Non lasciare che il sistema
Degradato,
che questa società
meschina,
ti cambino,
cerca di cambiare tu le cose;
non rinunciare mai,
a te stesso,
le tue idee,
la tua vita,
le abitudini,
il tuo modo d’essere;
non cambiare mai,
vai fino in fondo,
cercando la tua libertà;
in questo mondo pazzo e falso,
che cerca sempre,
di manipolarti,
di comandare,
di plagiarti;
con le sue cazzate,
i falsi miti,
i luoghi comuni,
la pubblicità
scema e omologante;
cerca le cose vere,
genuine,
l’amicizia,
la chiarezza,
la verità,
le cose come stanno;
l’indipendenza.
è un organo troppo fragile.
Esso è esposto a troppi inganni
e sotto sforzo ha mille affanni.
A volte si ferma e sembra morto
con una carezza in vita lo riporto,
ma non riesce a gridare al mondo
anche lui, come il mare, è profondo.
oggi sono da te, i tanti luoghi
dove crescevo -li giro attraverso le foto
attaccate in cucina per avere alla mano
tu l’appiglio, mentre la chiglia
prende una tenera curva e sommerge.
dal balcone c’è il valico, oggi è tanto vicino
un palmo per un viaggio e le campanule lassù
gioielli di roccia in tono col lillà dei tuoi capelli.
ti arrampicavi
cerva che non teme dirupi
e ora vieni incontro su un perno artificiale
tra mura sicure. sfiori di un tatto leggero
la guancia, il sorriso che ti lascio
è anch’esso orma di sponda
ma solleva -poi dici- da tutta questa Terra
che scotta.
scende piano
corre veloce
è troppo lontano.
Gioca presto
cambia in fretta
sali in alto
c' è la scaletta.
Non pensarci
è una sfida
non fermarti
rischi la vita.
Corri ,corri
guarda oltre.
Niente regali
cose storte.
Pensa, parla
rifletti a lungo.
meglio il sole
che il freddo buio.
Non sto
bene
Sto nel mio;
passerà
Stazione fantasma
in cuor tuo
l’anima spegni
e ogni veicolo
passante in galleria
mi scuote
il cervello
mi scuote
la Vita
mi scuote
l’Essenza
mi scuote
l’infinito
che in mani
posseggo
Il maggiormente
veloce
è dell’emozion
la più instabile
rimango
senza parole
avvolto da tristezza
se di un abbraccio ai fianchi
sento soltanto un ricordo che aleggia
sulle prime luci dell’alba in un giorno di settembre
quando tu eri ancora vita, e mi parlavi, sotto l’arco della porta
ed io che ti ascoltavo attento, quasi stupito, in quella frazione di tempo obliquo
ed io che ho di te questo momento; che rimarrà sull’uscio
impresso a caldo, abbarbicato nel dolore
vischioso e irreparabile, perché
a tutto c’è rimedio
tranne
alla
m
o
r
t
e
Sotto la coperta a rombi
di lana colorata mangiamo
patatine sul sofà e ti soffio
sull’orecchio, tu mi fai
il solletico e ridi.
Nudi appena sotto
il paradiso mi copri
del colore dei tuoi occhi
e mentre facciamo l’amore
continui a sorridere.
Dentro un brivido,
nel gancetto del reggiseno
che ti tolgo con un bacio.
Persi nel buio
di ambiente ostile
cerchiamo lumi,
vaga ragione
cerca mulini
distanti dal vento
e da battaglie
create in convento
ritratto di resa
o di pretesa
per cosa perduta
e mai avuta,
si sentono sguardi
di serpenti i morsi
e speranzose sirene
appoggiano causa
irretiscono senza pausa
creando scompenso
nemmeno viandante si volta
novanta paura
di entrar nella rete.
Provo a scendere le scale,
quando il sole dorme,
ed il mare è quieto.
Cerco d’incontrare il mondo,
ascolto l’infinito,
guardo la luce di un pensiero.
Ormai nessun volto mi attende,
nessuno sguardo parlerà di me,
Tutto è silenzioso.
Allora rientro in casa,
perso fra le mie braccia,
e respiro.
Niente più è in grado di volare verso il mio cuore,
che ormai è diventato terra arida,
dove un bacio non tornerà mai più.
E’ la vendetta del passato,
ormai padrone dei miei sensi,
padrone del mio sorriso.
Solo in cielo, verso le stelle,
dove il tempo non regna,
si può trovare la pace.
Hai osato strappare dal mio cuore le emozioni di sentimenti casti ma, non hai fatto i conti con l'amore che prima o poi anche per te arriverà. Sarà lì... che avrò le mie soddisfazioni. Sarà la vita stessa a vendicarsi per me!
Strisciando... chiederai perdono a te stesso ma, mai non riuscirai a perdonare il male che imperterrito continuerai a farti.
Il cuore tuo sarà la dimora del tuo inferno, l'anima tua sarà il fuoco che ti consumerà ed i tuoi occhi assaggeranno lacrime che sapranno di amori sfiorati e perduti.
Io ti osserverò da lontano e soffrirò nel silenzio che mi hai maledetto. Non ti chiamerò per nome ma, respirerò l'odore della scia dei tuoi dolori e ne farò pane.
Poi piangerò... soffrirò per un tempo ormai perso, per le gioie che non ritorneranno, per tutti quei tramonti svaniti nei ricordi e, si seccheranno le lacrime sulle gote che hai baciato, si stringeranno i pugni tirati alle pareti della mia essenza.
Ed implorerò per una tregua... giusto il tempo di apparirti. Solo allora potrai capire... quando guardandomi negli occhi vedrai il riflesso delle tue azioni.
Disperato... ti morderai le mani e urterai la coscienza con il pianto nei respiri, fino ad ottenere il perdono. Solo allora potrai capire d'esser libero di vivere e morire.
dopo tanti giorni in tenda...
tu che t'intendi tanto di tango
e che tendi a tirare le tende
quando cambia il tempo.
Non fare il tonto
tantomeno quando tiri tardi
con quella tipa in tanga
tornata da Tonga col
fondotinta color tundra
Ho troppa tempra ed è
da tanto che faccio il trapper
per smaltire la trippa ed
i chili di troppo.
Intanto sarebbe tempo
di tentare un terno
ma ho fatto un incontro
tremendo con un turco
dall'aria triste e stanca
durante un corso di
Tuca Tuca a Trento
Ma tant'è, se tutto
procede senza intoppi
mi lavo la testa
mi tappo la bocca
mi infilo una tuta
e con un tocco di taccol
mi giro di scatto
... e lascio tutti di stucco !
fra chiacchiericci
di note e conversazioni
di esuberanti uccelli.
Ovunque odo
narrazioni d'acqua,
sussurri di fonti,
mormorii di ruscelli,
arpeggi di fontane.
Mentre madre natura
accorda i suoi strumenti,
vibro anch'io,
in quel gaio e armonico
spettegolio di suoni.











