
che m’hai lasciato e ti sto pure a…scassare.
Va bene me ne torno al mio angolino,
mi lecco le ferite e più non parlo,
mi bevo, astemio, un bicchier di vino,
cerco di far tacere questo tarlo.
Chissà che non sia ver proverbio antico,
quello che dica Amor che va e viene,
spero che torni a me
se penserai che questo ancora ti conviene.
A volte penso
ai migliori
che muoiono
giovani
ed altri che non lo sono
non muoiono mai
come uomini abbandonati
a destini stanchi
A volte mi domando
se è giusto tutto questo
in un'atmosfera
appesantita
dalle troppe prigioni
di un vivere spento
per i più sfortunati
innamorati
ma senza punti
di riferimento
nelle accese sintonie
di esseri ingordi
affamati delle luci













