Sonetto a tre quartine, recente rielaborazione di appunti scritti in un momento critico della matura giovinezza.
Ancor presenti in me le tante assenze,
quant’è affollata questa solitudine
e rumorosa ancor la moltitudine
che popola le mie reminiscenze.
E quanto assenti sono le presenze
ch’annichilisco nella consuetudine,
d’incontri senz’amore improntitudine,
pochi arrivi, altrettante le partenze.
Deluso da ingannevoli esperienze
tra noia e sofferente irrequietudine,
fu colpevole e sorda ingratitudine
chiuder l’anima a nuove appartenenze
chiuder le orecchie ai trepidi richiami
chiudere gli occhi ai fuochi dei falò
chiuder la mente a stabili legami,
agli amor che la vita occasionò.
E ancor non è stagion di spogli rami,
di rimpianti del tempo che passò.
Ancor presenti in me le tante assenze,
quant’è affollata questa solitudine
e rumorosa ancor la moltitudine
che popola le mie reminiscenze.
E quanto assenti sono le presenze
ch’annichilisco nella consuetudine,
d’incontri senz’amore improntitudine,
pochi arrivi, altrettante le partenze.
Deluso da ingannevoli esperienze
tra noia e sofferente irrequietudine,
fu colpevole e sorda ingratitudine
chiuder l’anima a nuove appartenenze
chiuder le orecchie ai trepidi richiami
chiudere gli occhi ai fuochi dei falò
chiuder la mente a stabili legami,
agli amor che la vita occasionò.
E ancor non è stagion di spogli rami,
di rimpianti del tempo che passò.

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