È meritevole il pensiero
del concesso merito
nella frangia di vita
in quel pensiero sdrucciolevole
che diventò pesante
fino ad esplodere
Eppur sono occhi questi occhi
che in fondo non videro
il merito fasullo donato fino ad oggi.
Nessuna scelse
Rotolammo nel senso circolatorio
in quella posizione fetale
fino all'esplosione nella luce
Pianti e risa s'alternavano
come il silenzio e lo stupore
senza verbo nella lingua
arsa affamata gonfiando
Or si ritrova a fare i conti
con quei silenzi
con il verbo che riempì la bocca
soffocando nelle ingiustizie
Se basta è il basta
cosa ne rimane del bene
di quell'amore filiale
sperduto nell'arso deserto.
Mi dipingo Signore
come una foglia.
Adagiata al mio albero
fuggo da tutti i pensieri,
accendo i rovi lungo il viale
sembro un raggio di sole nell'erba taciuta,
dono l'odore al soffio fresco della sera
e inganno e rubo carezze.
Muta,
poso un bacio a quest'aurora
e se piove o cade la neve
dammi Signore
l'ultimo palpito del cuore,
dammi una rosa rossa e il suo profumo,
il volo mite delle rondini
mentre guardo il cielo attaccata stretta al ramo
accolgo quel vento d'incertezze ,
delicato penetra fin dentro alle mie radici.
Senza lamento .....senza miraggio....
Dammi un dormire sereno accanto!
tra le righe di ogni verso
scritto e umido da una stilla di rugiada.
Ora non sei più goccia
prigioniera tra le mie mani,
ora sei goccia invisibile
che scivoli e t'allontani
nell'oblio dei sensi.
Hai diluito illusioni,
candida d'inchiostro hai
accolto canti e deliri,
hai romanzato favole ,
palpiti, assenze, prodigi,
hai rammendato amore!
Ora vai... e non voltarti,
torna silenzio.
Questa pioggia è
un dolce piovere di lacrime
e pensieri scomposti.
E ha coraggio!
Tra i nascosti pianti
non tace, non inganna,
non inquieta, non lamenta,
pura come la neve
accoglie i passi e
il suo sciogliersi lento che avanza
con un raggio di sole.
E se non è Primavera
e non ha calore
è un arco d'amore,
posato su quel bacio
in segno di pace.
bianca pietra illuminata,
guardi nel mio io
con privilegio d'intromissione
anche quando vorrei essere lontano
e chiuso in ermetici silenzi.
Hai le chiavi degli animi
-o dei miei pensieri almeno-
ed io sono tuo schiavo
allo scadere delle maree delle sizigie
quando vieni a far l'amore tra le mie sponde
e mi riprendi con cordami di luna.
Tutto si quieta, tu mi conosci.
E anch'io ora
godo la tua pace
infine
tra spiagge mie
e occhi brillanti
E poi ci sono i ricordi
che assaporo ...
quelli fermi sulla bocca ,
quelli che lasciano dolcezza,
quelli che non dimentico.
Hanno il colore delle nuove foglie,
delle rose rosse e in quel profumo
trattengo la carezza.
Rivedo le mie trecce
sciolte dal sale
mentre il mare mi allontana.
Assaporo gli occhi
di mia madre
e il pianto d'una Primavera arresa
al suo sorriso.
Appesa una preghiera
ancora mi parla di lei...
dove si posa
colora i cespugli di rovi
di sottili e fragili foglie,
i colori inventano i giorni,
tramutano i sensi.
Appoggio i pensieri
sul cuscino
conservo un cielo stellato
all'angolo del petto
e ogni tanto .
ci appoggio gli occhi.
Dimenticai
i falò dell'estate
le albe meravigliose
le carezze del vento.
il pallore del buio
appena sentii i tuoni .
Dai vetri intarsi di grumi
e nuvole nere
il cielo e i muri del colle.
*
Immaginai allora
la nebbia scarlatta
la spiaggia deserta
la notte dispersa
i drappi schiumosi del mare
nella pelle di fragola.
*
E nel respiro
dividemmo i pensieri
e tu mi guardasti
come si guarda
la pioggia!
trovo la tranquillità
oh mio Signore
guidami nel vento
e io proprio io
voglio scrivere la parola
accetta
io sono il vento e conosco
le vie del firmamento
sono vestito di grigio e di nero
ed io proprio io
sono colui
che aspetta
e che scrive la parola
accetta
Ho un foglio bianco tra le mani
e centinaia sono i pensieri
che si spogliano al silenzio del mattino.
Ma è l'Autunno a scrivere i miei versi
d'inchiostro indelebile e senza rimorsi.
Cosi scrivo di te... e mi commuove
quel brandello di cielo azzurro
che spicca beffardo dai vetri
anche se fuori piove, mi ricorda:
che "dopo la pioggia c'è sempre il sole!"
Non ho paura della solitudine
del vuoto, voragini dell’anima
e dello Spirito
Non ho paura perché mi nascondo
dalla luce del cielo
che vuole illuminarmi
che vuole eliminarmi
e mi conosce nell’intrinseche debolezze
tentazioni, dubbi e incertezze
di un uomo che vaga nella corrente
per abbeverarsi, cercarsi inutilmente
E allora chiamatemi vigliacco
quando mi vedete scappare
davanti a una montagna di ghiaccio
a un amore o all’immenso
da quello che non tocco
da quello che sogno e che penso
Chiamatemi bastardo
quando mi vedete sniffare calore
e con la lingua tra le cosce di lei
assaporare la vita
che mi pugnala alle spalle
Chiamatemi verme
carogna o codardo
quando mi vedete rotolare inerme
sulla sabbia di mille maree
Quando mi accorgo di essere niente
e mi travolge la luna di questa notte infinita




