COME IL MARE CHE BAGNA QUEST'ISOLA
Agrigento 1957
Sono ancora stordita, in preda ad una forte confusione mentale, le gambe mi tremano, mi fanno male , e un forte torpore invade ogni muscolo del del mio corpo giungendo fino alle palpebre.
Forse è meglio che non sottoponga il mio corpo a sforzi eccessivi, ma si ! Forse la miglior cosa è sedermi un po' qui , sulla panchina che si trova nello spazio esterno del befotrofio.
Le finestre sono ancora spalancate e si sentono pianti assordanti malamente attutiti dalle nenie delle inservienti:
" Amore mio ti voglio bene,
Gli occhietti di mia figlia sono sereni, cosa ha la figlia mia che piange sempre?
Vuol essere cullata tra gli aranci. Oh! "
La ragazza si accascia sulla panchina affranta , quasi fosse una marionetta in preda agli eventi, prende un sospiro per placare l'ansia che l'assale partendo dal basso ventre. Gli occhi le tremano per trattenere il pianto , ecco che un lacrimone sta per calarle sul viso. Di colpo le vengono in mente le parole della madre: " a piangere figlia mia , che risolvi? Pazienza ci vuole dinnanzi alle burrasche" " Pazienza ci vuole dinnanzi alle burrasche " mi ripeto, la saggezza popolare mi è sempre di grande conforto. Come sono arrivata a questo punto? Lasciare una cresturella piccola, indifesa, un ' appendice di me , che mese dopo mese si nutriva delle mie parole, delle mie paure, dei miei sentimenti, della mia voce di madre- bambina.
Una figlia da me non voluta, una figlia del terrore. Perché dall'unione forzata, dal dolore indicibile deve venir fuori un seme d'amore? Amore malato ! Ho pensato guardandomi il ventre con ribrezzo, sicché volevo soffocarlo , annientarlo , strapparlo da me. Che ci fai tu stupido esserino ? Nessuno ti ha mai chiesto! Nessuno ti ha mai voluto. Ora che è successo quel che è successo, ora che il mio corpo è una brocca in frantumi a nessuno interesserà e non lo voglio nemmeno io !
La ragazza dal bel corpo esile e dagli occhi verdi come acque di smeraldo scoppia in un pianto ininterrotto. Il labbro superiore le trema, le guance si gonfiano e colorano di un rossore ustionante , la fronte sembra perlata dal sudore , anche se in realtà è una mattina qualsiasi dei primi di giugno e il caldo ancora non si fa sentire.
Mio padre , è stato lui che ha sistemato ogni cosa.
Sopraggiunte le prime doglie mi ha accompagnata qui.
" tutto si è risolto nel migliore dei modi! " Ha sussurrato in un sorriso la levatrice:
" è una bambina! Come vuole chiamarla ?"
" Che importanza ha!" stavo per obiettarle, poi ci ho ripensato.
Se questa bambina non potrà conoscermi ne carpire in me qualcosa di lei, se non potrà avere un ben che minimo contatto con la mia famiglia, che si chiami Anna , come la nonna materna o come la protagonista infelice di un romanzo di Tolstoj sperando che però lei sia la sua antitesi. Possa avere un ' esistenza fluida nonostante le increspature, come il mare che bagna quest'isola.
Quando mio padre ha chiamato la clinica per accertarsi sulle mie condizioni ho risposto in un sol fiato: " si chiama Anna come la mamma"
PS
So che allora in Sicilia era ancora in vigore la possibilità di contrarre il matrimonio riparatore, tuttavia nei racconti è sempre concesso desiderare un' alternativa meno brutale.
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Profilo Autore: Arianna Mosconi  

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