Afferro ombre di uccelli,
ghermisco spettri d’erba nel vento,
come in un gioco di bimbo
al crepuscolo.
 
Metafisica di sagome autonome,
poesia della rimembranza
e della disillusione,
tra diplomazie di sorde battaglie.
 
Analisi lenta di vibrazioni,
scienza atomica dell’anima,
musica della volontà,
fragile anagramma del grigiore.
 
Parole oziose,
perdute in sciolte metafore,
incatenano le mie ombre
in vaghe angosce
e in stupide fondamenta
dell’espressione umana.
 
Paesaggi colorati
di case e comignoli,
di prati e foreste,
di speranze e felicità.
 
Paesaggi scialbi
di anime monotone
che salgono in superficie
con parole antiche
e gesti logori.
 
Cornici che inquadrano sensazioni,
rilegature di ciò che pensiamo.
 
 
 
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Profilo Autore: Vincenzo Melino  

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Commenti  

Alberto Automa
+1 # Alberto Automa 01-09-2012 15:32
...quando la tristezza è sublime... bravissimo :-)
scoria
+1 # scoria 01-09-2012 20:25
Bella poesia con un buon finale.
Nadezhda/Speranza
# Nadezhda/Speranza 02-09-2012 14:15
Molto ben scritta, complimenti.
Rita Stanzione*
# Rita Stanzione* 03-09-2012 03:03
Introspezione di spessore, sonda lo spazio interiore e ce lo mostra in una bellissima forma

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