Giungeva il tempo
da troppo privo d'attenzioni
Polcevera ammalato
... collassava.
Sotto polveriera scorreva
ora ancora
ne raccoglie le ferite
- cocci, parole e sogni -
feritoie da cui osservare
sfollati e feriti
ad aiutare intenti
quei predestinati
quarantatre ...
volontari involontari
che sullo stesso punto
stan costruendo il ponte
nuovo, non più Morandi
ma Brooklyn, il sogno
non solo americano
ponte dell'esperienza
e della grande speranza
viadotto attenzione
che conduce a rispetto
han detto:
- anche domani.
dopo un Natale di luci,
di paste e di neve leggera;
è la vigilia di ferragosto:
una sera calda e allegra, che in ogni dove
è posto a Elena un ricordo caro;
Il cuor solerte mi parla:
"Che ricordo quando andavo a scuola....
ricordo ancora...mancava poco per rivederti!
Ti avrei riamato ancora?"
di un amara follia d'amore,
dove tutto era magico ma...
tutto è svanito nell'infinito.
Ho trovato segni di squilibrio
che mi hanno portata
ad esser consapevole di
attacchi di passione,
che hanno lasciato lividi
sulla pelle e sul cuore.
Ho provato a non pensarci,
tralasciando i sentimenti
che una volta mi rendevano
viva in tutti i sensi...
ma sono solo morta dentro.
Quando le persone che amo
sognano al sicuro,
il poeta può lasciare
l’umano essere di un corpo che
necessita di dormire, e nello scuro
raggiunge le impressioni
che scricchiolano sulla candela
accesa e i pensieri che profumano
di buono, appesi alla matita.
Quando si smorzano
e abbassano le palpebre anche le ultime
finestre, e le tenebre fan quasi spavento
chiudo gli occhi per trattenere
la genialità della fiamma,
che spegnerà per sua indole il vento.
Le parole si impadroniscono della testa
come un demone dal facile eloquio,
e scorrono dalle vene alla carta drenate
come da un catetere attraverso la matita.
Poi torna il buio.
Il ricordo è felice
Però mi fa male
Stringe una vite
Una morsa fatale
Il ricordo è perfetto
Però mi distrugge
Mi sdraio nel letto
La vita mi sfugge
Il ricordo è un oasi
Però mi disidrata
Ti manco? Forse si
In questa sera sfumata
Il ricordo è acqua fresca
Ed io ho molta sete
Allungo la testa
non riesco a bere
Il ricordo è dolce
Però è doloroso
Pensiero feroce
Mi sento da solo
Nodo alla gola
Ti ho lasciata sola
La felicità è una parola
Me ne accorgo solo ora
E questa notte vienimi a trovare
Questa notte di sospiri e luna
ti aspetterò
sull 'uscio delle mie ciglia chiuse
dietro quel buio così nero
Che mai luce stellare ha rischiarato
In questa notte fredda di parole
Ti aspetto qui seduta nell angolo pulsante del mio cuore .
Nell'aria
brivida di stelle e luna,
in questa nebbia che si avvicina
nera è la notte dagli occhi chiusi
ma io ti aspetto e trattengo il fiato
fin quando d'improvviso
Sei svanito
e strano a dirsi
non e te che voglio.
Stendo la mano,
allungo il braccio
e il mio pleddino mi da un caldo abbraccio.
Piano nel sonno infine mi rannicchio
Il sogno ricomincia
E buona notte al secchio.
Sia la luna
il dolce carillon
dei tuoi sogni,
ed i tuoi piccoli passi
aquiloni colorati,
ed ogni tuo sorriso felice
rugiada sulle margherite.
Ed avrai scarpette blu
come il mare d’agosto,
filastrocche da cantare
fra i giochi in cortile,
un tenero papà a sussurrar
fiabe e ninne nanne
e stelle da spedire
al cuore di tua madre.
Sia sempre la tua vita,
l’abbraccio al mondo
più bello che ci sia.
il rosso vivo, ancor pulsante.
Conficcate spine di rovi
emergono selvatiche...
molestano l'udir di lupi
dal canto cullante alla luna.
Nebbia tra lapidi infette...
affligge il respiro affannoso.
Foschia tra rami invecchiati
percuote occhi di veleno.
L'attesa, gli istanti, son fermi...
il tempo nel limbo non esiste.
da motivi tremendi.
Schiacciati da un ingranaggio
che non serve a niente.
Sorrisi, colori
la voglia di volare,
diritto al gioco
sensa pensare.
Il buio scende
senza preavviso
oscurando allegria
spegnendo ogni sorriso.
Il bello, l' innocenza
come un tatuaggio,
son lucciole di ricordi
racchiuse in un
Importante messaggio.
Anche se son partiti
per un luogo lontano,
son rimasti nel cuore
e non può cancellarli
nessuno.
Ho tenuto in serbo per te
una trappola tra le lenzuola
di questo letto ormai disfatto
e da disfare mille volte ancora.
E quindi te lo ordino...
"da qui non te ne vai".
Concessa a te, mi hai posseduta,
fino all'estremo del mio essere,
come nessun altro ha fatto mai.
Sei stato mio... oh... si!
Finalmente sei stato mio!
Or posso avere la pretesa che,
tu da qui non te ne vai.
Un laccio all'anima ed uno al corpo,
un nodo alle mani e una corda ai piedi,
ma tu da qui non te ne vai.
Tramuto questo letto,
allestendolo come altare,
ceri accesi, incenso e devozione,
vizio l'aria ed anche te.
Rassegnati, tu... da qui... non te ne vai!
I bambini sognano
di essere un’astronauta e un calciatore,
e la ballerina con un cigno sul cuore.
O un cavaliere, da grandi.
Io da piccolo volevo fare il poeta,
quando di sera avevo paura.
Invece in cortile cercavo una fessura
nelle corazze dei ragazzi, quelli giusti.
E sognavo d’essere un maniscalco
per poter stare come chiunque altro,
con le mie paure che mi tremano contro,
tra le loro dame almeno nella mascalcia.
E’ meraviglioso “correre scivolando
sull’acqua”, e smettere di avere paura
e dire a qualcuno oltre l’armatura
quanto ti sia mancato e ancora ti manchi.
“Alzare anche se con difficoltà le ali”
e coprirti di qualcosa come un pensiero
il volto e col braccio, collo di cigno nero,
avvolgerti dove iniziano tutte le mie paure.
-le frasi tra virgolette sono parole di Pablo Neruda, il titolo è un pensiero di Arturo Graf
Ho giocato a canasta
con un tipo un po' "rasta"
mi ha fregato di brutto
e mi ha fatto anche un rutto
ma ho scoperto il suo trucco
e l'ho lasciato di stucco
e col suo basco di lana
l'ho spedito all'Avana
L'ho rivisto un bel giorno
In un programma in tivù
che parlava di "reggae"
e di riti "voodoo"
ma per colpa del rum
e una serie di "canne"
era stato arrestato
con la macchina in panne
L' han rinchiuso in galera
ahimè che disastro !
dovrà chieder la grazia
al buon Fidel Castro
e la sua senorita che
aspettava piangendo
or non vuol più sposarlo
e si ritira in convento
... chi di "rasta" ferisce
di "rasta" perisce..
... me ne andrò a Varadero
a scolarmi un "Pampero"...
Raccolgo soffi di cristallo,
bugie d’infinito,
avanzi di un tempo coniugato
baciato dai silenzi tuoi.
Sull’orlo del mattino
inimicai petali di cielo,
l’alfabeto della mia casa
più non lacrima
fra prigioni di neve
ed un dipinto d’anima
arreda il perimetro sensoriale
d’una battigia d’inverno.
Ed il cuor mio
è un vecchio stanco
lasciato su una panchina
a bussar alle stelle,
un papavero accartocciato
dal profumo della sera,
un naufragar di vita
scordato nel ricordo
degli occhi tuoi.









