Piogge lunghe e fitte,
continue, insistenti,
uggiose, dirotte,
battenti, abbondanti,
torrenziali, senza fine.
 
Il paese si copre
di nebbie biancastre
che stagnano nelle valli
e sul lago di Occhito.
 
Sorgono da uno sfatto biancore,
come isole
su un informe mare di malinconia,
le cime dei colli dauni.
 
I terreni argillosi
cominciano a sciogliersi,
a colare lenti lungo i pendii
di Cocciabella e Vallepare,
scivolando in basso,
fino alla Piana dei Limiti;
grigi ruscelli di terra
in un mondo liquefatto.
 
L’urlo metallico delle gocce
che cadono sul tetto
risuona, nella mia camera,
come una pelle tesa
e si unisce ai ringhi
e ai sibili del vento freddo
che strapazza i cavi dell’energia elettrica.
 
Dalla finestra entra
la luce fosca e incerta
delle colline
e si rifugia tra le mie braccia,
addormentandosi dolorosamente
in uno squallore brumoso.
 
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Profilo Autore: Vincenzo Melino  

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Commenti  

gian mario rainelli
# gian mario rainelli 31-05-2013 05:00
Spero di poter scrivere tra un po' di giorni un altro genere di poesia meteorologica del tipo; Un bel sole risplende
su una natura rigogliosa
su prati fioriti
animali felici al pascolo
e io felice con loro
a camminare tra i boschi
delle Alpi in fiore ecc..

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