Vorrei immergermi negli abissi più profondi,
per ammirare le bellezze di un mondo sconosciuto.
Vorrei penetrare in un maestoso vulcano,sentire
la calura intensa di magma incandescente,
che brucia le mie carni d’una infernale passione.
Vorrei camminare nei boschi impervi,assaporare i suoni
selvaggi della natura inviolata,
rendendomi schiavo ai loro richiami.
Vorrei che tutto questo non fosse solo un sogno,
perché ciò che mi aspetta dopo il mio risveglio
è solo un reale incubo.
Possibile che non riesco mai a capire
che la vita è racchiusa in un attimo?
E ogni volta ci casco
la inseguo come il falco
sul filo del mare in tempesta
mi spingo lontano, fino a largo
e in bilico tra la morte e il ricordo
ci infilo il mio sangue e anche la testa.
Non riesco mai a capire
che la vita è solo un momento
magari forse due o forse cento
e tutto il resto è un contorno
di parole e di pianto.
Imperterrito
continuo a seguire le ombre
fantasmi di luna che specchiano luce
per distrarre le mie paure
nello specchio antistante
di un amore senza confine.
Che folle!
m’illudo sapendo
e non mi fermo
rincorro sagome e anche me stesso
giro e rigiro non trovando il pertuso
nel labirinto di una perenne bugia.
Sospiro
e raccolgo le ultime piume
di un volo iniziato per gioco
al di là del solito fiume.
alla vita quando la rosa s’apriva
al raggio intonando canti al vivente
o quando l’aria s’accoccolava adagio
nel cuore del vento
per divenire vertigine in volo.
E mi chiedesti se la luna annuiva
quando la notte mi rapiva i sogni
sotto chimere vibranti di cielo
in nidi pigolanti e disperati
appollaiati al grido morbido e cavo.
E mi chiedesti se la poesia sapeva
ascoltare in silenzio il tempo del pianto
o l’amore maturato in radici d’ali
e se le voci spaccavano la vigna antica
scavando memorie in concerto d’ore
nell’infinito o in ultimo volo d’eternità
da nutrire sotto ceneri di valzer
nudi al fragile dialogo d’anima
come luna a specchio in mare aperto.
Assaporo quel passato
sui sobborghi d’orizzonti
senza luce,
dove i ricordi affamati
di lacrime,
annegavano la mia serenità.
Ho cercato di vincolarmi
dalle selve della malinconia,
aggrappandomi a pensieri vivi,
ma tante volte son caduto
dentro quelle menzogne
che uccidono l’anima.
Ora sento il bisogno di urlare la Vita
verso un nuovo tramonto
per ritrovare la luce del mio cammino.
ma nulla di nulla
di ciò che mi stritola il cuore
non versi d’amore
scolpiti nel marmo
non strenuo dolore
affogato sul mare
c’è il vuoto
incolmabile e tetro
che viene da dietro
le spine del mondo
dal buio profondo
che grida vittoria
e se chiedo alla storia
di darmi una mano
risponde che il tempo
è tiranno e sovrano
ch’è pieno di buche
riempite di niente,
per questo stasera
zittisco il mio io.
Mi confondo di mare e di collina
di profumi e di aromi,
di tiglio, rosmarino, ginestra selvatica e limoni.
Dalle viti ora verdi di foglie
raccolgo acini acerbi intrecciati ai viticci.
Dall'alto rocciose
annaspano i fichi d'india i colori del sole
coi fiori rossi e gialli,
i frutti carnosi avanzano i dolci e sanguigni sapori
ed io aspetto di cogliere l'odore della vita
sotto il sole d'Agosto!
della foglia che cade,
nella pioggia prosciugata
dal sole di passioni estive,
nei lucernari dei viottoli randagi,
nel flebile ondeggiare
delle candele bianche di chiesa,
nell'aria compressa
dalle mani giunte dei mistici,
nel mormorìo sommesso
di labbra angosciate
dai tuoni della guerra,
nei rumori delle piazze
e delle strade solcate
da regine e miseri musicanti,
nell'angusta ottusità di un infinito
che mi scoppia nelle vene.
Non ho altro da offrirmi
che questo vento fortunale;
spacca i rami,
forse spacca e basta.
Chiudo allora gli occhi,
non li riapro.
Non ho altro da offrirmi
che la sua rabbia,
che gratta via le nubi
da un termosifone arrugginito.
Mi dice di tacere.
E' lui la mia voce ora.
Tutte le parole
che non ho saputo dire agli uccelli
le sta sputando in alto.
Mi addormento al suo urlo pulito.
Barzellette imprecise
passano da ogni fessura marcia.
E' la guerra che mi voglio meritare.
Maledetto il vivere con un senso;
già: quello più distorto.
Maledetto tutto ciò che penso.
Non ha paura chi è già morto.
Maledette le bastarde coincidenze,
l'unica via per una volta solitaria.
Tutti gli insulti alle scemenze,
il bruciore di una processionaria.
Maledetta questa vita a digiuno,
ma dal digiuno il sangue porta al cervello
ciò che non può capire nessuno:
non capire niente è così bello!
Maledette le sorprese a tarda notte,
gli incontri che ha voluto il destino,
ogni singola serpe che ti fotte,
il prezzo della resa non lo riporta il listino.
Ti amo piccolo dolce mattatoio:
questa lenta morte mi tiene compagnia:
non il taglio netto di un rasoio,
ma la morte che lenta mi porta via.
Mi porta via senza l'inganno degli stili;
senza lo scrupolo della punteggiatura.
Senza neppure tagliare i fili,
senza neppure farmi una puntura.
Ora che si incrociano i destini
voglio lasciarmici schiacciare contro
e per i palati più sopraffini
mi ci lascerò spazzare dentro.
Aveva un amante la scienza,
così pure l'amore ma non la crudeltà.
Ho un banchino solitario in una stanza:
l'unico sfuggito alla realtà!
Pensi
Le serate a chiacchierare
La tempesta,
Un fulmine è piombato dentro di me
e lieve soffia di coscienza e lambe
le fronde. Non t'affliggere alma stagna
nell'ira folle ch'orbi ti fa l'ambe
due occhi del veder il ben di parte.
Mostrati quella ignudo infin le gambe
più del coverto piagner di tua arte.
L'inveir è sputare Amor che truona.
Somma voglia è l'odiar omai in disparte
della vita, e amar contra persona.
Non sdegnar, alma lacera, di cui
c'è fiato l'esser vero ch'entro suona.
Io son colui che t'alza poi che rùi.
Io son colui che per gran tempo fosti.
Colui che paga per l'errori tui.
I mal ch'al tuo voler fuggon ascosti
schifi oltraggiata come iroso in pena,
perché non sa del vin ch'ignora i mosti.
Ritorna a tua matèr che in te si scena,
pensa ciò che t'imbocca'l primo autore.
E' l'or che tua memòr ti rieda plena.
Amor artiglia lesto 'l gentil core
com'aquila suol far con la sua preda,
e 'l trofeo non molla pria che more.
Amor sostène e abissa sanza meda,
di luce tigne i giorni o di tempesta,
per fato questi il pasce o li depreda.
Amor da cenre dolce si ridesta
come in aer maestosa la fenice
e volando soave il mondo assesta.
Il tuo penser ch'a Lui lo svago addice
è pellegrin che va per fioco viaggio,
ma questo metro a te e in eterno dice:
"Elli è folle, ma in chi ne fa un oltraggio
rifiutasi di porre sua radice.
Nel fiacco non divampa, in chi ha coraggio! ".
di stizzosa rabbia
che insecchisce in me
ogni soffio
Franano
selve di speranze
alle quali avevo affidato
Ingoio con disgusto
sapori come aghi
Immobile ascolto
i palpiti contorcere
Revival







