Ho girato tanto nel mio mondo
attraversato con un altro me
tutto lo spazio del vivere
fino a raggiungere lo stato emotivo.
Nell'ombra del mio essere migliore
con la pretesa di comprendere
io non so mai se faccio bene
o sarebbe meno penoso desistere
Ho gli occhi pieni di scintille colorate
le mani nelle mani tue che pregano
e la mia bocca che serve a poco ormai
perché parlare spesso è motivazionale
ma fa solo male. solo molto male...
Adesso sono ad un punto di svolta
la vita mi sorriderà di nuovo
adesso...
perchè è sintesi di una partita
e tempesta di mare in rivolta.
Felicità, tu bussa alla mia porta
io ti aprirò senza tentennamento alcuno
sarà come piangere di gioia
e fare un salto per uscire dall'ombra...
mi sono perso nelle sue profondità,
le acque cristalline
donano un senso di pace.......
Come un vogatore nel mare calmo
ho remato a largo
per tuffarmi nell'immensità
della tua anima.......
cercando il connubio perfetto e,
scoprendo buie caverne
in cui hai cercato di arginare
i fantasmi del passato.......
Il velo di dolore
emerge con limpidezza........
quanta sofferenza si scopre guardando
negli angoli segreti
degli occhi di chi
fa emergere il prepotente ricordo
di una passione travolgente
fatta di lacrime e sospiri.
Fuggi via ,
ti nascondi al mio sguardo ma,
alle prime luci mattutine
alla prima brezza marina
seguirò le tue orme
per riportarti da me
e non lasciarti più andare via...

… Respiro d’amante…
Nel lento passaggio
Viandante nel deserto
Mera meta del viaggio
Alla fonte con passo incerto
Goccia tra gocce
Essenza tra essenze
Desiderio di fantasia induce
Tra petali dolci presenze
Giunge viandante nel vagare
Materializza Fata Morgana
Tra fumi d’estasi appare
Voglia d’ambrosia non più vana
Guida vento del deserto negli odori
Come respiro d’amante l’invito
Indica delicata dispensatrice d’umori
Annunciato dissetarsi non più ardito
Sentirsi lacrima
in un deserto di calore
chiudere gli occhi
e dissetarsi con il dolore.
Sentirsi grotta
in mezzo al nulla
abbracciar la notte
la luce è candido rumore.
Sentirsi liberi
senza mai volare
in una gabbia
dove urtano i pensieri
tra pareti di metallo
e si vuol dimenticare.
Camminare piano
contando i chilometri passati
per poi vedere i giorni nudi
tra le rughe e gli occhi
come soffitti impolverati.
Cercar da sempre
l’alba di quel domani
pur amando alla follia
il tramonto tra le mani
e sognare tra le margherite
petali di rose e ardui amori
per poi scoprire tra le dita
l’arcobaleno sbiadito
dissolversi in mille illusioni.
E poi…
adagiare
un corpo stanco e spossato
in una giornata di primavera
cercando la panchina
dell’ultima fermata
e guardar briciole di luce
lacrimando il silenzio
liberi di non contare
sposando il tramonto
staccando un orfano petalo
di una margherita
ed è già ora di andare….
inquieta potente distesa
d’azzurra acqua.
Ti ho amato nelle tue onde
sempre mi sono lasciata cullare.
Non stanotte mio Mare
sei duro violento
troppo sicuro di te
per questa fragile notte per me.
Lo spirito
sopraffatto dal tuo fragore
invoca sai tu chi
per calmarti e lasciare
che le ossa stanche
tra le tue ormai rilassate braccia
s’assopiscano finalmente.
Il loro ruggito è più forte
quando si trema nel freddo
Padre,
sono fuori da ogni peso che mi opprime
Noi oggi siamo il vento,
profumo di un miracolo,
il sogno del bambino che aprì i suoi primi occhi
Da qui non odo gli spasmi del mare,
né il fuoco dell’incendio,
né urla dalle arene
Ma tocco l’immenso,
ne faccio parte
e sono una nuvola,
devoto agli astri,
e sono il favorito della loro luce
Padre,
come farò dopo oggi, a guardare il cielo e perdermi
con due piedi che affondan nella terra...
E importa forse, se le onde in cui mi specchio
levigheranno presto la mia tomba?
Ora che lo spazio descrive della luce le sue forme più belle...
Ora che il mio corpo vola carezzato dalle più alte brezze...
Il sole mi chiama e vuole farmi suo...
Non gli rinnegherò l’ultimo bacio...
Padre,
non piangere per me,
ma donami il tuo ultimo sorriso,
così che io,
tuffandomi tra i raggi,
lo specchierò a ogni alba...
tra le fronde notturne,
le panchine di marmo
e l'atmosfera di un giorno...
Stavo all'altalena,
con le braccia all'ascolto
e una sillaba tra tante
mi colpiva negli occhi...
Si piegava
alla vita diurna,
abbattuta
tra le parole di un uomo,
sterminata
tra le valli erbose...
E quella bolla
intrappola
quell'uomo
nel sapone
di una vita amara,
che ammazza lo zucchero
e la dolcezza delle colazioni...
Ma io restai lì,
tra le ombre maledette,
a offrire le proteine
per un nuovo risveglio
non a digiuno...
Seduto conto mattonelle
seguo fughe troppo piene di nero
a memoria conosco il percorso dei ragni
mi scrivono sulla tela messaggi
sul ripiano che pende libri e riviste
che muri, sanno a memoria
separano questa fantasia-prigione
occhi disegnano passaggi
come Teseo nel labirinto
afferro il rotolo di carta igenica
tanto <non finisce mai>
..dai entra..
seduto mi vedo tranquillo
in pace
tre automobiline un album di figurine
e la mamma che lavora a maglia
dai gioca con me
..ho da fare Fabio..
cosa cazzo devi fare io sono qui
e tu fai la calza!
..Io sono sempre con te lo sai..
..dai gioca con le figurine..
vorrei finire l'ultima pagina
mà...
sono la figurina mancante
quella che cerchi in una vita
una nave fa scia negli occhi
onde di lacrime si infrangono sulla prua del sogno
ho tanta carta igenica nelle mani
e forse
non ritrovare la stada
è la cosa migliore
il rotolo è finito
io Minotauro ingannato.
aspettando il caffè da degustar,
mentre l’occhio casca sul tovagliolo
e l’estro del poeta, dimenticato e solo,
viaggia sull’ali della fantasia,
decide di annotare una poesia.
Con occhio smarrito e fiero gesto
prende la penna dal taschin e lesto lesto
comincia a tracciar il primo verso
che una musa gli avea testé proposto.
Scivola la penna, decisa e allegra,
sul tovagliol che orgoglioso si presta
ad ospitar, anziché una goccia di caffè,
un’opera d’arte che com’altre non c’è.
Scrive il poeta filmando intorno col suo sguardo
un mondo che sol lui in realtà ravvisa,
mentre la traccia de’ versi protende alla sua chiusa,
quindi con dolce orgoglio rilegge quei versi emozionanti
che anche a lui paiono oltremodo commoventi.
Sorseggiato il caffè e terminata la poesia
il solitario poeta s’alza per andar via,
ma prima d’allontanar s’accosta al tavolo prospiciente,
donando a dolce creatura il tovagliol, con l’emozion crescente,
su cui, tra imbarazzo e lacrime, lei legge l’ode d’amor
che chiude con la frase: “Dedicata a te con tutto il mio cuor!”
alle catene delle tue paure
fragile invidia segna la mente
spingi alla cima senza vetta
urla caricatura, sbraita
chi ti ha messo sui tacchi
in cerca di un'identità smarrita
intrappolato nel gioco dei ruoli
quanto era bella la tua virilità, perduta
ormai ridotta a ricordo
sopracciglia rifatte e dorso glabro
chi sei che non ti riconosco
tu che eri muro contro cui appoggiarsi
ora sei soprammobile inutile
portatore sano di spermatozoo futile
urla, tiprego, il tuo basta
a questa metamorfosi che non ti appartiene
io, donna, ti voglio uomo e basta.
Ispirato al video di Madonna e ai recenti fatti di cronaca che denunciano uomini disorientati dai loro ruoli che si tolgono la vita dopo averla tolta ai loro figli.
Ti ho preso per mano
e nel mio volo
ti ho portato
un volo triste
vuoto e solo,
mi hai seguito
saziando la sete
d'amore
cancellando l'arsura
dell'anima mia
Nel mio volo
mi hai seguito
ed orme indelebili
impresse nel cielo
al nostro passaggio
unite per sempre
abbiamo posato
Due spiriti senza corpo
dispersi nel mare della vita
isole nello sguardo spento
alla ricerca
del volo perfetto eravamo
Cupido ferì senza dolore
i nostri cuori
donandoci un corpo
ed un'anima unica
legandoci
con catene di fiori
inscindibili
Il vento compose
musica dolce
solo per noi
ouverture di un cammino
benedetto dal cielo
dove sarò
per sempre tua
dove sarai
mio per sempre
intrappolati
nel nostro volo
sempiterno
oltre la vita
oltre la morte
Disseto desideri azzurri
nella gioia e brividi di luna sussurrati
e ti penso…
Sospeso tra mille fantasie
nel grido di un pugno di realtà
tra gocce sudate di erotici sospiri
abbiamo seminato la nostra verità.
Quei giorni nel germoglio di un abbraccio
riposti sul palmo della mia mano…
quando nuvole piangevano il nostro bacio
spirava dentro me un tramonto
per far nascere l’alba in quel …ti amo.
Ho indossato ora la tua ombra
guardando un triste sole
che moriva nell’ultimo tramonto
e volo verso nuvole di fuoco
dove ora ardono i miei pensieri.
Ci sorpassa il treno della vita
e ti vivo senza tempo
sospesa tra due cuori veri
scolpendo lacrime mi sono assopita
avvolta nel muschio eterno di spinosi sentieri.
Potrei morire per amore
respirando il cielo tra le dita
nell’oasi di un deserto in calore
rinasco lacrima per te…
che sei la vita.
Mi sei rimasto sulla pelle infuocata
nei brividi bagnati ed erotici sospiri
un manoscritto dentro il cuore
quello dell’eterno sospeso in un bacio
nel ricordo che non muore…
++++++++++
Corro a zig zag
in tutta fretta,
cercando di far perdere le tracce,
con il cuore che mi scoppia in gola
dalla stanchezza e dal terrore...
Mi nascondo dietro un cespuglio
credendomi al sicuro...
ma un cappio...
mi stringe forte il collo,
togliendomi il respiro
fino a farmi perdere i sensi...
Mi sento trascinare,
mi divincolo...
con tutte le mie forze
e insieme ad altri
sventurati...
in un coro di lamenti e di guaiti,
comincia il nostro viaggio...
Aspetto...
in uno spazio freddo e angusto,
che si apra la fessura
come sciabola di luce,
dove una mano,
getterà il solito
tozzo di pane secco,
che mangerò da solo
nel buio più totale,
nell'attesa...
che tutto sia finito.
Quattro anatroccoli seguono
la loro madre,
e quattro sospiri accarezzano
la nostra anima che fu gitana.
Invochiamo la solitudine oggi
aneliamo istinti primordiali.
La vita ormai la sentiamo scorrere
come soffio di scirocco,
fra i fiori di arancio e il rosmarino.
Le stagioni hanno fatto più saggi
i nostri occhi,
e guarda, amore,
come e' cresciuto fiero
il nostro ciliegio.
Un giorno leggerai per me
sotto quell'albero:
Neruda e Montale.
ti chiederò di non smettere.
E' un'idea,
ma e' tutto quello che
mi basta.








