DI VENTO 
è IL MIO CUORE 
SENZA TE,
E DI TE 
SEMPRE INNAMORATO.


HO ACCESO 
ANCHE UN GRANDE FUOCO,
PER BRUCIARE 
LE  PAROLE 
CHE TI HO SCRITTO.
LE PIù ALTE,
AVEVO SCELTO.


HO SPERATO
IN QUELLA FIAMMA,
CHE BRUCIASSE IL MIO SENTIRE.
MA IL DEMONE DELL'EROS,
CHE FELICE ALBERGA IN ME,
NON BRUCIA, NON FINISCE,
NON MI LASCIA.

COSI',
HO ANCHE PREGATO:
STA' TRANQUILLO CUORE MIO,
TRANQUILLO,
VECCHIO CAVALLO
SEMPRE IN GALOPPO.

DISTENDITI, RASSEGNATI,
SON SBARRATE 
LE VIE DELL'AMORE!!!


NON C'è SOLE, NON C'è FUOCO
CHE POSSA PIù SCALDARTI.
SOLO IL VENTO,
SOFFIA FORTE
SU GIORNATE CONFUSE 
ED AFFANNATE.


MA IL DEMONE
IMPAZZISCE E 
FORTE INCALZA ,
 MI  RIACCENDE 
E FORTISSIMO MI PARLA.

NON  CAPISCI:
TU SEI AMORE...
E AMOR T'ATTENDE 
E ANCOR D'AMAR
TI SPETTA. 

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Profilo Autore: Hera  

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E poi quiete nel tuo viso
Adesso puoi ridere piangendo
Hanno levato il ghigno della comprensione
Dal loro essere normale

E poi l’alba nel tuo cuore
Gia ti vedi come alianti inesplorati
Nel palpito del domani
Nel tuo essere normale

E poi un tratto di sgomento
Quando hai fermato il tuo tempo
Con l’arroganza di chi spera
Nel proprio essere normale

E poi un pomeriggio ancora
Per non sdrucire le occasioni
Con la forza che hai nel tuo ideale
In Quel tuo essere normale

E poi aver coraggio d’aver paura
Tra i fiori di maggio e le piogge di novembre
Con il desiderio di un giorno migliore
Nel tuo essere normale

E poi i viali d’incenso e fuochi
Con il cantare delle bombe
Sotto i cingoli dei carri armati
Nel tuo sogno di essere normale
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Profilo Autore: fgl  

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Si allunga sulla strada
la mia ombra
questa sera
complici flash di lampioni
e sguardi di luna

Avvolta nei miei passi
mi spingo verso il mare
e a  riva
inciampo nella brezza fresca
che soffia sulla mia tempesta
strappandomi fardelli
a lungo trattenuti
dolori mai sopiti
e stropicciandomi veli di ricordi 
mai abbandonati
 
Respira forte
il mare
questa sera

È aspro l’odore di salsedine
che mi graffia la gola

Il mio pianto si nasconde
nel grido delle onde

Si placa la mia sete

Le stelle accendono i miei occhi
e la mia anima sa di paradiso



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Profilo Autore: Giovanna Vecchio  

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Finiremo nel vento 
a ricercare il granello di sabbia
sfuggito al mare
e restituito dall'onda 
tutte le volte che la marea 
si lascia accalappiare dalla luna.

E tra le onde virtuali
mi perdo come polvere
riflesso da quel raggio
che sembra colpire la terra
ma rimane alla ricerca
di quel naufrago granello di mare.



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Profilo Autore: Francesco Paolo Catanzaro  

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Si increspa il raggio di luna

Sulla tua fronte

Orizzonte aperto per i miei baci

Soffio

Gli ultimi

Finchè il mantello

Li veste di buio

E si fa caldo

Sotto il ciglio caldo

Della tua mano

Sul mio seno


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Profilo Autore: daniela marculet  

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Il vento ora
scompiglia le foglie.

Avrei potuto cogliere
genziane e primule 
lungo i sentieri 
accanto alle farfalle

 peonie e margherite 
tra i ronzii dei calabroni
 nella risalita .

Ora ascolto il fiume
che invola
uno stormo di tordi .

Una
luce sottile
s
ussurra 
tra i rami echi sordi.
 
E 
quando il sole
s'accorda con i monti

lascia intatti
i lampioni 
alle stelle 
mi scosto 
perchè
piove polvere di poesia.



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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Mi è successa
una canzone di De Andrè
mentre succedeva
non me ne sono accorto.

Il perduto amor
che stracciava capelli
le vogliae carezze
a piccole dosi di tenerezza.

Mi è successa
una canzone di De Andrè
mentre succedeva
non l'ho pensato.

È stata la prima,
incontrata in strada,
ricoperta d'oro
per un bacio mezzo dato.

Mi è successa
una canzone di De Andrè
ora lo so.
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Profilo Autore: Demonius  

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Sono d’accordo con Oriana Fallaci quando sostiene che puoi vivere con un tale per vent’anni e considerarlo un estraneo mentre puoi condividere venti minuti con un altro e portartelo dentro per tutta la vita. Ritengo che questo possa valere per tutti. Può capitare a tutti, fatalmente, d’incontrare una simile persona, anzi ne sono quasi sicuro anche se, poi, se ne disciplina la presenza stabile nel nostro mondo. Personalmente ho avuto la fortuna di “sbatterci il grugno” nel momento in cui la mia stabilità sentimentale non era in dubbio o in crisi. Ne sono uscito così com’ero entrato, naturalmente, senza molte ferite o lacerazioni. Dirò di più. Alla fine ho assaporato meglio la stabilità nel rapporto con mia moglie. Però…però non l’ho mai dimenticata. Non potevo, non volevo, non riuscirò mai a dimenticarla, probabilmente per l’intensità con cui l’ho vissuta. In breve tempo era riuscita a tirar fuori da me tutto ciò che di recondito risiedeva inascoltato o forzatamente represso. Anche lei avrebbe sposato un’altro uomo, ma quello che ci univa travalicava, senza nemmeno accorgersi di farlo, ogni convenzione. Era amore puro. Come l’acido non diluito. Devastante e non contrastabile al punto da farci dimenticare, senza rimorsi, dei percorsi che stavamo compiendo nella vita di ogni giorno. Non era nemmeno un amore passionale sensu stricto, perché attraverso la passione alimentavamo un sentimento che non ha nome e residenze terrene. Tutto questo nella più grande semplicità e serenità che illustri studiosi chiamano follia. Ripeto, finì così com’era nata, sepolta da mille ricordi, nella parte migliore del nostro cuore. Tuttavia certi amori fanno lunghi giri e poi tornano. Non me lo auguravo, non me lo auguro nemmeno stasera serata finale di una tre giorni di incontri medici. Buffet e danze di contorno. Non ci dovevo venire. Ho fatto una cortesia ad un amico cardiologo, organizzatore del convegno, che mi aveva chiesto amichevolmente di…far numero. Mia moglie rimane a casa, nemica delle serate mondane a preferisce il suo solito rosario serale come anticipazione di un buon sonno che le faccia recuperare energie. Prendo qualcosa da bere e mi apposto vicino all’uscita pronto a raggiungere, appena possibile, “la dormiente”. Mi appoggio ad una balaustra dell’ampio locale ormai, fortunatamente per il mio amico, gremito di gente. Bella gente, a dire il vero. Nomi altisonanti della medicina e dame di carità, accidenti a loro…alle dame di carità, dico, che hanno impoverito, all’entrata, il mio portafoglio. Improvvisamente la porta si aprì e un lampo di luce sembrò colpirmi. Non ci posso credere ! E’ lei ! Col marito. Che novità !  Sono medici entrambi ! Il mio sguardo è fisso su di lei. Si gira, finalmente. Mi vede. Ha gli occhi incollati su di me. Sono inebetito. Segue il marito al loro tavolo, ma non stacca lo sguardo un attimo da me. Bevo. Ne prendo un altro. Gino il barman mi guarda scandalizzato. Io nemmeno lo vedo. Comincio a girare tra i tavoli. Qualcuno mi tira per la giacca, ma faccio finta di non aver sentito. Arrivo al suo tavolo. Erano seduti col fior fiore dei baroni della medicina presenti quella sera. Sentii che parlavano, inevitabilmente, dei vari problemi di cui si era discusso al convegno. I miei capelli grigi sono un buon alibi. Mi avvicino e le chiedo se vuole ballare. Col sorriso compiacente del marito, si alza e va avanti mentre io la seguo. Ballare ? Un dono del Signore e non fa per me. Stasera, tuttavia, mi sento un po’ Don Lurio. Infine l’abbraccio e in questo non ho bisogno di somigliare a nessuno, sono proprio bravo. Lei aderisce a me senza essere per nulla condizionata dalla presenza del marito. Ho un nodo allo stomaco pensando che, forse, questi momenti non torneranno più. Lei mi sussurra le parole più belle che qualcuno mi abbia dedicato. Ma, mi accorgo che anche io faccio altrettanto con lei. Poi mi confessa che era stata lei a chiedere al mio amico cardiologo di invitarmi. Rido, sono felice. La musica incalza e quando diventa troppo moderna per noi, mi invita ad accompagnarla in giardino. Le ricordo il marito. Ride, mi afferra la mano e quasi mi trascina. Troviamo una panchina vuota in un posto poco illuminato. Ci sediamo sempre tenendoci per mano. Mi porge le sue labbra, la bacio appassionatamente ed in breve sento che la pressione sale. Non mi scoraggio tanto a pochi passi ci saranno circa duecento medici. Mi ferma lei. Il viso arrossato la faceva più bella. Con quello sguardo mi fa capire che anche lei sarebbe disposta a…ma non si può. Mi rassegno e le tengo la mano teneramente. Restiamo così, a guardarci, senza fare o dire nulla. Parlavano i nostri occhi. Credo che si possono chiudere gli occhi le orecchie e non vedere o sentire nulla ma il cuore non si può chiudere e non ascoltare i suoi palpiti. D’un tratto una voce perentoria scandisce il suo nome. E’ suo marito. Già immagino di dover affrontare un duello ed invece lei, con molto savoir faire, mi presenta al marito come un vecchio compagno d’università. Imbarazzato invento una scusa per cui devo andare a casa. Lei mi lascia un bacio sulla guancia, il marito mi stringe la mano calorosamente. Io scappo !

Rientro a casa e, per non far rumore, tolgo le scarpe ed avanzo con estrema cautela. Mannaggia a me! Sbatto contro una sedia e provoco  un sonoro frastuono.

·         Che combini ? Ti sei fatto male ? – chiede assonnata mia moglie. –

·         No…ahia…tutto a posto, tutto a posto, scusami.

·         Com’è andata ? Ce n’era gente ? Ti sei divertito ?

·         Si, è filato tutto liscio, ma non mi sono divertito. Sempre a parlare di medicina….

Quando vado sotto le coperte, lei si stringe a me. Stranamente, non mi sento colpevole.

·         Furbacchione, mi hai forse tradito con qualche medico affascinante ?

·         No, amò, non t’ho tradita, non potrei, ti voglio troppo bene. Dimmi, secondo te, si può amare da impazzire due donne alla mia veneranda età ?

·         Ma…a te, i dubbi amletici, ti prendono solo a quest’ora della notte ?

·         Scusami, sono solo “impazzito”.

·         Ti sei innamorato ?

·         Di te, amò, solo di te. Svegliami alle sette.
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Profilo Autore: Bronson  

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Torto lo scavo s’inabissa il dissimile
la deriva dal polso che cola graffi
sull’equilibrio d’elsa divina timida di luce.
L’antro gracile dall’aspetto fatale
traccia disperato l’intimo respiro
l’infecondo urlo, alba del suo soglio.
Torna indietro! Urla il destino! Straccia il foglio
sposa l’angoscia in punta del suo tempo.
Fa' che il bianco abbracci il corpo d’abisso!
Mani serpenti alla fine del baratro
promettono tenerezza denudata d’orrore
Sussurra: “Io ti salverò!” il cuore vergine d’amore.
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

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Un concorso sulla Pace... mi dicono.
Perchè? chiedo.
Per combattere la guerra! mi rispondono.

Ed ecco
le binchissime colombe
dai voli deliziosi,
i grandi girotondi,
tutti mano nella mano.

Ma l'incanto 
dura poco,
poiche' gia' sento
l'urlo della bomba
che uccide l'innocente.


E ancora:
un pugno, uno sputo,
uno schiaffo,
poi l'offesa, la vendetta,
l'egoismo,
la ferocia allucinante
di esseri non più umani.


E' il Cristo
che è deriso,
bendato, incatenato.

Eppur, su quelle croce,
abbiamo letto bene
l'importanza del perdono!

O Forse...
.
Per concorrere alla pace, 
do' un compito speciale:
rivedere, ammirare,VENERARE,
le infinite pagine
di quel SACRO esempio.


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Profilo Autore: Hera  

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oggi eri poesia in prosa,
ho spostato i tuoi capelli
e assaporato la tua foga.
Appoggi la testa perchè sei stanco
lasciando sempre più sfumato
il confine tra nero e bianco.
Se baciassi le tue mani
e ti dessi un nuovo colore,
scanseresti i tuoi rami,
mi mostreresti le tue chiome?
Lasciami entrare,
e lo chiedo come favore,
nel tuo mondo
che voglio conoscere ogni tuo sapore.

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Profilo Autore: lorenzo  

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Grida il tuo dolore
fertile, arida, amata Terra;
antica e sempiterna
madre e matrigna,
altruista e incompresa,
sfregiata alle radici
nel corpo e nell'anima:

la tua ribellione è giunta!

Alza la voce ora
senza colpo ferire,
vivi con l'umanità che sfami
l'armonia del Creato;
che l'uomo sia
riconoscente e degno
della tua benevolenza.
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Profilo Autore: Sergio Camellini  

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Hanno tante ombre
questi tuoi nomi
disciolti come neve
al chiarore di un'aurora boreale,

hanno i contorni
di un viso disperso
nell'ultima guerra
tra aspri sentieri di montagna,
nel rifugio di un aggettivo
contario alla tua voglia di vivere.

Lassù, tra i canti
di ebbrezza
e le folate di vento amico
hai forgiato la tua immagine
di nube mattutina,
al riparo da ogni scupoloso inganno.

C'è tanto freddo lassù,
ma è pur sempre preferibile
al calore di anime accalcate
tra gli attriti di questo giorno ostile.

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Profilo Autore: paolo di cristofaro  

Questo autore ha pubblicato 261 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Lunedì mattina da tregenda. Dopo una domenica trascorsa fra le rocce e l’umidità del fiume con la mia nuova canna da pesca, il portone del mio studio mi sembrava la bocca di un antro soffocante.

Aprii malvolentieri la porta d’ingresso dello studio legale, di cui sono indegno titolare, che ancora avevo negli occhi lo sciabolare, nella bruma mattutina, del filo di nailon che tratteneva le mie sacre esche. Ero convinto di essere arrivato per primo ed invece, il mio apparire, troncò un cicaleccio inusitato nella sala d’aspetto. Avevo dimenticato che, in quel giorno, c’erano i colloqui per l’assunzione di un/a segretario collaboratore, poiché l’attuale sarebbe andata a breve in pensione! Questo non fece altro che aumentare il mio malumore per quell’inizio settimana. Tuttavia sono un lavoratore indefesso, per cui mi armai di buona volontà ed entrai nel mio studio per iniziare la mia giornata lavorativa. Avevo tutto il tempo che volevo e se non bastava ne avrei usato dell’altro. Vivo da solo, mai sposato né fidanzato ed ormai le mie sessanta primavere, mi fanno presagire che manterrò questo stato per sempre. Le donne mi piacciono tanto, nonostante possa sembrare il contrario e nella mia vita ne ho conosciute tante, senza che però arrivassi ad amarne compiutamente nessuna. Si, in effetti una c’è stata, Luisa, aveva gravitato attorno alla mia vita proprio nel momento del mio gran lancio nel mondo degli azzeccagarbugli. Ero stato convocato negli States da uno dei più grandi uffici legali, per ricevere l’incarico di seguire un procedimento che si sarebbe svolto in Italia. Era un grosso attestato di stima, che un giovane avvocato rampante, non poteva rifiutare. Sarei stato proiettato nell’elite della giurisprudenza mondiale e, anche a costo di notevoli sacrifici, non potevo rinunziarvi. Avrei dovuto, necessariamente, sacrificare del tempo a chi mi stava vicino e questo lei lo capì, cosicché, quando tornai, non la trovai più. All’epoca io ero sistemato bene perché viveva ancora la mia mamma con cui stavo bene e che non mi faceva mancare niente. Solo…solo quando avevo le mie avventure, ero costretto ad affittare “un dolce nido d’amore” dove sollazzarmi, altrimenti, mia madre, mi avrebbe pianificato anche quello ! Un mammone, insomma. Con Luisa, però, era stato diverso. Mi incontravo con lei in un appartamentino ammobiliato, in periferia. Lì facevamo l’amore ma, nello stesso tempo, costruivamo i progetti per un futuro da vivere assieme. Per sempre. Chissà perché ci vuole poco a far svanire certi sogni. Lasciare discorsi a metà non è mai bello, ma è ancora più brutto non conoscerne i motivi. Sic transit gloria mundi !

Feci entrare il primo candidato e iniziai la mia giornata. Al sesto ero già stordito e svagato ed ebbi bisogno di un buon caffè. Lo avevo appena sorbito che la porta si aprì sul settimo o meglio sulla settima aspirante. Una donna di bell’aspetto, vestita sobriamente, il portamento deciso di chi sa cosa deve fare. Dopo avermi stretto la mano si sedette ed io l’osservai con più attenzione. Mi dava l’impressione che, nei suoi tratti somatici, ci fosse qualcosa di familiare ma, pur sforzandomi, non riuscii ad associarla ad alcuno. Eppure…quel volto somigliava…somigliava… e poi, quello sguardo penetrante e costantemente fisso, sembrava penetrarmi fino a dentro. I ruoli si erano invertiti, a quel punto. Quasi che fossi io a cercare lavoro e non lei ! Non voleva provocare nessuna reazione, quello sguardo. Era come se lei volesse interrogarmi, al di la del colloquio, su qualcosa di mio. Non so se per difesa divenni professionale al massimo, quasi fossi stato in tribunale, dove, mi dicono, sembri un mastino quando interrogo. Alla fine del colloquio avevo già deciso, il posto era suo. In fondo era anche laureata in legge e si esprimeva con proprietà di linguaggio, denotando un grande carattere. Poteva essere di grande aiuto. Così, dopo qualche giorno me la trovai ad orbitare attorno alla mia scrivania, con competenza e autorevolezza. C’era, tuttavia, da tenere in conto quella familiarità del suo volto e la curiosità di quello sguardo che, diciamola tutta, m’indispettiva un po’, nella misura in cui non ne capivo le motivazioni. Però, tutto migliorò nello studio con la sua presenza. Aumentò anche il mio tempo libero, cosa strana. A trarne beneficio non fui solamente io ma anche il negozietto dove acquistavo le esche, perché ne diventai un assiduo compratore. Potei ricominciare a seguire la coppa dei campioni, in tv, sicuro che la segretaria-collega non avrebbe permesso che fossi disturbato, di sicuro. Fui smentito solo una volta. Mentre sistemavo la bottiglia del mio cognac preferito e gli immancabili pop corn sul tavolino posto di fronte alla tv, squillò il telefono. “Ahi”, pensai, non prima di aver imprecato. Rispondo controvoglia. Le parole che ascoltai non furono molte, anzi mi bastò il semplice “Pronto ?” per dare un nome alla voce al di là della cornetta. Ero nello stato di chi, come racconta molta letteratura, trovandosi in fin di vita, vede scorrere questa come un film. La mia modesta vita era costituita da diversi episodi ma di un solo nome fino ad allora. Questo nome era Luisa.

  • Luisa ! – gridai incredulo ! –
  • Guido, non credevo che potessi riconoscermi dalla prima parola che ho pronunziato !
  • Come avrei potuto non riconoscerti tu…tu…io….io
  • Ahahah, tutto mi sarei aspettata tranne che parlare con un avvocato balbuziente. Stai pure calmo e vedrai che sei in grado di esplicare il tuo pensiero. – disse la donna con fare sornione –
  • Luisa, Luisa, Luisa. Questa non è balbuzie è gioia, una grande, immensa gioia. Risentirti mi porta indietro con gli anni e riapre un periodo felice e doloroso nello stesso tempo. Cosa posso fare per te, chiedimi tutto quel che vuoi.
  • Nulla. Non voglio nulla, solo ringraziarti per aver assunto mia figlia. Te lo dovevo.
  • Ma io non ho assunto….non ricordo, almeno….
  • Sei proprio invecchiato. Da ospizio, direi. Ma se l’hai assunta non più di due settimane fa! Si vede che siete uno studio importante, di quelli che assumono personale ogni giorno. Sto parlando di Marilù, Marilù Corbelli, la nuova praticante e tua personale segretaria.
Che rincitrullito che sono ! Ma certo ! Il cognome che mi aveva dato la ragazza, avrebbe dovuto ricordarmi qualcosa. Mi ripresi subito.

  • Dai non essere cattiva, proprio da ospizio non sono anche se, a breve, mi ci porteranno con la forza. Ma niente ringraziamenti. Non bastano ! Mi devi una cena, se solo vorrai essere mia ospite.
  • Potrei denunziarti, lo sai ? Ma costi poco, anzi, niente, visto che vuoi pagare tu. Mi sacrificherò, allora, purché, al ristorante tu non debba usare il bavaglione, vista l’età !
  • Non pensare a me. Tu, piuttosto. Vedi se riesci ad essere più bella del solito, sarai rimasta, mica, lo scorfanetto di tanti anni fa ? Ci vediamo domani alle 21.
Riattaccai soddisfatto, che dico, felice. Mi sembrava di aver fatto gol anch’io come….accidenti, la partita, l’avevo dimenticata proprio mentre la mia squadra faceva gol. Che mi frega, mi dissi, il mio vale più di un euro gol ! Presi il fascicolo  che riguardava la mia nuova assunta, così, per rileggerlo meglio, la curiosità cominciava ad assillarmi. Diedi uno sguardo alla sua età, 25 anni, alle sue note e tutto sembrava a posto. Si, lo era. Ottimi voti. Un momento. Era nata venticinque anni fa…proprio l’anno seguente in cui Luisa mi aveva lasciato, sparendo. Strano, mi sarei accorta se fosse stata incinta ! E poi di chi se stavamo assieme già da un paio d’anni. Un brivido mi percorse la schiena. L’immagine della ragazza con quello sguardo interrogativo stampato sul volto, mi perseguitava. Una folle idea mi ronzava per la testa ma non osavo darle un significato. L’indomani avrei chiarito tutto. Si, ma intanto avrei dovuto dormire, quella notte, e le premesse non erano buone. Arrivai all’appuntamento con Luisa qualche attimo prima. Giusto il tempo di far aggiungere una rosa al posto che avrebbe occupato in tavola. Il ristorantino era sempre lo stesso. Quello che avevamo usato spesso quasi trent’anni prima. Pulito, discreto, caloroso, accogliente, insomma. Della luce avrebbero potuto farne a meno. Bastava quella che emanava la mia ex, quando entrò. Era di poco più giovane di me ma era rimasta splendida. Solo qualche traccia del tempo che scorre  segnava il suo viso, naturalmente, il resto era rimasto intatto nella sua bellezza. Mi guardò, rise ed infine si diresse verso di me. Rimasi, per un attimo, abbagliato da quella figura che mi veniva incontro. Le baciai la mano ma lei volle abbracciarmi…e baciarmi sulle guance. Il tocco delle sue labbra calde non mi fu indifferente. La feci accomodare e le diedi la rosa.

  • Sono sbalordita ! Mi accogli con lo smoking e con una rosa. Non ti riconosco più ! Non riconosco più il giovane neolaureato, quasi squattrinato, che vestiva casuals e che mi offriva sempre dei ciclamini, mentre ora siamo alle rose. – disse continuando a ridere di gusto -.
  • Quando abbiamo cenato qui l’ultima volta ? Circa venticinque anni fa ? – risposi io, mescendo un vinello bianco come aperitivo. – Tra altri venticinque sarò costretto a trovare un trono, per farti sedere se continui ad essere così bella.
  • Già, come passa il tempo ! Dimmi, sei sposato ? Quanti figli hai ?
  • Tu pensi che avrei mai potuto sposarmi, dopo l’errore che ho commesso con te ? Perderti per la mia carriera è stato l’errore più grande che potessi commettere. Quando sei giovane si affronta tutto con molta superficialità. Io ho amato ed amo solo te, che tu ci creda o no. Piuttosto tu, ti sei sposata ed hai avuto anche una figlia. A proposito, mi sto arrovellando il cervello per capire come mai porta il tuo cognome e non quello di tuo marito…
Evidentemente avevo toccato un tasto dolente perché nei suoi occhi scese tanta malinconia.

  • Non sono sposata. Mia figlia ? Errori di gioventù !
Aveva fatto in fretta a commettere un errore di gioventù così grave, compiuto mentre ancora stava con me ! Infatti la figlia era nata appena sette mesi dopo che ci eravamo lasciati. Questi, tuttavia, non erano fatti miei…o si! In fondo mi aveva preso in giro. Solo adesso cominciavo a capire qualcosa sul perché fosse scomparsa così misteriosamente. Però…però io sono avvocato ed anche un po’ investigatore se vogliamo. Non sono nemmeno l’ultimo arrivato o uno sprovveduto, qualcosa non tornava. Decisi di andare a fondo, con molto tatto.

  • Avevo capito che eri stanca di me, per il poco tempo che ti dedicavo. Anche se….a nessuno fa piacere scoprire di essere stato tradito.
  • Parliamo d’altro.
  • Avresti potuto dirmelo prima –proseguii imperterrito – anziché….
  • Anziché, cosa ? – le sue guance si riempirono di porpora, sembrava una leonessa ferita, ora - Ti ho sempre amato, più della mia vita, ti ho rispettato prima, durante e dopo la nostra relazione. Se mi sono allontanata è stato solo per darti la possibilità di raggiungere gli obiettivi che desideravi, io…
  • Tu, però, tralasci un particolare importante e che particolare : tua figlia !
A quel punto, sentii che stavo per infuriarmi davvero. Ero, sono innamorato di lei  Mi aveva offeso, aveva offeso il nostro amore, quello che nel mio cuore avrei voluto si rinnovasse quello stesso istante. Ma, ormai, sapevo la verità e non volevo trovarne altre…a meno che…a meno che…Dio quanto sono stato sciocco, cieco. Dovevo capirlo, subito, era stato così chiaro dall’inizio. Solo che, io, principe del foro, professionista ammirato e stimato non avevo voluto vedere ciò che era di un’evidenza marchiana. La guardai e lei guardò me, mentre una lacrima faceva capolino ai lati dei suoi occhi, disastrando il pur tenue trucco.

  • Mia figlia, Marilù è MIA figlia ! – dissi quasi gridando –
Mi risposero solo dei singhiozzi trattenuti a stento e la sua mano che prendeva la mia. Sembrava tutto un deja vu per me che in carriera ne avevo viste situazioni del genere , in abbondanza direi. Tuttavia, questa volta, toccava a me e Marilù era MIA figlia. Mi ripresi, ripresi il contegno che mi era sfuggito, chiamo il cameriere a voce alta, perché tutti sentissero. “Champagne per tutti” ordinai, quindi feci distribuire i dolci destinati al ristorante a tutti gli avventori. Qualcuno mi chiese cosa festeggiassi, ”una figlia” rispondevo, “ho avuto una figlia”. I volti dei commensali erano quasi increduli per via dei miei capelli bianchi, ma non me ne ebbi. Anzi.

L’indomani arrivai  per primo allo studio. Fremevo nell’attesa di poter dire, a quella ragazza , che era mia figlia, anche se, pensai, la madre mi avrebbe rovinato la sorpresa. Ero ansioso, smanioso, sembravo uno scolaretto prima della recita di Natale. Finalmente, un tocco alla porta del mio studio, mi annunciò il suo arrivo. Avrei voluto precipitarmi alla porta, ma le gambe erano vuote e lo feci con molta difficoltà. Non le diedi nemmeno il tempo di fare un passo verso l’interno che l’abbracciai, la strinsi, la accarezzai mentre, dentro di me, l’emozione, la commozione avevano preso il sopravvento. Dopo i primi attimi di confusione, lei, garbatamente ma decisamente mi respinse. Restai deluso e titubante. Ancora quel maledettissimo sguardo interrogativo aleggiava nei suoi occhi insieme a un malcelato sdegno per il mio comportamento. Capii che la madre non le aveva detto nulla ! D’altra parte, la sera precedente, eravamo rientrati molto tardi, quindi era probabile che non si fossero parlate. Le presi le mani, che ricevetti non senza qualche riluttanza da parte sua. Chissà cosa si starà chiedendo, mi dissi. Forse pensava che suo padre, perché lei sapeva che io ero suo padre, me lo aveva confessato Luisa, fosse il classico datore di lavoro che si approfitta delle subordinate. La guardai e sorrisi.

  • Sei mia figlia, capisci ? – dissi io con un groppone in gola – Non dovrai più fingere da ora in poi. Voglio che tu capisca che tutto cambierà nei nostri rapporti. Abbiamo rinunziato entrambi a troppe cose che avrebbero rivoluzionato la nostra vita ed ora dobbiamo riprendercele. Con gli interessi magari. Voglio solo spiegarti come si è arrivati a tutto questo. Ha ragione tua madre quando afferma che io ero un giovane tutto dedito a far carriera, tanto che, quando tua madre scomparve, non la cercai come avrei dovuto, obnubilato dall’ossessione di portare avanti i miei progetti. Tuttavia l’amavo, l’amo ancora con pari intensità. Luisa ha ritenuto di dover allontanarsi da me per lasciar spazio alle mie ambizioni e non crearmi problemi con la sua gravidanza. Questo giudizio è la sola cosa che le rimprovero. Non mi ha valutato bene. Io non sono così. Per un figlio voluto o non voluto avrei lasciato tutto, volentieri. Forse, lei, non voleva che ciò accadesse. Purtroppo questi nostri errori, non voluti, sono ricaduti su di te. Te ne chiedo scusa e sono pronto a farne ammenda…per amore filiale.
Bastarono queste poche, striminzite parole, dette col cuore, sentite, a far cambiare espressione a quello sguardo che mi aveva tanto infastidito. Non lo speravo, ma lei mi gettò le braccia al collo piangendo. Le stetti dietro…con le lacrime, fino a quando esaurimmo i fazzolettini ! Poi, ancora la mano nella mano, le chiesi di accompagnarmi a casa sua. Dovevamo prendere la sua roba e quella di sua madre perché si sarebbero trasferiti a casa mia. Ci aspettava una nuova vita. Insieme.
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Profilo Autore: Bronson  

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Nuoce ‘no spìffero

giunto a n’Autorità…

Forte il sol forte?







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Verseggio (Stile metrico haiku 5-7-5) nato dalla lettura di un pensiero del celebre scrittore e aforista francese del 1700 Sébastien-Roch Nicolas da Chamfort:

“Spesso si lascia in pace chi ha appiccato l'incendio e si castiga chi ne ha dato l'allarme”.
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Profilo Autore: Rocco Michele LETTINI  

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