Prenderò la vita come viene
scavalcando le ferite dell'amore
soffermerò il mio cuore
tra sorrisi ingenui della gente
sazierò il mio sguardo
con azzurro cielo.
Camminerò non gli stessi passi
dimenticando un pò la nostalgia
quella che poi ti lascia
in mezzo al mare.
Eh si!
Prenderò la vita come viene
smorzando un pò la sete
berrò....
acqua pura e trasparente
scesa giù dai monti
non torbida come le parole.
Perchè uccidi la mia poesia?
Poesia è vita per me
riempie il mio giorno
mi fa scrivere ciò
che cuor detta
mi sorride
e mi accompagna
nel cammino tortuoso
della vita.
Perchè la uccidi?
Poesia è bisogno
di aria da respirare
bisogno di donare versi
che inteneriscano gli animi,
poesia è vita
la mia vita
non la uccidere
così uccidi anche me!
armati di coraggio
scendi a valle
spalmata di calce
in tacite raffermi
all'apice di ingressi
noiosi
che sprizzano
vecchissima lezione
antico vascello
dal timone arrabbiato
della battuta scogliera
dei candidi percorsi
cullati
che tremolano
tra il biancheggiar
di giunchi piegati
al venticello
pungente
dell'avviarsi per cercar
un buco
nell'inseguire
la tua sopravvivenza
da ottenere
nel tuo impervio
desolato cammino
Passi leggeri
sento nel buio
ho paura.
Odore forte
di foglie marce
sotto i piedi...
sussuri lontani
della natura.
Grido di un uccello
smarrito...
Nebbia fitta
non vedo.
Un posto freddo
e strano.
in lontananza
un campanello
che si ostina
e continua
a suonare.
Resta
il macigno
di una porta chiusa...
bisogna andare
scappare.
Un pensiero vagante
che nell' istante
congela nella solitudine.
Fuliggine nera
come inchiostro indelebile
prende forma
nella mia coscienza...
di un qualcosa
che mai se ne era andato
passi sempre piu veloci
passi che mi seguono...
è il mio passato.
Rimasi immobile davanti allo specchio
quello sguardo icastico,
sembravo affondare in quella palude.
nel buio ecclissato delle mie notti,
in quelle notti sorelle giudaiche,
alcove ideali per vivere e morire
annichilita sopra le macerie delle speranze
che scricchiolavano sotto i miei tacchi.
Passo dopo passo verso miraggi in fondo ai corridoi della mente,
ed alle pareti ancora disegnata la sagoma di me sbiadita
mentre sgranavo perla dopo perla
il tempo che assecondava l'inezia dentro la follia.
Nel silenzio della sera
resto sola di pensieri
che assillano la mente,
la tristezza è dentro al cuore.
Son pensieri
ma fan male come spine
quando pungono.
Resto sola
pochi versi a scaldar
antiche pene
questa notte sarà lunga
ma una voce mi sussurra
non temere sono qui.
Sviluppi, passaggi di stato, regressioni,
balzi del tempo, ancoraggi, fughe.
Decisivi episodi che sfuggono alla mente.
Fatti e vicende di cui non si ha coscienza.
Come fiume che viaggia sottoterra,
magari anche selvaggio, tracimante,
ma che non da segni di sé in superficie,
come altra vita che non si manifesta.
Eppure quel fiume, tutte quelle acque,
che scorrono in eterno movimento,
sono decisivi più di tutto il resto,
ti parlano con un linguaggio alternativo
come altra persona che vive nel tuo corpo,
la più sconosciuta, quella più distante,
un'altra persona a cui non dai risposta.
Altre strane e nobili esigenze trascurate.
Non esiste qualcosa che ti appartenga
più di quel fiume, più di quelle acque;
vivi immerso ma non te ne accorgi,
ti senti sempre asciutto, ma è tutto falso.
Non esistono in natura due fiumi uguali
- un po' come le impronte digitali -
non c'è definizione per quelle acque
il giudizio non vale, là nel profondo...
il bello e il brutto è di questo mondo.
Qualcuno dice di esserci arrivato,
di aver toccato e nuotato in quelle acque,
altri pensano che tutta quella roba sia l'inconscio.
Può darsi, io penso troppo, non miro ad arrivarci,
però ogni tanto sento degli spruzzi,
delle gocce che non sono solo acqua.
Mi capita (sempre) quando sono innamorato,
quando vedo delle parole scriversi su un foglio,
da quando vive con me un miracolo di donna;
anche stasera, quando ho preso per i capelli una poesia
che stava lottando contro la corrente,
per uscire fuori, farmi compagnia.
Abbandonarsi,
perdere identità, legami e storia.
Lasciare che il pensiero spicchi il volo,
senza obiettivi,
senza indirizzarlo.
Lasciare che ritorni al conosciuto
oppure che vaghi
in luoghi originali senza tempo.
Solo pensiero
senza corpo e sangue,
senza matrici,
senza impedimenti.
Fuori da ogni singola memoria,
oltre me stesso,
oltre quel che sono.
Lasciare che da solo
si rinnovi,
lasciare a lui soltanto
le sue scelte.
Andare al dopo,
a dopo le emozioni,
far sì che lui da solo
compia il suo viaggio.
Lasciare che viaggiando
si trasformi
in sogno.
In qualcosa di più
di quel che sa,
di quello che conosce.
Sfiori i confini
di nuove fantasie,
nuovi misteri,
faccia nuovi incontri.
Scopra infine da solo
come ritornare
ad una libertà
diversa e nuova,
come arricchirsi,
tracciare ancora rotte.
Mieto ciascun domani
vidimando la via del trascorso
per non far perire il respiro
curando ogni palpito
L’immenso regala calma
sono calore e luce gli sguardi
che vivono nel mio inferno
sognando la vita ogni mattino
Lascia infiniti segni la felicità
l’oscurità brilla nell’eden
mentre unisco i passi
tenendo per mano la vita









