Grandi e scure come croci
le lancette dell’orologio
scandiscono il tempo,
inesorabilmente,
sui crucci delle persone,
sui coppi dei tetti tribolati
e sulle strade angariate.
 
Il paese vive la sua vita invernale.
Le giornate e le notti si confondono,
l’ombra e il buio nascono senza violento contrasto.
Il mattino spruzza un po’ di chiaro nell’ombra
con la pigrizia annoiata di un compito eterno.
 
Nei vicoli fischiano le raffiche,
nei focolari fuligginosi
crepitano ceppi d’ulivi.
 
Radi capannelli di giovani,
avvolti nei loro giacconi,
il viso sprofondato nei baveri,
passano ore a guardarsi taciturni
o ad ascoltare la narrazione
di un fatto cui nessuno crede.
 
Un’eloquenza verbosa
affoga il garrulo discorrere
nella sapienza ubertosa
e in un arcaico fingere.
 
E l’immobilità dello spazio
trova il suo correttivo
nella dinamicità della fantasia.
 
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Profilo Autore: Vincenzo Melino  

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Commenti  

amilcare stunf
+2 # amilcare stunf 13-04-2014 14:03
O esimio Vincenzo Melino.....qui c'è un riassunto della più bella poesia degli ultimi due secoli italiana. SUPERCOMPLIMENTONISS IMI.
Silvana Montarello
# Silvana Montarello 14-04-2014 11:21
Stupenda, poesia allo stato pure. :-)
nabrunindu
# nabrunindu 14-04-2014 18:24
immensa!bravissimo

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