Interminabili giornate a guardare
l’orizzonte del mare,
aspettando l’onda
che sta per arrivare, ...
mentre i gabbiani incuranti
continuano a volare,
cercando tra gli scogli un nido
dove riposare.
Terra bruciata e arsa dalla sete,
gente che cammina priva d’amore,
si ribella persino al loro cuore
che sanguinante forte duole.
Anima e vita, destini incrociati,
di sogni mai realizzati,
ma con perseveranza continuamente cercati.
Viaggia la mente portata dal vento,
superando tutti i confini del tempo,
vola lontana e nulla la può fermare,
perché alla sua meta vuole arrivare.
Si svegliano passioni che pensavi sopite,
guardi negli occhi chi ti ama
e scopri che tutto quello che non vedevi,
era sempre stato lì, vicino a te
che ti aspettava..
l’orizzonte del mare,
aspettando l’onda
che sta per arrivare, ...
mentre i gabbiani incuranti
continuano a volare,
cercando tra gli scogli un nido
dove riposare.
Terra bruciata e arsa dalla sete,
gente che cammina priva d’amore,
si ribella persino al loro cuore
che sanguinante forte duole.
Anima e vita, destini incrociati,
di sogni mai realizzati,
ma con perseveranza continuamente cercati.
Viaggia la mente portata dal vento,
superando tutti i confini del tempo,
vola lontana e nulla la può fermare,
perché alla sua meta vuole arrivare.
Si svegliano passioni che pensavi sopite,
guardi negli occhi chi ti ama
e scopri che tutto quello che non vedevi,
era sempre stato lì, vicino a te
che ti aspettava..
Aggiungi commento
Ma ora ti amo
Ora che ti vedo lontana da me
Ma ora ti amo
Ora ch'ho il muso e le lacrime
Ma ora ti amo
Ti amo come un diavolo
Ti amo come il vento
Ti amo in ogni singolo momento
Ti amo come folle, come angeli
Divi che spruzzano follie
Ti amo
Questo so farlo da me
Ti amo nel giorno nell'alba di albe
Ti amo nel giorno nell'alba di albe
Ti amo in stelle che brillano morte
Ti amo in respiri di vita corazzati
Ti amo in gemiti impazziti
Ti amo in lune, martiri, spasmodici,
Ti amo nel mare
Ti amo come supplica, come parola in fuliggine
Ti amo, te lo dico, perché so farlo da me
Ma ora ti amo
Con spirito di sobrietà
Ma ora ti amo
Ma ora ti amo
Non voglio stigmate, per carità!
Ma ora ti amo
Ora che vedo ricordi, te e me
Ma ora ti amo
Ora ch'ho la nausea ma non le lacrime
Ti amo
Ti amo
Ti amo
Ti amo
Ti amo
Questo so farlo da me
Questo so farlo da me
Ehi Ragazza! Qual è il tuo nome?
Mi hanno detto che ti fai chiamare Cenerentola
e sogni l’amore.
Ehi Cenerentola, al rintoccar dell’orologio,
questa notte, non scappare,
non confondere il tuo cuore.
Le scarpette di cristallo sono fragili
e si possono rompere, se corri giù per scale,
fuori dall’hotel è buio e non c’è il sole.
Ehi ragazza, mi hanno detto che vieni da lontano
e sei arrivata con il cuore in mano
per donare al tuo principe
che fosse arrivato su di una Ferrari,
regalandoti un anello con diamante,
per poi dirti: mia piccola TI AMO.
Ehi, mi hanno detto per questa notte
non vuoi farti chiamare Cenerentola,
lo sai che la vita non è una favola,
quindi non confidar sulla fata sbagliata,
poiché lei ti venderà, come ogni sera,
nelle squallide camere del piacere,
come fa da quando, quella notte, sei tornata
con le scarpette di cristallo rotte.
Ehi ragazza, mi hanno confidato
che ti piaceva ballare e, con il tuo principe,
stretti, stretti lo volevi fare
ma, negli Hotel, vogliono solo il tuo corpo da usare,
per poi andarsene lasciandoti da sola,
con le tue lacrime, che nessuno resterà ad asciugare.
Ehi Cenerentola, ho scoperto il sogno che avevi dentro il cuore
e so che lo vuoi continuare a cercare,
fin quando non lo sarai riuscita a realizzare.
Mi hanno detto che ti fai chiamare Cenerentola
e sogni l’amore.
Ehi Cenerentola, al rintoccar dell’orologio,
questa notte, non scappare,
non confondere il tuo cuore.
Le scarpette di cristallo sono fragili
e si possono rompere, se corri giù per scale,
fuori dall’hotel è buio e non c’è il sole.
Ehi ragazza, mi hanno detto che vieni da lontano
e sei arrivata con il cuore in mano
per donare al tuo principe
che fosse arrivato su di una Ferrari,
regalandoti un anello con diamante,
per poi dirti: mia piccola TI AMO.
Ehi, mi hanno detto per questa notte
non vuoi farti chiamare Cenerentola,
lo sai che la vita non è una favola,
quindi non confidar sulla fata sbagliata,
poiché lei ti venderà, come ogni sera,
nelle squallide camere del piacere,
come fa da quando, quella notte, sei tornata
con le scarpette di cristallo rotte.
Ehi ragazza, mi hanno confidato
che ti piaceva ballare e, con il tuo principe,
stretti, stretti lo volevi fare
ma, negli Hotel, vogliono solo il tuo corpo da usare,
per poi andarsene lasciandoti da sola,
con le tue lacrime, che nessuno resterà ad asciugare.
Ehi Cenerentola, ho scoperto il sogno che avevi dentro il cuore
e so che lo vuoi continuare a cercare,
fin quando non lo sarai riuscita a realizzare.
Ti amo.
Un giorno di più
un giorno di meno
ti amo cosi
senza quella morsa allo stomaco che stringe
se guardi i miei occhi
li riconosci
diventano laghi
quando dolcemente ti affondi.
Mi ami.
Un giorno di più
un giorno di meno
mi ami cosi
mi ami cosi
senza quel brivido tremulo che prende
mi siedi accanto con l'aria serena
mi fai stare bene nell'ordine delle cose
senza pirotecnici artifici.
Tu sei qui ed io sono dentro di te
come una cicatrice incisa nel cuore
siamo un testo di parole
composte nella pioggia che cade
un suono nella meraviglia del sole
lo sguardo del cielo acceso di stelle
quando dentro la notte
osa e riposa .

osa e riposa .

Mille e mille volte bussai alla tua porta,
l’alba non s’alzava di notte per aprirmi,
così passavo giorni ad aspettarti in compagnia del silenzio...
che, con gli anni aveva imparato a conoscermi,
mentre inseguivo improbali sogni davanti al tuo uscio,
aspettando che tu mi aprissi.
Con la fantasia costruivo castelli su vette di montagne
per esser più vicino alle stelle,
guardarle mi consolava,
non stancavano i miei occhi come fa il sole,
poiché con esso un tempo mi rubasti il cuore.
Non ci son più soldati e spose,
in questa vita sferzata dal vento
e nemmeno chiese con altari,
ma solo un Angelo che, nel buio, continua a pregare.
l’alba non s’alzava di notte per aprirmi,
così passavo giorni ad aspettarti in compagnia del silenzio...
che, con gli anni aveva imparato a conoscermi,
mentre inseguivo improbali sogni davanti al tuo uscio,
aspettando che tu mi aprissi.
Con la fantasia costruivo castelli su vette di montagne
per esser più vicino alle stelle,
guardarle mi consolava,
non stancavano i miei occhi come fa il sole,
poiché con esso un tempo mi rubasti il cuore.
Non ci son più soldati e spose,
in questa vita sferzata dal vento
e nemmeno chiese con altari,
ma solo un Angelo che, nel buio, continua a pregare.
Giorni sull’onda, la cresta che affonda ebbra
per poi tornare su cristallina, dopo il passaggio
sul fondale di sabbia e se ti trovo tremenda
e se mi fai urlare di dolore, la ragione
è nella tua assenza, perché sino a quando
ci sei, la curva sinusoidale del cuore
punta verso l’alto sino a toccare le corde vocali
e ancora più su, gli occhi e la massa cerebrale.
E non vedendo lune di ghiaccio- le ha sciolte il sole
durante l’ultima tempesta- nemmeno i canali
di Marte, gli anelli di Saturno a togliere calore
ai nostri corpi, ti parlo, ti accenno, ti rispondo
ti ho raggiunta sul lato più colorato dell’aquilone
precipitando dalla brezza di aprile, la tenda
che ci accoglie è per due, forse è solo coraggio
o il riflesso dell’arcobaleno sulle tue labbra.

Le nostre strade
non hanno più segreti.
Respiro e vivo
con la tua intensità
che si può trovare
sulle pagine dei giorni
segnati col segnalibro rosso.
A volte si pensa di andare in giro
per piccole storie,
incerte mete,
intimità provvisorie
e invece si trovano meraviglie
da gustare
come il sapore delle more
e ciliegie rosse d’assaporare.
Il sentire nel tuo corpo
l’odore del mondo intero
che si scuce
è una carezza che mi ritorna
in controluce.
E il deposito delle tempeste disposte in doppia fila
l’ho rimesso a nuovo da poco, rifatto l’intonaco
le pareti imbiancate, tutto lucidato per l’arrivo
di una nuova regina. Di spazio c’è n’è ancora
se vuoi scatenarne altre, magari posso guardarti
mentre cerchi il tuo centro di stabilità
nel raggio di luce che ci accarezza al mattino
o quando la notte ti chiude gli occhi in verticale
dopo il nostro saluto in codice accidentale
nella lingua che ci è ignota. E’ il tuo destino
ma mi riguarda da vicino, ti sento dentro la cavità
dei polmoni, il cuore in apnea, è per amarti
che ti ho cercata all’alba delle tue vesti di porpora
le orbite cieche dei pianeti nani, il tuo ulivo
che è rimasto a guardare il mare, il suono sinfonico
delle tua labbra nel soffio lieve sulla candela.

Profondi i tuoi occhi:
un oceano turbato dal volo degli uccelli
e quelle scintille illuminano
come sole sui campi di grano…
ti chiedo di sederti vicino a me,
l’aria carezzevole ha un suono rotondo
oggi, tutto è luminoso e domina la quiete
su questo prato dall’erba smeraldina.
Una giornata sfolgorante,
una di quelle frizzanti e leggere
come il sole presente sui sassi...
potrebbe essere estate e non primavera.
L’azzurro del cielo senza nuvole
e la sua bellezza
mi entra nella voce e la spezza…
e io mi lascio trasportare da quell’emozione
che canta allodole nel petto.
La nausea naviga in gocce
La nostalgia logora
Ma la scarlatta Vergine cammina
Con passo morigerato
Tra le stelle? No
Tra gli alberi? No
Tra gli uomini,
Un'antica signora dei passi,
La sua mano loquace
Fende l'aria
Smorfia atroce di una carezza
Incessante raggio di nostalgia
Mi manca? Sì, come la vita stessa
Disse un vecchio saggio:<<Uomini,
Disse un vecchio saggio:<<Uomini,
Bestie infernali
Scendevano dai monti
In cerca di prede>>
Ma io nei miei sogni
Non vidi questa storia, l'epitaffio
Vidi la luce dell'aria
Disperdersi sul mio viso
Vidi le altere spighe gravide di semi
I coriandoli, i sorrisi di bambini
Qualche rottame, soli frugali,
Il silenzio della più nera notte,
Il rinnovarsi ad Est, lo spegnersi
Di una magra stella nell'alba
Di una magra stella nell'alba
Vidi le sue mani
Piangere per feline ferite
Vidi i suoi occhi
Ebbri di una vegetale sacralità
Vidi lo scorrere
Delle sue braccia sul mio corpo
Poi non vidi più nulla
Né Lei, né il mondo, né la vita
Il sogno si esaurì
"Ormai è finita"
Questo è il luogo delle mie parole,
dettate al fango delle caviglie,
come briglie mi guidano,
nel vento di scirocco, che ancora
schiocca e fa agitare il mare
e schiumare le onde.
Di sponde ne vedo solo una,
la seconda è in un altro continente,
sono l'isola che più non vedo,
il corredo degli occhi socchiusi,
prima della notte incombente.
Prendimi al volo mentre cado,
il modo lo conosci,
poi raccoglimi in una pozzanghera,
col viso rivolto alle stelle
e il sorriso che torna pieno,
ora che ti ho conosciuta c'è il sereno,
a farmi respirare aria nuova.
Le uova nella pirofila nuova di zecca
la zucca che sono stato compreso di parrucca
la cricca che ho incontrato
sapeva di muffa, truffa al cubo e zuffa decuplicata
la solita solfa si direbbe, ma ora c'è il nuovo mattino
e ha colori perfetti,
ho rifatto i conti e mi stanno stretti,
dei trecento confetti ne sono rimasti due,
ed è con te che voglio dividerli.
Il mio al pistacchio e il tuo zucchero verde pastello.
Muore,
nella fuliggine di un fuoco ormai spento,
muore quest’amore.
Nato incompreso,
cresciuto all’ombra di mille sconosciuti.
Muore ingannato da rapprese parole,
muore quest’amore,
soffocato da tirannici suoni,
non resta nient’altro che cenere
e un nugolo di stridenti parole,
tristi aggrappate in gola.
nella fuliggine di un fuoco ormai spento,
muore quest’amore.
Nato incompreso,
cresciuto all’ombra di mille sconosciuti.
Muore ingannato da rapprese parole,
muore quest’amore,

soffocato da tirannici suoni,
non resta nient’altro che cenere
e un nugolo di stridenti parole,
tristi aggrappate in gola.

Fu dolce quell’ora
di magico incanto
d’abbacinanti luci
ed esaltanti tocchi di rosso fuoco:
-soffi suadenti adagiati al cuore-.
S’accesero coni d’azzurro
in un pullulare d’afflati
ed emozioni di caldi fremiti
inviarono a quella danza divina
ed avvolgente di treccia d’amore
irretente i sensi
in quel bagliore magnifico
che non arretra ma risplende.
È nelle sere come questa
Che penso a te
Al tuo abbraccio, dal gusto d'antico
Al tuo bacio, un no so che di seta
Al calore dei tuoi occhi
Al seme candido del tuo amore
All'eterno
All'infinito
E poi
Al nulla
Come se la notte ti avesse rapita
Ti avesse travolta
Col suo morbido drappo nero
Per portarti, dolce megera
Per portarti, dolce megera
Tra le stelle che immagino
Bellissime




