I fili sottili della vita mi tengono
sospeso tra Terra e Cielo,
ordendo la trama, sognando
il sogno, attraverso i due mondi
volerò.
Con te come musa, Madre, creo
la sostanza dei miei sogni,
lasciando che l'artista che è in me
forgi con rispetto la mia vita.
Modello l'argilla delle esperienze
in una sacra Ciotola di Medicina,
catturando l'essenza del vivere
che canta nel profondo dell'anima.
I segreti della Creazione, Madre,
mi hanno insegnato a distruggere
le catene che mi legavano
limitando l'espressione della mia gioia.
Mi hai insegnato il travaglio che
dà la vita alle visioni interiori e le
libera come frecce d'argento che
riaccendono il fuoco della Creazione.
il vento sui capelli e questa bellissima luna cerata che insegue i miei passi
è il mio pensiero per te!
All'improvviso migliaia di luci colorate
si allungano alti nel cielo
e sono tanti i tonfi fortissimi
riesco quasi a contarli...
...uno...due.......trendadue!
Rabbrividisco....quasi mi ricordano le tue ferite!
Eppure io sono sola e sono serena,
tu ora lo sei?
La leggera ala dei gabbiani
scuote la barchetta bianca corallo
ormeggiata tra le onde,
argentati luccichii tra i sassi...
Solo la voce del mare,
poi spunta una stella ....bella, luminosa ,
ed io non ho più paura!
gabbia, la pelle rugginosa assetata d’eterno
luce sul dorso lieve nel riverbero
deforme mutante argine d’essere.
Il pallore colto di mille ortensie
imbianca la malinconica preghiera
funambolico filo dal perduto sentiero .
Depone l’affanno ceduto al futile
l’indulto sogna l’approdo al fine
battezza lo spirito dal bianco destino.
Si fa premio il morire e la franchigia
a cenni chiede scusa all’incauto slancio
addenta l’arroganza dalle umide ciglia
e poco importa se incalza il fato al pianto.
E’ pena d’amore, sviene lo scheggiato intero
l’eterno torreggiare sulle reliquie vive.
Che siano quartetti d’arco armati
i nostri astri, violini di dolore tatuati
ascesi all’amore senza senso
e i nostri cuori fiori di campo
nel pianto del tempo.
Poco importa il fluire distratto
non ha memoria
ma Lei la nutrita, la rinunciataria dal pacato gesto
lei la sola in risposta al falso solco
perdona il cedimento.
E’ speranza d’anelito orfano
libra in excelsis Deo marosi imponenti
e coni d’ombra dai turbati fermenti .
Là dove s’intreccia l’espianto soffocato
è messa a dimora l’emozione scissa
là il colpo secco vibra, vivo di spettacolo arso.
E non rimane che popolare d’urla le gesta
immerse nel subbuglio d’imperituro evaso
perpetuo paladino del risorto.
Recide l’anima l’ombra e le mostra la nuca
adagia il cuore arreso al sospeso
sull’intimo foglio danzante distacco,
in poesia chiamata destino, l’ultimo divino.
la mia ombra riflessa
lungo la salita pietrata
fantasma di stelle e di voci
sotto il brivido
dell'ultimo Inverno.
Profuma il silenzio
nelle porte chiuse assenti di luci,
poco più in la un rumore
stringe il ricordo.
Mancano ...
I giochi spensierati,
i gessetti polverosi,
gli aquiloni di carta,
i vichi di urla e di risate.
Sui gradini di pietra
l' armonia antica
di giunco e vimini intrecciata
e affaccendati mani di pizzo,
uncinetto e fantasia.
Restano... Muri smunti e ragnatele
imperlinate di rugiada,
parole incastrate e sfuggite
senza eco.
Di pane, olio e zucchero
l'ultima carezza.

di assoluzione i miei pensieri
schiavi essi della mente
confondono la ragione
che offende la vita
e volano basso con pigrizia.
Cosi cresce l’invisibile vuoto
e con minuzia sprofondo
nell’oscuro dei miei stessi occhi.
L’orizzonte
è sempre più diviso
e gode assaporando parti di me
in una guerra già decisa
cosi flebilmente abbasso le armi
a quella voce informe
strillante nella mente
che di continuo mi assilla.
Percepisco ciò che mi attende
e odo la mia non parvenza
rimasta sulle indifese speranze.
Nascondo con le mani il sole
e con gli occhi pieni di lacrime
percorro la strada
che porta fino alla follia
colando a picco nelle fragili immagini
che offre la crudele realtà
capace di mettere la parola fine
ad ogni mia certezza.
memorie ai profumi di bambina
odori di borotalco e latte partorienti
soffici occhi al ventre della vita.
Ignaro l’essere è nido di beatitudine
assolo invaso di luci delicate
il sentire sedotto da passi sondati
gesti sussurrati dal susseguirsi delle stagioni
naufraghi cuori sommessamente stolti.
Occhi serrati e bocche tacite allora
l’inquietudine avvolta s’annida sola
è solitudine, baracca divenuta casa.
Occhi che non riescono a vedere occhi
anima muta che non dialoga all’anima
dolcezza inferta orfana di pace.
L’ascolto narra un dolore buio
e la magia della natura la sua voce
ha pareti di cielo lastricate di sogni
la tenerezza della caducità possente
la vita fiorita nel niente, sempre.
Germogliano grazia le rose al mattino
cullano doni, tesori di sepolta armonia .
Ma il cuore non stempera il vuoto
s’allea alla scrittura e non mente
scava fino a far sanguinare l’uni-verso
fino a veder danzare il palpito al passo
come pietra ardente di pentimento
dolce amplesso d’un mondo sommerso.
in questa primavera stanca
ho sorriso piangendo
al tuo sguardo incerto
mentre nel cielo terso
gia si aprono nuove margherite
e tra le distese del mio Salento
ruvidi giorni
si mescolano al dolce
nettare della vite
ho inseguito il tuo stare ferma
accanto alla mia distanza
ora sono
nel tuo tempo
abbracciami
Un po' di mare
via da quelle agonie
da storie nere che non sono mie
Un po' di mare
acqua salata
in una gola assetata
d'amore e liberta'.
E tu sole non ti fermare ci vuole luce per sperare.
Un po' di mare
via dalla noia
vestiti leggeri in cerca di gloria
Un po' di mare
onde agitate
sulle mani sudate
di passioni e liberta'.
E tu cielo non cambiare , ci vuole il blu per sognare .
Un po' di mare
via anche da Lei
gelida donna che esponeva trofei
Un po' di mare
sabbia bagnata
sulla mia vita cambiata
di colori e liberta' .
E tu allegria non mi abbandonare ,ci vuole gioia per continuare .
solco primitivo avvolto da spire in ansia
fino a giungere all’essere anima a casa
vincolo ansante di profondità indifesa
verità di verità con lo sguardo avaro
e il patteggiamento divenuto caro.
L’oltre dove il nulla è tutto e il tutto è oltre
e il lutto trama il tratto all’essere.
Sonnecchia la speranza sul filo al dubbio
tra picchi di gorgheggi e intarsi d’aghi
dissacrante gioco nell’inseguire nuvole
nidi di parole al torchio arroventate e sole
che tentano di riconoscersi sconosciute
appena appena giusto al contratto punto
solo per chiedere d’esser figlie del vissuto.
Se non sarò, cosa sarà di me l’ardimentosa poesia
vigneto d’ombre dall’ampia fantasia
lungo il senso intrapreso e già perduto.
entri nella mia casa
sul mio divano ti sdrai
atteggiata a gran diva
Sei bella, eterea
di bianco vestita,
danzi leggera sulle note
di una musica dolce e triste
emanando delicato profumo di rose
Nulla ti offro da bere,
già ti disseti delle lacrime
che scivolano dalle mie ciglia,
ti nutri dell'essenza del mio cuore
Mi sorridi dolce posando
una leggera carezza sul mio viso
dietro quel sorriso leggo
la tua vittoria di cui orgogliosa sei …
Si per un momento
ti sei impadronita di me,
un momento lungo giorni e notti,
ingenua Signora Solitudine
tenuto conto non hai dell'amore
che batte nell'anima mia,
in ogni fibra della mia pelle
Seppur stanco il corpo
seppur sofferente la mente,
mai sarai mia padrona per sempre,
un sorriso mi sgorga dal cuore
raggio luminoso illumina il buio
a te intorno e ti dissolvi
nel vento sconfitta
dalla speranza, dalla fede
dalla forza trasfusa in me
per la voglia di vivere
che mai mi abbandona ….
Un bambinetto addormentato sul prato
occhi di danzante alchimia in sogno
immagine nata dalla dolce malinconia
lasciata annichilire lungo l’ascetica via
sul respiro d’un fiore che non beve cielo
una carezza sulle note del pensiero
un addio lieve dal gentile inchino.
La paura misericordiosa d’amare
la perdita dal dolore redivivo
lame su rime ad intelletto ferito e schivo
che s’apre a scelta per imparare il senso
il cammino stanco tra l’uno e l’altro
distruggendo il tempo ad ogni nesso
nella speranza abile dal mestiere perverso.
Fissità d’estasi, orizzonti tersi e calmi
in missione di devota desertificazione.
Nel chiostro un raggio di luce
così simile alla mia solitudine.
Un dolore nascosto,
il subbuglio dell'anima,
il rumore di una poesia,
il vento fresco della sera,
l'aurora sulla pelle,
i rintocchi delle ore confuse,
la neve che cade,
l'assenza che tace,
gli angoli di un profumo,
una carezza,
un foglio bianco d'attese,
un eterno istante che
scivola la vita.
Gli occhi !
Gli occchi abitano fluidi
le emozioni,
i pensieri ,
le debolezze,
accolgono la tristezza,
la fragilità,
l'umanità,
il battito del cuore
che non soffoca,
il volto di ogni stagione
racchiuso
in uno sguardo muto
quando d'aria hanno
certi silenzi .






