«È tramontata la luna/ insieme alle Pleiadi/ la notte è al suo mezzo/ il tempo passa/ io dormo sola». Frammento di Saffo che Salvatore Quasimodo ha rielaborato unendolo ad altri frammenti (Lirici Greci, 1942). Sulla stessa traccia poetica m'immedesimo in lei, Saffo, e la interpreto liberamente con un sonetto, mantenendo l’io narrante al femminile.
Tramontata è la luna icona altera
e le Pleiadi a mezzo della notte,
e pur mia giovinezza giunta a sera
s'è perduta nel tempo che la inghiotte.
Sola nel letto mio son prigioniera
di quelle ormai lontane ardite rotte
con Eros navigate a primavera
nocchiero d'arrendevoli mie lotte.
Ma l’amore ancor l’anima mi scuote
come un vento che irrompe tra le membra,
che subdolo risal dalla mia selva,
e ardente desiderio mi percuote
che il miele d’ape e l’aloe greve assembra,
dolce amara indomabil questa belva.
Il testo di Salvatore Quasimodo (“Lirici Greci”, 1942)
Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte
anche giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.
Scuote l'anima mia Eros,
come vento sul monte
che irrompe entro le querce;
e scioglie le membra e le agita,
dolce amara indomabile belva.
Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero.
Tramontata è la luna icona altera
e le Pleiadi a mezzo della notte,
e pur mia giovinezza giunta a sera
s'è perduta nel tempo che la inghiotte.
Sola nel letto mio son prigioniera
di quelle ormai lontane ardite rotte
con Eros navigate a primavera
nocchiero d'arrendevoli mie lotte.
Ma l’amore ancor l’anima mi scuote
come un vento che irrompe tra le membra,
che subdolo risal dalla mia selva,
e ardente desiderio mi percuote
che il miele d’ape e l’aloe greve assembra,
dolce amara indomabil questa belva.
Il testo di Salvatore Quasimodo (“Lirici Greci”, 1942)
Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte
anche giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.
Scuote l'anima mia Eros,
come vento sul monte
che irrompe entro le querce;
e scioglie le membra e le agita,
dolce amara indomabile belva.
Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero.

Commenti
Da tempo insisto, ma non saprei come muovermi e a chi rivolgermi, sull'opportunità di un moderno "ritorno all'antico" in poesia. E non solo in poesia, ma mi fermo qui, perché andrei fuori campo e certamente non ne sarei all'altezza.
La rivoluzione digitale sta distruggendo le nostre residue risorse "spirituali" (uso il termine NON in senso religioso). Dobbiamo riportare i canoni dell'arte, di qualsiasi arte, laddove gli algoritmi non potranno mai arrivare. Ma sono pessimista.
Abbiamo ancora un vantaggio difficile da colmare, cerchiamo di non sprecarlo per interessi di bottega. Vogliamo rifondare una sorta di neo-neo-umanesimo? (correggetemi se non bastano due nei!)
Una Lingua che si è elevata ad Arte, a guisa della pittura dove contano il tipo di pennello, la sfumatura di colore, la frangenza della luce, ... che fan capo all'emozione che un dipinto vuol esprimere e, nel contempo, suscitare!
Sai, sono preoccupata più della dilagante indifferenza in cui si sta inabissando l'Umano Essere, che dell'Intelligenza Artificiale! La seconda è conseguenziale alla prima!
Come diceva la battuta: "Non è tanto dell'Intelligenza Artificiale che ho paura, ma della Stupidità Umana!"
Ad majora!
Condivido quanto dici a proposito dei tuoi stati d'animo e ti ringrazio per gli impliciti apprezzamenti del mio testo.
Io credo che l'I.A. in ambito letterario finirà per integrare, o addirittura sostituire l'opera umana solo nella narrativa, specie quella "mistery" o comnuque nei prodotti d'alto consumo.
In ambito poetico farà strage di poeti mediocri ma difficilmente potrà competere con l'autenticità dei migliori.
Se poi dovessimo ritornare (io mi sforzo di farlo) agli antichi canoni della metrica e delle rime, credo che il gap tra uomo e macchina sia destinato a restare ancora a lungo.
Non potrei aggiungere altro!