Ti chiamavo, con il mio solito filo di voce,
e tu eri troppo distratta, eri assorta, persa,
aggrovigliata nel mare al vociare del mare.
Ti ho aspettata, fino alla fine della sigaretta,
in uno dei tanti caleidoscopici possibili mondi,
in questa non materiale illusione olografica;
nella distruzione che da la vita, nel girotondo,
nella frutta, nelle pietre, nei fiori, tra gli alberi,
su nel cielo, celata sotto forme mandaliche.
Ma la tua figura appare solo spontaneamente,
come solco intorno al centro, come un recinto:
un cerchio protettivo che allontana la paura,
qualcosa che non esiste, qualcosa di unico.
Dentro di te si nascondono triangoli, cerchi,
punti e quadrati, lo stesso mantra dell’ OM;
e se ti guardo forse vedo il Brahman eterno:
la meta suprema, la geometria delle forme,
la musica solidificata di Pitagora, la vera unità.
E tutto alla fine trascende in suono silenzioso,
come i quattro vissuti e lo stato di coscienza,
la veglia, il sogno, il sonno senza sogni, il turīya.
Siamo materialmente privi di realtà, increati,
e immaterialmente reali, così da essere eterni:
di questo tutto l'universo è intessuto, di idee.
E attraverso le tue linee, la natura del cosmo,
semi verbali come monosillabi senza senso:
e poi la terra, l’acqua, il fuoco, l’aria, l’etere,
poi le caviglie, le ginocchia, il retto, il cuore,
le sopracciglia, i poteri occulti riposti nel capo.
Ma è il cuore l’origine e il seme dell’universo,
l'energia cosmica che anima la manifestazione,
l’immanenza di Dio in un mondo di illusioni.
Così dice chi ha da tempo afferrato il concetto,
l’illimitata, infinita vibrazione di tutto il creato:
meditate, e su questo concentrate lo spirito,
oltre il tempo, oltre ciò che è stato, è e sarà.
Ed io sono qui che ti aspetto sempre, e ancora,
come oggetto di studio metafisico e religioso,
come la volontà, la memoria, come l’intelletto:
perché sei il verbo nella sua accezione più ampia,
la parola cosmica che interagisce col mondo.
Ed io sono l’illusoria sensazione che ti circonda,
tutto ciò che il mondo immagina e interpreta:
così, mentre ti contemplo, induci i miei pensieri,
le parole, le immagini, le azioni, e per un attimo
vedo ciò che Dio vede, e sento ciò che Dio sente.

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