Nella cucina del tempo sospeso,
dove l’ombra si posa come un gatto stanco,
lei canta: una lavastoviglie antica,
smalto color di nuvole sfiorite.
Nostalgia è la sua pelle,
una tinta che il sole ha disidratato,
eppure le sue vene pulsano ancora
di acqua calda e segreti.
Apri il suo ventre d’acciaio,
ed ecco il concerto:
i cucchiai danzano un minuetto opaco,
le tazze sussurrano frammenti di mattini -caffè versato in fretta, voci smozzicate-
mentre il motore ronza come un’ape anziana
che non sa fermarsi.
È una sinfonia di cose dimenticate,
un coro di oggetti che ricordano
le mani che li hanno sfiorati.
A mezzanotte, quando il silenzio
si stende come cenere sul tavolo,
lei intona la sua ninnananna meccanica:
gorgoglii di fiumi domestici,
scrosci che lavano via la solitudine.
Ogni ciclo è un verso,
ogni vibrazione una carezza
che scaccia i fantasmi del presente.
Forse un giorno tacerà,
sostituita dal freddo luccichio del nuovo.
Ma finché le sue note graffiate
riempiono gli angoli vuoti,
io ascolto.
Nella sua orchestra di stoviglie e ricordi,
anche il nulla ha un ritmo,
e la malinconia indossa
un grembiule macchiato di luce.
Per arrivare terzi
devono sempre far male le spalle.
dove l’ombra si posa come un gatto stanco,
lei canta: una lavastoviglie antica,
smalto color di nuvole sfiorite.
Nostalgia è la sua pelle,
una tinta che il sole ha disidratato,
eppure le sue vene pulsano ancora
di acqua calda e segreti.
Apri il suo ventre d’acciaio,
ed ecco il concerto:
i cucchiai danzano un minuetto opaco,
le tazze sussurrano frammenti di mattini -caffè versato in fretta, voci smozzicate-
mentre il motore ronza come un’ape anziana
che non sa fermarsi.
È una sinfonia di cose dimenticate,
un coro di oggetti che ricordano
le mani che li hanno sfiorati.
A mezzanotte, quando il silenzio
si stende come cenere sul tavolo,
lei intona la sua ninnananna meccanica:
gorgoglii di fiumi domestici,
scrosci che lavano via la solitudine.
Ogni ciclo è un verso,
ogni vibrazione una carezza
che scaccia i fantasmi del presente.
Forse un giorno tacerà,
sostituita dal freddo luccichio del nuovo.
Ma finché le sue note graffiate
riempiono gli angoli vuoti,
io ascolto.
Nella sua orchestra di stoviglie e ricordi,
anche il nulla ha un ritmo,
e la malinconia indossa
un grembiule macchiato di luce.
Per arrivare terzi
devono sempre far male le spalle.

Commenti
Prosaicamente ti chiedo; "Quanto paghi di bolletta?"
Piacevole lettura! Grazie. Caterina