La mente è un marasma
di pensieri, parole
che cozzano tra loro
non dando vita ad un pensiero finito,
persa il respiro convulso
impossibile mi rende il far poesia
Vorrei parlare di te amore che sei la mia vita
di voi figli miei gioielli preziosi,
ricordo ancora il vostro primo vagito
l'inizio della vostra vita ….
Sbraitare con forza la rabbia per tutto ciò
che dolore crea a me ed al mondo intero
spaccare a pugni questo muro di nebbia
duro come il cemento e liberare il cuore
E viaggiare sulle nuvole a caccia di parole
imprigionarle nella mia penna virtuale
e scrivere, scrivere in lettere maiuscole
della vita che ci consuma pian piano
come un cancro maligno
che si mangia ad uno ad uno gli attimi
che dovremo vivere lasciando solo scheletro e pelle,
l'autopsia non rivela la causa della morte
Perchè è morte apparente, come zombi
continuiamo il nostro cammino, inorridiscono
gli occhi di coloro che ancora sani sono
perchè in noi si specchia il loro destino ….
e frescura di acqua
bevuta nell’incavo delle mani.
Ombra di grandi alberi
per riprendere fiato in salita.
Falò per accompagnare
interminabili notti
e bivacchi sotto le stelle.
La vita si perpetua
nel viso dolce
di un agnellino appena nato,
nella fedeltà di un cane da gregge,
in una foglia
strapazzata dalla tempesta.
per occhi e mani che hanno più respiro
e ieri sarà un domani certo senza conti
nel mentre mi chiederò per sempre se son vivo...
Ho spesso pensato che io avessi un ruolo
qualcosa di simile ad una competenza
deciso dalle tante facce della vita, con un solo
punto in comune, quello di partenza...
Ma poi, ad un certo punto della tua esistenza
ti fermi, quasi a rigettarlo, quasi a rifiutarlo
e ti chiedi, se in questo tuo discorso di coerenza
questo tuo ruolo riesci ancora a sostenerlo.
E poi, riaprire gli occhi sulla mia "terra"
ed innaffiarla con il limo,
spegnere piano questa nostra guerra
ed aspettare che fiorisco il tuo giardino.
Il tuo giardino...
Decidere, di andare avanti senza fermarsi,
decidere di non pensare e andare ad oltranza
decidere di farsi un poco bene, ed incontrarsi
e stringersi forte a farsi male, finché non è abbastanza...
E poi, incrociare le mie mani con le tue
scambiarsi l'anima compreso le miserie
per perdonarsi semmai, dandosi un bacio sopra alle "bue"
e dire:"non c'è problema... lo so, ci sono cose, ben più serie"...
Io credo, che il tradimento un po' ne faccia parte
di ogni storia, anche della migliore
ma tu,
tu come un cancro, una cattiva sorte
m'hai fatto un male che non poteva essere peggiore
Io, attraverso i tuoi occhi e il cuore
ho visto la pellicola della mia vita
primo e secondo tempo insieme
senza avere mai una via d'uscita...
...E, adesso il tempo ingoia gli affronti
per occhi e mani che hanno più respiro
e ieri sarà un domani certo senza conti
nel mentre mi chiederò per sempre:
Ma io son vivo?
Si recide la scia di un ricordo
l’iride è assente, un pozzo bianco
per entrare nel piccolo male
Così cade la testa al sogno nel mezzo
e dita a grappoli stridono sulle lenzuola
Verrà un rimedio per eludere il freddo
un momento da corpo estraneo
viso lontano, preda di forme casuali;
si rimargina piano un’emozione spontanea
sponda concessa allo strappo
Camminiamo sui numeri delle facciate
si sono sbiaditi i nomi alle strade
si diffondono nel silenzio
e sulla grigia monotonia
di un vicolo cieco.
Voglio abbandonare i miei doveri,
ripudiare il focolare domestico
e vivere di indeterminatezze
tra grandi torpori di follia.
Come una filigrana in movimento
abbandono falsi merletti di maestà sognate,
come amarezza d’intima vacuità
trascino l’uggia della pioggia esterna.
Un soffio lieve di vento
squarcia in dislivelli aerei
la caduta rettilinea degli scrosci
rischiarando una parte di cielo.
Dopo il piovasco resta
un pulviscolo di diamanti piccolissimi
come nello scuotere di briciole
da una grande tovaglia azzurrata.
Come memoria d’infanzia
chiusa nella soffitta polverosa
di casa altrui
vago senz’anima e pensiero
per strade che contornano montagne.
Inconsciamente sgambetto
per valli nascoste
tra impervi pendii,
perdendomi nel paesaggio
come in un quadro.
Non c’è quiete in fondo al mio cuore
e non c’è neppure desiderio di averla
come in un vecchio pozzo
al confine del podere venduto.
Volgo lo sguardo al cielo
con aria di sfida
e disperata follia.
Spinto da una voce interiore
raccolgo freneticamente
rami spezzati,
pezzi di tavole tarlate
e foglie secche
accatastate sul selciato.
Il mio animo turbato
si acquieta dietro fiamme
crepitanti di scintille.
Nell’opacità della notte
bagliori intermittenti penetrano l’etere
come lame incandescenti
e annientano le tenebre.
E mentre l’odore acre del fumo
riempie le narici
un dio amico
trascina sorrisi di bimbi
in un girotondo
di antica memoria.
Trovo stimoli di vita
in sogni bui
e nei suggerimenti del maligno.
Trovo serenità
in danze scaramantiche.
di me
se nel suoascoltareson parole senza note
nell’infinito demolito dal nulla,
lontano, da battiti di farfalle
di sorrisi, di parole, tumide d’acqua
chiuse, nell’indolente sole
che, non dà luce al cupo anfratto
arido di carezze,
di sogni colmi di solitudine
e vecchi consumati mobili
da buttare via,
eppure, solo cosi vive
il mio cuore, malato d’amore.
le ombre del passato
si scontrano in un banco di nebbia.
Come cervoni a primavera
le ombre del passato
sgusciano nell’erba dello stradone
perdendosi tra le siepi
e gli ispidi cardi
del vasto tratturo.
Mi rifugio nei ricordi
e in un flusso di sangue fresco
che scorre lento
nelle vene indurite.
La luce degli occhi illanguidisce
e lo spirito annaspa
in una coltre di vapore,
caracollando come una nave
tra i marosi.
Soffro in silenzio
e mi mordo le labbra
sfogando la rabbia
nel desiderio di sopravvivenza.
Come un relitto
avvinghiato in una morsa d’acciaio
diffondo il mio respiro asmatico
in ogni angolo della casa.

Il fuoco si accende
fumo acre intasa la stanza
annerisce i muri
pizzica il naso
brucia gli occhi
annebbia la vista
barcolli in apnea
cerchi ossigeno
acqua fresca da bere
trovi porte chiuse
inferriate alle finestre
annaspi carponi
nell'odor di bruciato
l'anima si perde.
Di suoni, di odori e di voci,
delle variazioni della luce
e di ombre in corteo.
Di albe tutte diverse
e dei tramonti visti un’unica volta,
del variabile vento,
dell’odore del latte che esce
dal bricco e che brucia,
dell’amore, magari espresso a fatica,
per i miei cari e non del mio ruolo
di figlio, di padre, di uomo.
Delle notti sudate passate in amore,
di quelle presenti e future
stretto al tuo corpo infinito.
Della polvere accumulata in cammino,
nel procedere per strade diverse,
del cadere e ricadere in simili errori,
dei giochi conclusi e anche di quelli non fatti.
Mi si chiederà conto,
non certo delle molte parole,
non certo dei tanti discorsi,
non certo di mille apparenze.
I tanti perché, i motivi,
l’immagine prestata alla gente
non interessano ai piccoli Dei
nati con il mio primo respiro.
E’ il come che conta
è il come che salva e decide
è il come si vive che vale.
Abner Rossi
15 Settembre 2012

esporre i miei pensieri
dividerne le gioie,
i dolori, i dispiaceri.
Mi sento in una gabbia,
chiusa nel mio silenzio,
chiudo gli occhi
e dialogo con me stessa,
mai una risposta,
mai una parola di conforto.
Il silenzio,
bello per meditare,
bello per raccogliere nella mente
spazi infiniti
ma il silenzio
può far male,
a volte
penso
d'impazzire
in cose inespressive,
volti inespressivi,
gesti inespressivi.
Pietre, corpi, idee,
tutto è inanimato.
Nella mia anima,
vedova e claustrale,
visioni di fuga,
un dolore intenso e invisibile,
una tristezza come il lamento
di chi piange in una stanza buia.
Nel mio cuore
si spalanca un abisso
e un soffio freddo
mi sfiora il volto livido.
Come un mendicante
piango il silenzio chiuso
di tutte le porte.
Una voce,
un canto,
un profumo occasionale
alza il sipario
dei miei ricordi.
emozioni intense,
ansia di cose impossibili,
nostalgia di ciò che non è stato
desiderio di ciò che sarebbe potuto essere,
tristezza di non essere altro,
insoddisfazione dell’esistenza.
Come tristi giunchi sulle rive
di un fiume senza barche
nereggiano nitidamente
fra margini distanti,
in indefinito pallore
di sera acquatica.
Lenta follia dello sconforto,
reminiscenze di un altro mondo,
reminiscenze intrecciate e mescolate,
come viste in sogno,
assurde nell’immagine
ma non nell’origine.
Lacrime senza pianto
ardono nei miei occhi induriti
e la finzione mi accompagna
come la mia ombra.
Una sorta d’angoscia inesistente
si rigonfia nella gola secca.
E cado addosso
alle speranze e alle certezze
come il tramonto
sulla collina.
Lo specchio rimanda
un'immagine che non riconosco
incazzata
con un pugno lo spacco
sette anni di disgrazie?
E chi se ne frega …
Lo specchio in cui credo
è l'anima mia
è ciò che viene letto
nei miei occhi scuri e profondi
la parte di me che amo di più
superbia permettendo ...
Io parlo con lo sguardo
più che con le parole
spesso esse mute
rimangono
imprigionate nella nuvola
di un fumetto
sulla mia testa
e rido dentro di me
e rido di me
mi sento buffa ma divertente
anche se non faccio ridere per niente ...
Fare il clown non sarebbe il mio mestiere
seppur mi son tatuata
sulla guancia
una lacrima nera
come Pierrot …






