Nel giardino che esplode
dei colori da cogliere,
..............piano……………
con mano corretta dal’eco
di come vorremmo noi essere
ed invece non siamo,
il cuore si muove incontrollato.
Bastasse soltanto esser gentili,
avremmo di che mai lagnarci
e forse scopriremmo il futuro.
All'inverso,
sotto lo stesso sole
che scalda e protegge quei fiori,
siamo sempre di nuovo allertati,
ancora insicuri di quanto ci accade
e veleno diventa l’impaziente attesa
dell’arrivo dei migliori giorni.
Qui le donne vengono "offerte"
in sposa giovanissime.
In occidente ci chiamano
spose bambine...ma qui no.
Mio padre mi ha "venduta" ad un ricco
uomo di quarant'anni ed oggi mi sposo.
La mia mamma ha detto
che è giusto così...ed io le credo.
Ora sono sola con mio marito.
Si slaccia i pantaloni, mi allarga le gambe
e poi...poi sento tanto dolore.
Ho dieci anni: è troppo stretta la mia vagina
e lui entra dentro di me con violenza.
Vorrei dirgli di fermarsi,
ma mi manca la forza.
Sono spaventata: perdo tanto sangue!
Mamma, dove sei? Sto male.
Tutto mi gira intorno.
Improvvisamente sento odore
di fiori, caramelle e cose buone.
Ci sono molte bambine come me
in questo grande giardino.
Una di loro mi porge una bambola.
Ora non sento più dolore
e non sanguino nemmeno più.
Mamma, quando mi hai detto
che questo sarebbe stato
il mio grande giorno...
non sapevo che avrei visto gli angeli.
silente,
negli occhi
parole,
affollano pagine
del tuo libro aperto
scritto per me,
lettore ignorante.
Come sabbia d’estate
sui piedi bagnati,
le frasi incomprese
si posan sugli occhi
e volan granelli,
migliaia e migliaia
nel vento sfacciato
che mi rimprovera.
Con schiaffo sonoro
chiude quel libro,
che spiega le pagine
e vola lontano.
Così mi tuffo
per toglier la sabbia
e nuoto in un mare
di pensieri di sale.
Gli occhi a metà
tra superficie e profondo,
guardano incerti
da che parte stare.
Ma vedo qualcosa
che sta all’orizzonte
forse è quell’isola
che spero felice.
L’abbraccio dell’onda
ora mi posa
e guardo parole
salutare il mio viaggio.
La mano bagnata
raccoglie il tuo libro,
ora è più grande
la voglia di leggere.
ho acquistato uno splendido phon
più un rasoio a testina rotond
una pinza e anche quattro coupon
Alle tre mi son fatto uno shampo che
m'è venuto alla mano anche un crampo
alla radio cantava Elton John
e finalmente ho acceso il mio phon
Sferragliava come un treno a vapore
con la plastica che quasi si cola
emanava anche un pessimo odore
vuoi vedere che ho comprato una "sola"!
Ho spedito un reclamo via fax
mi han risposto mandando una pec
... rispedisca al mittente il suo pac
che poi le daremo il suo cheque
Ho aspettato tre mesi e tre notti
ed ormai la pazienza è finita
era meglio un te coi biscotti
.. che disdetta.. la ditta è fallita !
con l'immagine della felicità.
Il corpo danza una musica strana
tra le parole del silenzio,
il buio spegne il sorriso
al pensiero di te.
Potrei sognare il tuo abbraccio
in questo giorno importante.
Ricordo ogni singola parola
dei nostri discorsi
ogni singolo fremito,
ogni respiro, ogni sospiro.
Vivo nel ricordo di un gesto..
Mesi bui
nell'attesa di un verso,
di una voce,
di un giorno per sorridere.
Sei rimasto nel profondo
senza possibilità di risalita.
di ambrata tintura
mi rasenta
la schiena nuda,
s'avvicina
lenta lenta
alla mia nuca
e mi stringe
senza alcuna premura
in una fredda armatura.
Mi sibila parole
di arcaico sentore,
ma una frase
spiccava fra le altre:
Sei forse tu
il peccatore?"
Libertà,
libertà,
sono nato per conoscerti,
per chiamarti,
per sognarti,
per scriverti,
tra le mie parole,
per descriverti,
con parole forti,
per segnarti,
per sottolinearti,
libertà,
che è libertà,
libertà,
libertà che ho dentro,
libertà,
che provo ogni giorno,
libertà,
in un mondo che ci vuol
rendere schiavi;
libertà
o niente,
libertà,
soprattutto libertà.
Il giallo apriva giorno
Gocce come strillar di quotidiana vita
di pennelli carcerati in tratteggi vigili
al cangiar di tempo
Affannato vivere tinto a fraterno amore
-sua destra agli affanni-
quando la mente cagionevole d'artista
confondeva campi di grano.
La notte dei miracoli.
Caccio via il tuo volto dai miei sogni ma,
imperterrito tu continui a vagarmi dentro.
È per questo che non dimentico i tuoi occhi.
È per questo che assaporo ancora la tua bocca.
Poi mi sveglio e continuo ad immaginarti...
con un gesto cerco di mandarti via
ed in un altro ancora ti richiamo.
Maledetta me che t'amo ancora.
Forse dovrei cercarti, o forse scappare via.
Ma in capo al mondo... nei miei sogni,
vulnerabili follie mi riportano a te ancora.
E ancora... e ancora... e sempre.
Alla fine mi rassegno ad un dolce ricordo,
come una moviola da guardare al buio.
Era il film che avrei voluto per noi,
i soli protagonisti di un lungo romanzo.
"Sempre" sarebbe stato il titolo di una trama
un po' intrecciata e senza titoli di coda, perché
il "felici e contenti" non sarebbe bastato al cuore.
E mai nessun ricordo ha mai avuto fine.
Assuefatta al concetto
di Caporetto e la sua disfatta
la gente non cambia,
mente e scambia segni
di pace per fare guerra
di fuoco e nell'aria il fumo
mentre l'acqua resta nel pozzo
e terra diviene rapace,
incapace alla presa
o all'onorevole resa
e va in chiesa
solo per evitare di cedere
la decima parte, un solo cero
e alle porte compare speranza
di scampare alle folle
dei decimati
ma coscienza non tace
e morde ... perspicacemente.
indelebile, impressa in chi guarda.
Con silenzio suona nell'ascoltatore:
non la smuove un grido irrazionale,
poiché non sente chi non ha fil di voce
nondimeno pesa ineluttabile
come macigno sull'animo umano.
Nelle viscere si annida crudele,
parassitico malessere profondo;
ambigua febbre d'angoscia manifesta
vana è la felicità per guarirla.
Imperatrice, i due regni accorda
e al disperato gesto dà un senso.
Giustifica chi lontano da lei sfugge:
il suicida, sfinito di galleggiare
nel grigio opprimente del vacuo nulla,
abbandona l'esistenza e la morte,
insieme cauto e avventato,bacia.
Da qui,
da immagini cupe
da voci urlanti
Evadere.
Sradico pensieri...
una fitta alla tempia,
ma forse svanirà.
Lego strette
le loro trame,
brandelli del lenzuolo
di un galeotto in fuga.
E mi calo
da quella finestra,
ma poi... lo strappo
e lo schianto.
Sento il freddo
del pavimento
sullo zigomo
dolorante.









