La notte è quella del mio silenzio poetico, durato oltre quarant’anni. Alternanze casuali di endecasillabi e ottonari con rime altrettanto casuali.
Pur di sangue son fatte le parole
che un poeta ricompone,
raccolte come fiori nelle aiole
dopo un vento o d’eventi un’alluvione,
ritrovate senza linfa ed appassite
come trascorse fossero due vite.
E così nel nuovo giorno
trovo esangui i miei vecchi florilegi,
poeta quale sono di ritorno,
e tra i pochi residui sortilegi,
gli avanzi dei vampiri della notte
che sono i sacerdoti dell’oblio,
della mente oscuro dio,
dell’anima annidati tra le grotte,
ch’addentan quel che oblio già non inghiotte
per dileguare grida in un brusio,
di ruggito far squittio,
d’un racconto di vita un parlottio,
di quel che fu passion parco disio,
che suggon circospetti nel silenzio,
come in calici d’assenzio,
liquori umani, démoni oppur numi,
aromi di piaceri o di dolori
ed ebbrezze di vecchi o nuovi amori,
gusti sapidi e profumi,
folli erotici fervori
attutendo quei deliri,
abbagli che diventano barlumi,
non respiri ansimanti ma sospiri,
e chi arse d’amor nel ciel di Venere
dolente il cuor trattien sotto la cenere.
Poco avanza ai vampiri dell’oblio
censure inconsapevoli dell’io,
di quell’io che resta esangue
di quel viver autentico che fu,
e il linguaggio così langue
e in parole è difficile tradurre
quel ch’era allora ch’ora non è più
e difficil è sedurre
chi vuole d’un poeta ber quel sangue.
Pur di sangue son fatte le parole
che un poeta ricompone,
raccolte come fiori nelle aiole
dopo un vento o d’eventi un’alluvione,
ritrovate senza linfa ed appassite
come trascorse fossero due vite.
E così nel nuovo giorno
trovo esangui i miei vecchi florilegi,
poeta quale sono di ritorno,
e tra i pochi residui sortilegi,
gli avanzi dei vampiri della notte
che sono i sacerdoti dell’oblio,
della mente oscuro dio,
dell’anima annidati tra le grotte,
ch’addentan quel che oblio già non inghiotte
per dileguare grida in un brusio,
di ruggito far squittio,
d’un racconto di vita un parlottio,
di quel che fu passion parco disio,
che suggon circospetti nel silenzio,
come in calici d’assenzio,
liquori umani, démoni oppur numi,
aromi di piaceri o di dolori
ed ebbrezze di vecchi o nuovi amori,
gusti sapidi e profumi,
folli erotici fervori
attutendo quei deliri,
abbagli che diventano barlumi,
non respiri ansimanti ma sospiri,
e chi arse d’amor nel ciel di Venere
dolente il cuor trattien sotto la cenere.
Poco avanza ai vampiri dell’oblio
censure inconsapevoli dell’io,
di quell’io che resta esangue
di quel viver autentico che fu,
e il linguaggio così langue
e in parole è difficile tradurre
quel ch’era allora ch’ora non è più
e difficil è sedurre
chi vuole d’un poeta ber quel sangue.

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