"Simone HC ti ha invitato all'evento di Old Skull Party : LIFERS + COWARD EMPIRE LIVE!!!@ JACK BIKERS!!!". La finestrella fece la sua comparsa a sinistra del mio monitor. Avevo giurato a me stesso che non sarei caduto nelle infide braccia della "dipendenza facebook", ma il mio carattere curioso e debole allo stesso tempo cedette immediatamente. Odiai fin dal principio cliccare su "parteciperò", "forse" o "non posso partecipare", poiché lo trovavo squallido e insensato. Diedi un occhiata alla "pagina dell'evento" rendendomi conto che (per fortuna) non conoscevo affatto i gruppi che suonavano quella sera. Conoscevo invece il locale : il Jack Bikers di Vigevano. Il posto in questione è un accogliente pub situato nei pressi del fiume Ticino, quasi fatto apposta per gli appassionati di Rockabilly, Country e Rock 'n Roll anni 50. Davvero un bell'ambiente. Recentemente alcuni organizzatori avevano aperto una nuova sala adiacente al locale chiamata "Drink Team Saloon"; al suo interno si tenevano concerti di vario tipo. Le proposte musicali delle band che si esibivano, non soddisfavano nessuno dei miei gusti musicali. La serata a cui fui "invitato" (da un presunto amico virtuale, al quale non avevo mai parlato in vita mia), si svolse venerdì 16 settembre 2014. Il mese di settembre è uno dei mesi più insopportabili dell'anno terrestre : per molti le vacanze giungono al termine, gli amori nati durante un viaggio lontano si dissolvono come neve al sole e l'aria risulta più pesante; portatrice del nostalgico ricordo dell'estate appena giunta al termine. Quella sera percepivo appieno quest'aria triste e desolante e la solita vocina rassicurante (e un po’ sfacciata) nella mia mente : "vedrai, il prossimo weekend andrà meglio..." ; "purtroppo hai la sfiga di avere tutti amici fidanzati"; "ma si vai! Che te frega???". Decisi di andare.
L'evento aveva avuto un buon successo : una folla chiassosa infestava il Drink Team Saloon. Mi sentii una mosca bianca in mezzo a tutti quegli individui dai pantaloni oversize con assurde borchie e catenine, dilatatori alle orecchie, tatuaggi e piercing. Mi accontentai di indossare il mio giubbotto di jeans (la serata era abbastanza fresca), la mia inseparabile maglia (consumata all'inverosimile) di "Scream Bloody Gore", i miei jeans e le mie all star bianche.
Nella mia mano destra la solita "media chiara"; lo sguardo annoiato ad osservare le esibizioni delle band. Il "volantino" annunciava : "Serata all'insegna dell'Hardcore più puro!". Forse nessuno dei presenti si rendeva conto cos'era veramente l'Hardcore; dubitavo fortemente che almeno una persona presente nel locale avesse a casa un lp degli Infest, Adrenalin O.D. o Ratos De Parao. Le note emesse da entrambe le band non fecero trasparire nessuna emozione, risultando piatte e scontante. Per la serie : non basta avere una chitarra accordata sui toni bassi per far risultare la propria musica "cattiva", "pesante" o "sporca". Non mi interessava quale messaggio vollero trasmettere i musicisti in questione : lo trovai solamente ridicolo.
Mentre ero al bancone del bar situato alla fine di quel claustrofobico salone, aspettando la cameriera (abbigliata a tema della serata) spillarmi la terza birra, fui urtato alle spalle. Voltandomi con sguardo fulmineo, la vidi. Un'apparizione angelica risplendette ai miei occhi. I biondi capelli leggermente mossi le toccavano le spalle, il volto grazioso degno di un fantastico sogno e le labbra : quelle dolci accoglienti labbra appena decorate di un rossetto fucsia così fresche e vive. La luce proveniente dalle lampade ovali del bancone mi permise di scorgere il suo corpo : generoso e fornito di forme giunoniche propense a far accrescere il desiderio. Vestiva un leggero giubbotto di pelle nero con numerose cerniere, una maglietta interamente nera e eleganti fuseaux a ricoprire le floride cosce. I seni maestosamente voluminosi sembravano voler infrangere la t-shirt già di per se aderente.
Ai piedi portava stivali alla  caviglia circondati da fibbie borchiate che fortunatamente, essendo privi di tacco, non alzarono la sua statura più del dovuto. Una principesca figura di donna alta poco più del mio naso stava ora di fronte a me, oggetto di mille pensieri e luce per i miei occhi.

"Scusami!". La "musica" assordante mi fece percepire a malapena la sua voce leggermente acuta, ma non per questo fastidiosa.

"Niente..." . Fu la mia risposta dopo aver osservato quella stupenda veduta.

Colto da un ridicolo imbarazzo mi girai verso il bancone alla ricerca della mia birra. La ritrovai davanti ai miei occhi, con numerose bollicine accostate al bicchiere : segno che la barista non sapeva affatto spillare. Mentre ritirai il resto schiaffatomi sul tavolo, sentii ancora qualcosa contrastare le mie braccia. Alzando gli occhi ammirai il suo profilo. Un delizioso contorno di magnificenza : il naso perfetto a disegnare una gradevole linea dritta; gli occhi appena coperti da ciocche biondo oro dei quali non riuscii ancora a scorgere il colore.

Con un gesto sensuale, discostò i capelli dal viso scoprendo le orecchie. Vidi orecchini circolari (dai quali pendeva una piccola croce) abbracciare delicatamente quei lobi delicati e il collo liscio e morbido risplendere desideroso di tanti piccoli baci.

"Scusami non ce l'ho con te!". Una fitta alla stomaco, folgorato dal suo incantevole sorriso. "E' che c'è un casino stasera!!!". Ora la sua voce suonava graziosa con una adorabile cadenza emiliana.

"Figurati! E' un piacere essere disturbato da te!". Ogni lasciata è persa.

Lo sguardo stupito, la sua dolce bocca pronta ad aprirsi per far risuonare una fragorosa risata. Non seppi se sentirmi ridicolo o inopportuno allo stesso tempo. Lei rise divertita, forse anche incredula di quello che aveva appena udito visto il mio iniziale imbarazzo.

"Ah si? Beh piacere di disturbarti io sono Cèline". Cèline : oh che bel nome! Mai nome più azzeccato per una ragazza così affascinante.

"Luca, piacere mio". Mi stupii di aver allungato la mano a cercare la sua così calda e strabordante di anelli. Appena la sua mano sfiorò la mia provai brividi piacevoli in tutto il corpo.

"Vieni qui spesso Cèline?". Era tempo delle domande di rito.

"Oh no, è la prima volta che vengo qui; sono venuta a sentire il mio amico che suona nei Lifers : il gruppo che ha suonato prima...". Quella odiosa "musica" continuava a coprire la sua voce.

Presi la palla al balzo : "Fumi?".

"Si e tu?".

"Purtroppo si, ti vanno due chiacchiere? Usciamo a fumare così parliamo meglio, qui c'è un casino". Riuscii finalmente a guardarla in faccia mentre le parlavo.

Cèline annuì afferrando la bevanda appena ordinata : vodka e Red Bull.

Facendomi spazio tra la folla, ammirai il suo fondoschiena : stupendamente abbondante come il resto del corpo. Camminando graziosamente, emanò un dolce profumo di rose, celestiale essenza che risanò l'aria pesante di quel salone.

Una volta all'esterno, ci appartammo lontano dalla discreta folla intenta a consumare sigarette. Giungemmo nelle vicinanze di un tavolo illuminato da un lampione; alle nostre spalle una fitta boscaglia che conduceva alla riva del fiume.

Finalmente potei ammirare i suoi occhi. Un'iride azzurra tendente al verde mi stregò all'istante; le ciglia colorate di azzurro e il contorno roseo mi fecero intendere che Cèline era una abile eye painter.

"Salute!". Il piacevole tintinnio del brindisi.

"Alla tua! E tu vieni qui spesso?".

"Ogni tanto, mi piace questo posto; a parte la musica".

Via libera alla conversazione inutile :

"Perché?? Gianni suona bene dai..."

"Non è proprio il mio genere scusa...".

"Ahahaha ma ti pare? Ognuno ha i suoi gusti... ma che genere ascolti?".

"Mah... Thrash, Death, Black metal..."

"Ah! Ho un amico che ascolta i Cradle Of Filth!"

"Ecco! Digli che non sono Black Metal! I Gorgon lo sono!"

"Chi??".

Dedussi che l'argomento musica (come per altre precedenti volte) non mi portava da nessuna parte con le donne; cambiai immediatamente discorso.

"Lascia stare... di dove sei? Vigevano?".

"See magari; sono di Sartirana Lomellina!"

"Cavoli! E' un bel pezzo!".

"Già, pensa te che sono uscita dal lavoro alle 20.00, ho mangiato di corsa per essere qui a sentire questo concerto che non mi interessa neanche...".

"E allora perché ci sei venuta?".

"Oh, Gian è un amico, ci conosciamo dai tempi della scuola e non ti dico la testa che mi ha fatto per essere qui".

"Ammirevole direi, significa che ci tieni alla sua amicizia".

"Certo! L'amicizia oggi è rara si sa...".

"Concordo; sei qui sola?".

"Mi ha accompagnato un'amica, ma in mezzo a tutta questa baldoria l'ho persa di vista...".

"Buono a sapersi!".

"Cosa? Che non trovo più la mia amica?".

"No, buono a sapersi che non sei qui in dolce compagnia".

Un velo d'imbarazzo si distese sul suo volto.

Mentre ci sedemmo sul tavolo con i piedi appoggiati alla panca sottostante venni a percepire il calore che emanava il suo corpo : dolce tepore di conforto e dolcezza. Mi parve che Cèline aveva perso le parole e per un attimo maledissi me stesso per averla messa troppo in imbarazzo.

Con lo sguardo fisso al suo bicchiere scoprì ancora una volta le orecchie coperte dagli stupendi capelli biondi.

"Cèline è davvero un bel nome... ma sei originaria di qui?".

La sua figura finalmente si rianimò : "Si Si... mio padre è appassionato di letteratura francese e di tutto ciò che riguarda la Francia".

"Apperò! Lui ti ha trasmesso questa passione?".

Una risata breve, armoniosa. "Oh no, le mie letture si spostano su tutt'altro genere; adoro solamente un' attrice francese : Simone Mareuil...".

I miei occhi si illuminarono : "Un chien andalou : fantastico!!! Lo sapevi che la Mareuil si diede fuoco nella piazza di Périgueux in pieno giorno?".

"Si! Povera, che brutta fine! Le si leggeva negli occhi che c'era qualcosa che non andava in lei... te ne puoi accorgere guardando il cortometraggio...".

Prese piede una piacevole conversazione su Buñuel e tutti suoi film; così geniali e malati allo stesso tempo. Sfogliando l'ordine cronologico dei suoi lavori, ritornammo a discutere di "Un Chein Andalu" riguardo il famoso occhio trafitto da una lama di rasoio, il quale lo stesso Bunuel affermò trattarsi di un occhio di vitello. La sensibilità animalista di Cèline prese il sopravvento :

"E' veramente triste come l'uomo può commettere certi orrori; ogni essere vivente è attaccato alla vita e fa di tutto per non farsela strappare da mani altrui...".

"Ci sono persone che non sanno apprezzare la vita e vogliono togliersela...". Inevitabilmente la conversazione prese una piega drammatica.

"Quelle sono persone senza ideali, passioni... sono persone che non apprezzano le piccole cose...". Il tono della sua voce si fece serio, cosiccome le mie successive parole :

"La vita senza passione e devozione non ha senso... esiste ancora gente che non sa amare; la vita richiede amore per qualsiasi cosa, richiede amore per... qualcuno...".

Mi accorsi di trovarmi a pochi centimetri dalle labbra di Cèline; il profumo di rose fiorite intenso. Istintivamente appoggiai le mie labbra alle sue. Il loro sapore era squisitamente fresco, sublime, incantevole. Calda, confortevole, dal gusto di vodka, la lingua di Cèline roteò sensualmente a cercare la mia, pronta ad accogliere tutto il suo desiderio. Accarezzai quello stupendo volto angelico, mentre le nostre lingue si contorcevano appassionatamente in una calda danza di piacere.

Dopo un indefinito lasso di tempo mi staccai dalle sue labbra, sorridendole le dissi :

"Sei una creatura divina, ho desiderato questo fin dal primo momento che mi hai urtato...".

Cèline arrossì teneramente : "Ci credi al colpo di fulmine? E' stato lo stesso per me". Adorai il suo sguardo penetrante infliggere le mie passioni più sfrenate.

Afferrai la sua mano proponendole di allontanarci da occhi indiscreti. "Il retro del mio furgone è abbastanza spazioso per baciarci meglio".

Cèline non mostrò nessun segno di sfiducia anzi; ricambiò il sorriso donandomi un altro bacio lasciando che le mie braccia strinsero i suoi fianchi.

Finalmente l'arredamento che avevo allestito nel mio furgone Opel Vivaro divenne utile per uno scopo interessante. Per via dei miei lunghi viaggi in giro per l'Europa ad assistere a concerti, raduni biker e gite fuori porta, mi ero fornito di tutti i confort da viaggio inclusa una branda poco morbida ma tutto sommato accogliente. Per fortuna la batteria ricaricabile dell'impianto elettrico era ancora carica e ci permise di godere della preziosa luce.

"Caspita! Ma sei un Hippie allora?". Affermò Cèline divertita ad osservare l'interno della mia casa viaggiante.

"Magari! Ormai non può più tornare l'atmosfera degli anni 60... diciamo che mi piace andare in giro".

"Non ti ho ancora chiesto di dove sei, ma ti rendi conto?". Già adoravo la sua risata.

La strinsi nuovamente a me; questa volta fui io a spostarle i capelli dal viso : "E che importanza ha? Ogni tanto sono da una parte, quell'altra volta da un altra... un po’ come tutti...".

Il bacio che conseguì fu intervallato dalle mie mani curiose ad esplorare la morbidezza del suo corpo. Sfilandole il giubbotto potei ammirare le sue braccia : erano braccia piene, matronali, perfette per affondare un dolce morso. La sua carnagione color latte, molto simile alla luna più splendente, le donava una bellezza invidiabile e allo stesso tempo così tenera ed innocente.

Trattenni per un attimo l'eccitazione ad osservare i suoi fantastici seni, ora molto più in risalto a pochi millimetri dal mio petto. Le sue mani si fecero strada sotto la mia maglia. Avvertii lunghe e dolci carezze lungo il mio petto villoso. Con la libido ormai al culmine, cominciai a sentirmi i pantaloni stretti.

Privandomi della maglia, Cèline si avvicino al mio sterno : i miei capezzoli furono inondati dal calore della sua lingua. Ansimando le accarezzai il capo, ansioso di ricambiare quell'adorabile gesto. Non ne ebbi il tempo : le sue ginocchia toccarono il pavimento; la mia cintura si slacciò quasi per magia. Presentai la mia completa erezione ai suoi occhi lussuriosi. Dopo eccitanti complimenti riguardo la struttura del mio membro, un accogliente filo di saliva si posò sul mio prepuzio. Il caldo nettare del piacere si fece strada lungo le ramificazioni del mio apparato genitale, ma mi sforzai a resistere per non sciupare un momento così magico. La fellatio ad opera di Cèline fu così passionale che gemetti per tutta la sua durata.

La mia erezione si accentuò quando arrivò il momento di denudare il suo corpo. Il reggiseno di Cèline era anch'esso nero, decorato con piccoli brillantini sulle coppe : elegantissima anche nella biancheria intima. Sorridendo, constatò la mia impazienza a godere della vista di una delle più stupende qualità femminili.

Pesanti e voluminose le sue mammelle fecero comparsa; i capezzoli erano turgidi al limite dell'eccitazione contornati da grandi aureole rosate. La loro durezza venne a contatto con la mia bocca : succhiandoli e mordicchiandoli avidamente la feci sospirare mentre alzava la testa in preda alle vibrazioni dell'orgasmo. Per nulla al mondo avrei abbandonato la morbidezza dei suoi seni.

Quasi dispiaciuta, la mia lingua andò ad accarezzare il suo stomaco giungendo all'ombelico. Mi trattenni ad adorare quella sensuale cicatrice, segno di vita e di purezza. La sua forma era a mezza luna, dolcemente profonda e accogliente al tatto. Nonostante lamentò solletico, Cèline apprezzò il mio gesto.

Improvvisamente si mise a sedere sulla branda, liberandosi di fuseaux e stivali. I suoi minuti piedi cicciottelli e divinamente strutturati presentarono un particolare : due anelli per ciascun anulare.

Facendo cadere le sue mutandine azzurre a terra, aprì il sipario alla sua intimità spalancando le cosce burrose. Caddi in ginocchio, incredulo e stupito ad osservare quel ritratto di bellezza. Avanzai a carponi impaziente di beneficiare del suo organo di piacere. Ricambiando appieno il sesso orale offertomi poco prima, sfiorai le sue cosce con il labbro inferiore; i gemiti di Cèline furono musica divina e ritemprante per le mie orecchie. I suoi piedi divennero tesoro invidiabile nelle mie mani, adorati con delicate carezze alle dita, alla pianta e anche alle caviglie. Lei non sembrò badare alla mia forma di feticismo; si abbandonò al piacere più puro chiudendo i suoi occhi sognanti.

Nudi e caldi i nostri copri si unirono in un peccaminoso abbraccio d'amore che sembrò durare in eterno. La fiamma della passione bruciò a lungo durante quella serata di metà settembre; calda, confortevole e voluttuosa penetrò nei nostri cuori per tanto, tanto tempo avvenire.

Con affetto, a Cèline.
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Profilo Autore: luke676  

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Commenti  

nabrunindu
+2 # nabrunindu 12-01-2016 10:25
un incontro d'amore di quelli tosti, molto bello..bravo...
luke676
+1 # luke676 12-01-2016 13:59
Ti ringrazio per il tuo commento. Strano ma vero, sembra che piace ciò che scrivo :)
Sir Morris*
+1 # Sir Morris* 12-01-2016 21:05
IMMENSAMENTE SCRITTORE TU SEI! STRAORDINARIO RACCONTO! ECCELLENTE! ;-)

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