Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
Camminiamo
nella tranquillità incontrastata
di un bosco di cedri,
misto a pini d’Aleppo,
che urla messaggi di pace
nelle nostre orecchie.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
Camminiamo
su antichi selciati,
in angusti vicoletti,
e, alla fine, rimaniamo storditi
dalla quiete circostante.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
L’incedere è una metafora centrale
del pensiero e della parola,
una semplice azione che va a braccetto
con filosofia, letteratura e religione,
ma anche con quotidianità,
tradizione, cultura e meditazione.
E racchiude in sé
mille e nessuna motivazione.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
Camminando apprendiamo la vita,
avanzando conosciamo gli aspetti delle cose,
spostandoci saniamo le ferite del giorno prima.
Non riusciamo a meditare
se non camminando;
appena ci fermiamo non pensiamo più
e il nostro intelletto
si mette in sincronia con i piedi.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
Il camminare è la cosa più ovvia
e più oscura del mondo,
è l’antidoto contro la vulnerabilità
che deriva dalla complessità della vita,
è un’attività poetica
che può guarire la società dai suoi mali.
Camminando superiamo la paura della fatica
e la mente diviene più lucida e aperta.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
E i nostri passi smarriscono facilmente
nella religione, in politica, nella storia,
nel suono aulico di un pianoforte,
nel paesaggio, nell’anatomia,
lungo i dirupi e sulle colline,
nell’allegoria e nel crepacuore.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
E non sono solo gli occhi
a cogliere la bellezza dei luoghi.
I sassi delle strade sono briciole,
la polvere dei sentieri è nebbia di cristallo,
giallo è il colore dei campi
e giallo è il colore di una masseria
risistemata da poco,
bianca è la luce
che arriva dritta nelle pupille,
mentre nel cielo avulso
si dimenano mandrie di nuvole.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
E il cammino è una terapia antidepressiva
che realizziamo, lentamente,
a contatto con la natura
e nel cammino ritroviamo noi stessi
e l’essenza briosa della vita.
Così l’incedere diventa un caleidoscopio,
un fine, una sintesi,
un’alba luminosa,
un tramonto incantevole,
una connessione, quasi dimenticata,
tra corpo e mente,
tra gambe pesanti e testa leggera.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
E dopo il cammino
portiamo a casa i canti,
i suoni del silenzio,
le parole non dette,
le risate con i viandanti:
tutti miti dell’amore
per il lento incedere.
E portiamo a casa, soprattutto,
la voglia di camminare ancora.
camminiamo in silenzio.
Camminiamo
nella tranquillità incontrastata
di un bosco di cedri,
misto a pini d’Aleppo,
che urla messaggi di pace
nelle nostre orecchie.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
Camminiamo
su antichi selciati,
in angusti vicoletti,
e, alla fine, rimaniamo storditi
dalla quiete circostante.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
L’incedere è una metafora centrale
del pensiero e della parola,
una semplice azione che va a braccetto
con filosofia, letteratura e religione,
ma anche con quotidianità,
tradizione, cultura e meditazione.
E racchiude in sé
mille e nessuna motivazione.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
Camminando apprendiamo la vita,
avanzando conosciamo gli aspetti delle cose,
spostandoci saniamo le ferite del giorno prima.
Non riusciamo a meditare
se non camminando;
appena ci fermiamo non pensiamo più
e il nostro intelletto
si mette in sincronia con i piedi.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
Il camminare è la cosa più ovvia
e più oscura del mondo,
è l’antidoto contro la vulnerabilità
che deriva dalla complessità della vita,
è un’attività poetica
che può guarire la società dai suoi mali.
Camminando superiamo la paura della fatica
e la mente diviene più lucida e aperta.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
E i nostri passi smarriscono facilmente
nella religione, in politica, nella storia,
nel suono aulico di un pianoforte,
nel paesaggio, nell’anatomia,
lungo i dirupi e sulle colline,
nell’allegoria e nel crepacuore.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
E non sono solo gli occhi
a cogliere la bellezza dei luoghi.
I sassi delle strade sono briciole,
la polvere dei sentieri è nebbia di cristallo,
giallo è il colore dei campi
e giallo è il colore di una masseria
risistemata da poco,
bianca è la luce
che arriva dritta nelle pupille,
mentre nel cielo avulso
si dimenano mandrie di nuvole.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
E il cammino è una terapia antidepressiva
che realizziamo, lentamente,
a contatto con la natura
e nel cammino ritroviamo noi stessi
e l’essenza briosa della vita.
Così l’incedere diventa un caleidoscopio,
un fine, una sintesi,
un’alba luminosa,
un tramonto incantevole,
una connessione, quasi dimenticata,
tra corpo e mente,
tra gambe pesanti e testa leggera.
Insieme al mio amico
camminiamo in silenzio.
E dopo il cammino
portiamo a casa i canti,
i suoni del silenzio,
le parole non dette,
le risate con i viandanti:
tutti miti dell’amore
per il lento incedere.
E portiamo a casa, soprattutto,
la voglia di camminare ancora.