Udivo il suo spettro
infuocato, nel deck
dei sogni dispersi,
fluttuando inerme
nella rete al plasma.
Fiumi di dolori quantici
scorrevano inespressi
tra le luci colorate dai bit
di urla tantriche.
Voci riecheggiavano
nella mia carne:
lei era una farfalla di luce,
naufragata tra le maree
di un abisso incontaminato;
io, una barca vetusta
in un sistema integrato,
unico estraneo
in un mondo bloccato
da scambi incongruenti,
privi di sentimenti.
La guardavo dal basso
del mio inesorabile desiderio
aleggiare nello spettro
incandescente di un altro cielo.
