ghermisco spettri d’erba nel vento,
come in un gioco di bimbo
al crepuscolo.
Metafisica di sagome autonome,
poesia della rimembranza
e della disillusione,
tra diplomazie di sorde battaglie.
Analisi lenta di vibrazioni,
scienza atomica dell’anima,
musica della volontà,
fragile anagramma del grigiore.
Parole oziose,
perdute in sciolte metafore,
incatenano le mie ombre
in vaghe angosce
e in stupide fondamenta
dell’espressione umana.
Paesaggi colorati
di case e comignoli,
di prati e foreste,
di speranze e felicità.
Paesaggi scialbi
di anime monotone
che salgono in superficie
con parole antiche
e gesti logori.
Cornici che inquadrano sensazioni,
rilegature di ciò che pensiamo.
più reali delle persone
che camminano per strada.
Falsi sorrisi,
inganni di tenerezze,
astuzia di carezze.
Vestigia di ore migliori
vissute lungo viali alberati.
Lampade spente
il cui oro brilla nell’oscurità
attraverso il ricordo
della luce estinta.
Parole affidate al vento
e alla terra,
fatte scivolare sulle dita
senza presa,
come foglie secche.
Nostalgia di fontane
situate in ville altrui,
razionalità di ciò
che non accade mai.
Ore d’ansia
nella mia azzurra tranquillità
e in immagini nascoste
nelle pieghe di un libro.
Tra le nuvole del sud
perdo la mia anima.
ho riposto i sogni
che ho fatto,
pochi sogni ma grandi
belli,intensi
come un lembo di mare
hai portato la freschezza
il profumo del mandorlo in fiore
come un'onda impetuosa
mi hai sommersa,
ma io ora non ho piu'
la forza di riemergere,
lasciami andare via
sarei l'onda
che trascina e porta con se
tutto negli abissi.
Lasciami andare via
con tutti i miei sogni,
perduta nei tuoi occhi
nella tua voce
che mi dava la gioia di vivere
portami nel cuore
assaporami come un pezzetto di dolce
ma solo un pezzetto
anche il dolce
può dare l'amarezza
se gustato quando si è troppo sazi.
dimentica quell'attimo
e ricordami
come un angelo
io poserò la mano sulla tua spalla
e ti saro' sempre vicina
addio
mio angolo di sogni.
Sera di vita propria
isola silenziosa
sorprende il canto
di un merlo veloce
un fiore sta morendo
è la sorte dell’erba
va tutto liscio
l’ombra di pace assorbe
Ho idea di un libeccio
che arriverà dal nord
forse è tardi
per sentirsi normali
non si muove.
Le parti del mondo, solitudini.
Hai parlato, detto, fatto.
Se va, un passo nel vento e dicevi: aria nuova .
Cambia.
Le cose uguali e le diverse.
Nulla può essere così cieco da vedere dove va il tempo.
E la tua voce, chiusa nelle parole.
In un lampo
disegnavi il percorso.
L'instancabile mente
non poneva domande.
Lei impavida
ti stava appresso
fin quando
sazio di pensieri
nel buio ti fermavi.
*
E
nel silenzio
sei ora immobile
interrogando le stelle
su quelle vecchie tregue.
Non è che il tempo passi più lentamente
a chi ha il sonno più leggero,
non è che i sogni cambino colore
se ti convinci che va tutto bene.
Non cambia il giro dell'alcool
vomitato nelle vene
se affronti le stelle a pugni chiusi,
nè il numero di guance offerte
a schiaffi sempre più sicuri,
a schiaffi sempre più decisi.
Rimane in attesa, il suono di chi eri,
rimane in attesa la telefonata a Dio
per chiedergli come,
per chiedergli quando,
eri o meno parte dei suoi piani.
Sguardi da miope affacciato al balcone,
pensieri tra il cappio e il cielo,
in attesa che lo stomaco bruci,
in attesa che il tempo
lo riempiano i tuoi sogni
e non fazzoletti bagnati
di quello che ero.

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n.d.a. – Nel nuovo inizio, nuova avventura, dopo la caduta, come il surfista prende la tavola, la vela e trepidante riprende il mare, cercando ancora di avere fiducia e ricredere in se stesso. In quel sentiero chiamato, vita…
A volte vorrei chiudere
parole in una fantasia
che non sanno di realtà
mentre taccio per non soffrire
ascoltando l'anima mia
son poche le cose
che sanno di me
in questo tempo
altro non è
un semplice sorriso
e parole mai dette
parole che non riesco a scrivere
in questo spazio
senza senso
mentre cerco
in me
note di un pentagramma
mai scritto
che non dividerò con nessuno
perché nessuno deve provare questa sofferenza
Questo amaro in bocca
che il fiele amico quasi sembra miele
Impietoso dolore egoista
mi vuole tutta per sé
Ha trovato la vittima
e gioisce di questo, meschino!
Grazie dolore
per avermi fatto provare
la morte nel cuore
cuori solitari
sedie abbandonate
in una triste festa
piena di convulsa
vitalità
dietro cui si cela
una rabbiosa solitudine
ansiosa di obliarsi
in un abbraccio
senza limite.
Batte impassibile
il cuore freddo
mentre i piedi
si muovono
come automi
incapaci
di deviare
dal tetro percorso
di una vita
che langue
inascoltato desiderio
d’amore spezzato
rimbomba
nel petto.
Attese infinite
spasmodici tentativi
di ricucire una tela
estinta
di nodi passati
ragnatela spietata
imprigiona l’anima
e il suo urlo
si infrange
nella sordità
di agghiaccianti
spazi vuoti.










