Sono la stanchezza delle cose morte,
l'arancio cardinale che sbava nel bianco
sui gusci delle mitre
e di qualche altra conchiglia di Somalia.
Voi mi fate compagnia,
come potete,
chi sei, per me,
esce ancora la vostra polverina,
ne usciva molle un piede
come di gelatina,
che ci portava al mare.
dove respiro il tuo ricordo,
perso nei labirinti dell'anima
dove ancora disperato ti cerco
Tracce di poesia
quando mi vesto del tuo profumo
che ancora mi riempie la mente
della tua accecante immagine.
Tracce di poesia
dietro quella porta chiusa
dove anche il tempo ormai si ferma
nell'infinita attesa del tuo ritorno.
l'ho gia' letto nei tuoi occhi.
Non piangere adesso,mi renderesti
essere inutile.
Vuoi regalarmi delle lacrime che io
ho versato per te.
All'ombra di un piccolo giardino
dinanzi a un tavolino che sa tutto di te.
L'angoscia padrona memore dell'ironia
che vuol sopraffarla,
si camuffa da serenita'.
Ho gia' in tasca le tue parole.
Sono gia' oro e argento
per il fidato custode.
sul marciapiede
come ridicoli
rintocchi di campana.
Il tramonto viola
galleggia sulla collina
e spande immotivati dolori
nelle cerimonie del mio smarrimento.
Tulipani rossi e gialli
come pagliacci
di un circo inesistente
mi strappano sorrisi.
Chiedo alla vita
di non togliermi il sole,
chiedo alla vita
di non togliermi la speranza.
il sole.
Attraverso la piccola finestra
del soffitto
entrando rifletteva con i suoi raggi
l’ardore
dei corpi uniti nell’abbraccio
antico.
Due corpi avvinti che creavano
un attimo
di perfetta immobilità nello spazio
tempo.
Istante vivo, reale, immutabile,
un atomo
di vita cristallino, la luce
d’un momento.
I nostri colori
Qualcuno ha visto i colori
fasci di luce intrisi di smalto
qualcuno capisce quello che dico
io sto dando di matto...
ci sono colori , nei fogli.. ovunque
nei pianti, nei cieli cobalto
qualcuno li ha rubati su, dunque
... parlate il mondo era distratto...
ridate colori alle voglie
andate, alzatevi in piedi
nelle vostre mani, pennelli, io voglio
in alto le teste, andatene fieri
al mondo ci sono colori
che nascono anche con le parole
facciamo fatica a vederli da fuori
ma nella poesia...sono alla luce del sole
sorridi, due parole, siamo più vicini
mi guardi, ora giochi, siamo due bambini
ti inseguo, ti fermi, siamo bocca e bocca
mi guardi, mi spogli, butti via la giacca
i corpi, denudati, uno contro l'altro
le mani, si cercano, gli sguardi vanno in alto
è un ballo, un lento, un fuoco dentro
ti sento, che scivoli, sotto il mio mento
... capelli, di mezzo, un gran da fare
scintille, su di un prato, di mezze parole
rotoliamo, in una sedia, e poi fino in terra
ora vince la pace, ora cos'è la guerra
muti e pieni, dei nostri corpi
dalla testa ai piedi morti, vivi sotto i colpi
continui, delicati e forti dell'aversi
come fuochi d'artificio nel cielo sparsi
respiro i veleni del mondo
assaggio l’amaro grano
di vite piegate
bevo acqua impura
di indubbia natura
ascolto il coro rabbioso
di tanta povera gente.
Osservo i “signori”
servitori di ingiustizia
beffa degli indifesi.
Gioco al massacro.
La Chiesa predica
in nome di chi?
La terra fibrilla,
il cielo si oscura
la natura implora.
Indifferenza del potere
involuzione dell’uomo
vittima
del proprio decesso.
una lacrima calda
che scende solcando
le guance arrossate
la piega del labbro
s’atteggia al rovescio
e gli occhi si bagnano
d’altra rugiada,
nell’anima scoppia
un tumulto insicuro
di vivere altrove
lontano da tutto
nell’attimo eterno
di un altro universo.
Allora ti accorgi
che lacrime ed anima
sono in simbiosi
col riso e col pianto
con tutte le gioie
e i dolori del mondo.
giaceva sul terreno fangoso.
Le zampe irrigidite puntavano il cielo
intristito da nubi minacciose.
Maestoso e placido, il leone si riposava
fra un boccone e l'altro.
Intorno, a debita distanza,
facevano cerchio gli avvoltoi affamati,
in attesa che il re, sazio, s'allontanasse.
Tutto era immobile, il dramma era già avvenuto.
La scenografia era magnifica, ripide mura rocciose
racchiudevano il grande cratere di Ngorongoro
e tutta la vita crudele e cinica che vi si svolgeva.
...Nel Eden, quando Dio creò il mondo,
questa violenza sanguinaria esisteva già,
gli animali non furono creati immortali
e già uccidevano e si cibavano degli altri animali.
Sin dal primo momento, Dio creò il concetto di uccisione,
di sofferenza, di terrore, di astuzia nella caccia e nella fuga.
L'uomo lo creò diverso, immortale e intelligente,
ma già sapeva, nella sua onniscienza
che sarebbe divenuto come gli altri animali.
Non è per qualche ragione
che Dio ha fatto ciò che ha fatto,
nel modo in cui lo ha fatto,
perché Dio non ha ragioni da seguire,
che lo limiterebbero nella sua onnipotenza.
Lo ha fatto e basta...
Il leone si alzò, si avvicino alla carcassa,
ne strappò con violenza un brandello di carne
lo triturò con le mascelle poderose, e lo inghiottì.
Gli avvoltoi rimasero immobili, in attesa.
ma ho compreso
è stato tutto un equivoco
del cuore nato dalla sofferenza
nel vederti cosi cambiato
emaciato e stanco
Quando ti salutavo
e li nella sterile rianimazione
ti lasciavo perso nei pensieri tuoi
perso nel tempo paralizzato
da non poter distinguere
il giorno dalla notte,
respiravo il grigio scuro
della situazione
catapultata in una catalessi
di paura e morte
Oggi mi hai sorriso
carezze sul viso ed un abbraccio
ti ho dato tanti piccoli baci
ho posato sulla tua fronte sudata
abbiamo anche scherzato
mi prendevi in giro
come da sempre fai
amorevolmente
un gioco solo nostro
che da anni portiamo avanti
Oggi ti ho lasciato
col sorriso ed il sorriso
mi son portata nel cuore
non vi era il grigio scuro
ma la luce tua amore
che pur nella sofferenza mi sai donare
Oggi ho capito
godere devo di questi attimi
ricchi e preziosi più dell'oro
farne tesoro per il presente
e per il tempo che verrà
Ancora piango e piangerò
se volerai verso altri lidi
ma questi attimi lunghi una vita
saranno un prolungamento
della tua essenza in me
apogeo di un lungo tempo glorioso.
Sogno eppur son desto.
Riflesso di luce riempie il mio letto.
Non voglio pronunciar lai:ormai e' finito
il periodo di guai.
Le fitte assassine sono pallido ricordo.
dinanzi a me una grande porta attende
il mio definitivo ritorno.
Una grande tavolata:
stupendamente agghindata di gustose
leccornie.
Tanti santi seduti li intorno;
ridono e fanno festa.
son cosi' numerosi da sembrare
un alveare
Attendono con dissimulato entusiasmo
l'ultimo fedele commensale.
Un posto vuoto spicca vicino al desco
C'e' scritto un nome e' proprio Francesco!
Lo sguardo di ghiaccio
smarrito il respiro
ritrova quiete
nel riposo di un ghiro
In memoria di zio Francesco,uomo di Dio.








