Quando scrissi “A una poetessa ferita dalla luna”, sonetto pubblicato qui di recente ma risalente a oltre un anno fa, mi fu allora risposto: “Nemmeno nel buio/ di una notte senza luna/ son ciechi i tuoi occhi!/ Di dettagli hai arredato l'anima/ ed ora, d'emozioni vivi”. Quanto segue fu la mia replica.
Qual gatta che si muove misteriosa
guardi nel buio una falce di luna
quella che fu per te pericolosa,
che ti ferì poi diventò tua cuna.
Gli occhi tuoi bastano a far la magia,
nella notte narrar quel che tu vedi
e a chi non vede illuminar la via
e dell’anima tua mostrar gli arredi.
Dettagli hai colto lungo i tuoi percorsi
luminescenti emozioni di vita
distillati d’amor bevuti a sorsi
che rendon tua beltà tuttor fiorita.

Commenti
un poetico dialogo accorato
che non sembrava potesse finire
e che certo non va dimenticato.
Dolce di queste quartine il fluire,
endecasillabi ben orchestrati
con le perfette rime ad abbellire
classico schema nei versi alternati.