L'autunno era un intruso che non si faceva sentire, una melodia di sfumature azzurre che si intrufolavano nella casa. Ma la finestra splendeva, un confine dorato tra il prima e il dopo. Anna era lì che ripensava a quell'estate, un ricordo sparso come semi di girasole.
Sentiva ancora i passi secchi sull'erba, i filari di vite che maturavano tra le valli.
Il vento era tornato, un'eco di un'epoca passata e sembrava volesse farli danzare di nuovo.
L'aria si era fatta più sottile, portando con sé l'odore della terra bagnata e il profumo agrodolce delle mele selvatiche. Ogni mattina il cielo si tingeva di una luce lattiginosa, quasi timida, che accendeva d'oro le foglie degli alberi. Le giornate si accorciavano, come un respiro che si fa sempre più corto e la sera arrivava con una fretta inaspettata, avvolgendo ogni cosa in un velo di penombra bluastra. Seduta sulla vecchia poltrona, i suoi occhi percorrevano il paesaggio fuori, un quadro in continua trasformazione. Le colline che un tempo erano di un verde vivido, ora si vestivano di tinte ruggine e ocra, come se la natura avesse deciso di indossare i suoi colori più caldi prima di addormentarsi. Pensava a quando, solo pochi mesi prima, l'erba le solleticava le caviglie e il sole le bruciava la pelle. Era l'estate, un tempo di risate sguaiate, di pomeriggi lunghissimi trascorsi a leggere sotto la quercia e di notti stellate che sembravano non finire mai.
Adesso, il rumore della pioggia che batteva contro i vetri aveva sostituito il fruscio delle foglie secche e il ronzio degli insetti. Ogni goccia che scivolava giù sembrava raccontare una storia diversa, una storia di attesa e di memoria.
Anna si accarezzò le braccia, come per cercare un po' del calore di quell'estate lontana. Non era tristezza ciò che sentiva, ma una sorta di malinconica dolcezza.
L'autunno non era un ladro che portava via la luce, ma un custode che custodiva i ricordi più preziosi, avvolgendoli in un abbraccio silenzioso e malinconico.
La sua casa, un tempo piena del chiasso dell'estate, era diventata un rifugio di quiete, un luogo dove le memorie potevano danzare libere, un po' come le foglie che volteggiavano fuori dalla finestra, spinte da un vento che, dopotutto, non era poi così diverso da quello di un tempo.

Commenti
Questo racconto è una carezza data al tempo.
Buona serata
Alex