
Ti sento...
Ti sento Donna,
intensamente Donna.
Vibrano su di me i tuoi piaceri,
la tua anima, i tuoi pensieri...
Intensi attimi di respiri sospesi,
docili istanti di sussulti infuocati.
Sento il tuo travolgente piacere,
ti sento godere, sognare,
vedo i tuoi pensieri volare.
Vibrazioni, fremiti,
travolgono il mio cuore
mentre disgelo nel tuo seno,
nel tuo calore.
Arde la mia anima
nel fuoco della passione,
arde il mio desiderio
sui raggi del tuo splendore
mentre i nostri respiri
diventano un tutt’uno nel desiderio,
nella passione, nell’amore.
egli come aria s'insinua dentro
ed incerto vestendo l'abito migliore
lascia carezze al tempo
contando gli attimi con il respiro
mentre incrocia le albe sul tuo viso.
Ogni tuo detto è un canto
un’emozione sospinta dal vento
melodia che colora le stelle
e vive in ogni angolo della mente
accompagnando i passi del mio cammino.
Sono colpevole d'amarti
e la mia pena sono i tuoi sorrisi
e ogni briciolo di tempo che mi doni
sei colei che profuma la vita
sei un sigillo impresso nel cuore.

Oggi l’azzurro del cielo
s’espande nell’aria come in quei giorni
in cui l'atmosfera è cristallina e gentile.
Non sembra inverno
in questa volta così scevra di nuvole
ma chiara e luminosa.
Assaporo questa tela preziosa
intessuta da fili invisibili
che vengono da lontano
donandomi emozioni e sensazioni
che fuoriescono dal mio io gioioso.
Ho le mani fredde ma rifulge il cuore
per quel flusso incessante
che come l'onda mediana
m'accompagna nel percorso dei giorni
ad affrontare il ciclo vitale
che rinnova i germogli
dai tronchi potati
riaprendo quell’uscio,
a volte socchiuso
ma mai serrato,
che come l’onda del mare
torna a lambire la battigia
in un perpetuarsi d'essenza
che può definirsi
apoteosi della bellezza.
Profumo di terra apre,
E il vello nebuloso scompare,
Si dirada.
Il cuore né esce pulito,
Lavato da mani come foglie.
Nessun rumore, dissolve il silenzio
Pieno di suoni, di voci che chiamano invano.
Restano corolle d'aromi
A far sorridere l'anima,
Restano raggi di luce,
A rinascere il giorno, che
Tranquillo s'avvia.
E tu, con i tuoi occhi velati
Da acqua di fonte rigeneri a vita.
Senza voltarti,
Strappando le spine d'amore
Che vogliono solo fare male.

Mi son sposato ed ho creduto
all'amore e una capanna!
Tutto andava bene,
tutto funzionava!
Senza figli, la capanna ci bastava!
Con l’amore, la capanna ed il lavoro,
tutto andava a gonfie vele,
tutto funzionava!
Poi però mancò il lavoro,
qualche cosa precipitava!
Non bastava più l'amore
e niente più andava bene!
A poco a poco ho capito
che l'autore della frase
forse è stato assassinato
prima di averla completata!
Io la vita ormai l'ho spesa
per capire e meditare,
vorrei dire quel che manca
per poterla completare!
L'amore e una capanna,
magari assai più grande,
però colma di denaro
per potere funzionare!

pioveva e tuonava
già dal mattino
capelli azzeccati alla fronte
allacciai le scarpe
e corsi da te
l’università era vuota
perché io non guardavo nessuno negli occhi
appena lasciati
il giorno dopo
camminai verso te
coi vestiti inzuppati
e per la prima volta
non ti baciai
ero troppo smembrato
per sopportarne il rifiuto
ma è come fosse ieri
ti diedi la mano
e tu l’afferrasti
seguivamo i corsi
e parlavamo d’altro
stavamo uccidendo l’Amore
e non era facile farlo
senza pioggia negli occhi
io volevo sparire ma non potevo
avevi ancora bisogno di me
me lo dicesti con la bocca
e te lo lessi sulle labbra
m'inventai una favola per sopravvivere
la pioggia negli occhi e il vento contrario
i nemici da battere
salvarti
la mia ragione di vita
e continuammo così per mesi
e parlavamo
sempre meno
del nostro amore
della sua fine
e il suo inizio
della sua perfezione
del destino
del precipizio
degli incubi
che mi massacravano
ogni notte
ma tu avevi bisogno di me
e ad ogni stronzata dei professori
mi stringevi più forte la mano
e piangendo:
"trova una soluzione, ti prego
uno spiraglio di luce, trovalo ti prego"
guardai dal finestrone opaco
e mi piovve dentro
"non so che fare,
a Fisciano piove sempre"
mentre la pioggia
esondò dagli occhi
fu l'ultima volta che parlammo d'Amore
quel momento
da quel momento
ne avremmo riparlato solo negli incubi
per sette anni
riesce a capirmi nonostante
io cerchi di mentirle
nonostante, il mio cuore
batta in modo regolare,
almeno credo.
Riesce a vedere l’interno della mia anima
che non ne può più.
Non ne può più di urlare a bassa a voce
come se si potesse fare,
dico io.
Non ne può di piangere
trattenendosi,
in quale modo poi.
Non ne può più di stare in silenzio
urlando
nella notte che non ne può più
di assistere a questo strazio
che già di suo,
non ne può più.
su chine preghiere
osservano
queste pagine chiuse
luci di Aurore appaiono
nei Cieli assolti
ora che il volere
rapisce ogni pregio
Nei milioni di anni
di questo spazio inatteso
che di vento respira la brezza
dagli sguardi di Vega
giurando derive
di ogni anima libera
dove resta inviolato
questo fragile azzurro !
e non sapevi volare,
ma nonostante tutto dal cielo ti sei
lasciato andare.
Con la tua leggerezza il volo
hai voluto provare
e dal vento ti sei lasciato cullare
per poi a terra adagiare.
Con tanti tuoi fratelli
un mare bianco di neve sei
andato a formare.
Fiocco di neve il volo
hai voluto sperimentare
e in un attimo l’hai saputo provare,
anche se non avevi le ali per volare.
Coraggioso fiocco di neve
il tuo più bel sogno
sei andato a coronare,
quello di volare.
scritte di fretta
hanno il sapore di sigaretta
fumata solo per noia
tra gente che aspetta
un treno alla stazione.
Ed io vedo che è così
per me
quando scrivo per isolarmi
da ciò che intorno accade
senza una ragione
-o per tutte le ragioni del mondo-.
Contorni vaghi,
acquerelli
questi pensieri
che non scriverei
non avessi davanti
il mio cuore di carta.
Stillicidio perenne d’immagini
sbandierate immantinente
non allietano di certo la mente.
Da inviare al macero certamente
per ripulire liquame inquinante
che turba sentimento comune
in un tempo che tempo non è più.
Un tempo che forse mai è stato
ma ha rovinato di brutto lo stato
delle cose evidenti che sono
e che non saranno mai più.
Nel caldo ventre si sosta una volta
per non entrarci mai più.

Lo chiamano infinito, ma è solo una misura
fuori dal nostro orizzonte, un ponte
verso l’origine della vita o la sua fine,
il raccolto di sbagli casuali, di fughe
ai confini della terra senza rete di protezione.
Anche dalla nostra visuale è uguale,
accidentale quanto basta, spazio e tempo
senza frontiere, lamiere, rovine e un lampo
di gioia al dunque: se tutto vale
anche il sole al levarsi nelle zone
franche del cielo, ricoprirà le buche
del cuore di calore. Non c’è confine
tra colori diversi, solo mani giunte
in preghiera di ciò che è ignoto alla cultura.
Mi ha detto che è sincero quando scrive
che la verità che distingui tra i versi
è quella che conta
che la sua realtà non è come la tua,
che è sensibile all'angoscia e che si ammala di lei
che riceve gli schiaffi sui principi, orgoglio e anima
e non sul volto,
che vede bellezza anche in un granello di polvere
fluttuare nell'aria e che per lui quella è una danza.
Mi è stato detto che è responsabile
per lavare via i peccati del mondo,
li passa attraverso il suo
purificandole,
che guarisci dopo averlo letto,
che ti fa vedere, sentire, odorare,
ascoltare , toccare la bellezza,
improntarla come una seconda pelle e ti trasforma
in qualcosa che rimani per sempre.
Mi hanno detto che per esserci devi
passare attraverso le vite di altri,
di lasciare te, la tua vita,
di essere la concentrazione
volontaria di tutto ciò che hai mai incontrato.













