E nulla potranno quei petali bianchi
e quel tintinnio degli stami,
ma poi capisci che chiunque ti manchi
è nell'aria così come chi ancora non ami.
E poi un pomeriggio di colpo
li sorprendi a correre lungo i muri
e il giorno si fa sempre meno corto.
E' come se ci fossero sempre stati quei fiori.
E nulla potrà quell'ovario scoperto
se il polline poi non sa entrare da solo,
ma intanto che bello stare all'aperto
e vedere le rondini tornare in volo.
Ti guardo adesso imbalsamata sul prato
mentre cerchi di toccare un profumo
e accenni un sorriso perché il peggio è passato:
per una volta è facile esser chi siamo.
Il rossetto oggi non ti serviva,
il rosso semmai l'hai lasciato al tulipano;
non ti serve altro per sentirti viva
se non un filo d'erba da ruotare nella mano.
E i fiori mancati in questi fuochi incrociati
fanno comunque il loro lavoro;
tu li guardi e li lasci dove li hai trovati:
questi sguardi hanno già fatto il pieno di oro.
Ti scrutava l'amore ,
cercava il tuo corpo inesperto
per forgiarlo pietra cedevole
al vibrare del sentimento.
E lo affrontasti protetta solo
dai sogni, vaporosi petali,
profumati d'innocente candore,
grondanti speranza.
Sarà bello, ripetevi,
forte e tenero.
Ma t'infrangesti contro
lo scoglio del possesso,
mani rudi, vogliose violarono
l'anima e il corpo, smorzandoti.
Si infransero i sogni
e schegge taglienti ferirono il cuore.
Sorte di donna sovente penosa,
generata per trarre forza
dalla debolezza e rinascere
come fenice dalle rovine.
Il transito, le ossa, il pensiero,
i suoni, le voci, il ricordo,
il come si intende la vita.
Le varie interpretazioni,
i ruoli affidati e negati.
Ho guardato con attenzione le strade,
ascoltato le indicazioni ricevute
andando sempre in altra direzione.
Così non mi chiedo perché
(non me lo sono mai chiesto)
vivo senza alcuna spiegazione.
Ho vissuto in equilibrio
tra casualità e istinto,
respirando secondo la necessità
ho percepito il puzzo dell'attesa
cercato l'approdo temporaneo
senza il fascino della stabilità,
dell'arrivo amavo la partenza
successiva.
Non mi interessa il viaggio,
il mio è come quello di altri:
movimento vero per situazioni,
errori e soluzioni temporanee.
Ho anche trovato l'amore
strada facendo, verso l'arcobaleno
in un orizzonte irraggiungibile.
Devo questo fortunato onore
ad un bimbo che mi accompagna
mai stanco. Lui mi ha fatto vedere,
lui mi ha fatto fermare.
un rincorrersi d' onde
in mezzo alla ghiaia.
Brandelli di alghe
e vecchie conchiglie
frammenti che affiorano
dalla sabbia bagnata.
Qualcuna che rotola
sospinta dai gorghi
nel flusso ritmato
della stanca risacca.
Hanno lucidi corpi
di madreperla
intricati e sinuosi
con volute e spirali.
Sono piccole briciole
di vite passate
un segno tangibile
del loro passaggio.
Colorati ricordi
sugli involucri vuoti
che poco alla volta
si sciolgono in mare.
Nella luce radente
del sole che muore
un vecchio e un bambino
che vanno per mano
raccolgono insieme
quei gusci dispersi
queste tracce corrose
di lontane memorie.
dimmi come sarà il mio cammino,
impervio ora e sempre
o incontrerò spiagge dalla bianca sabbia
dove far colare le mie impronte,
gocce d'acqua putrida
Dimmi abbandonerà il cielo
questo colore grigio,
questo cielo percorso da nuvole
turgide di pioggia,come un seno materno
pronto ad allattare il cucciolo d'uomo
Dimmi tornerà a sorridere il sole
a riscaldare il mio cuore
strappandomi un sorriso,
non so più sorridere ….
e la luna sarà ancora lucente
e galeotta per gli innamorati d'ogni età ….
Dimmi chiunque tu sia,
Dio, l'universo o la vita
riuscirò ad essere ancora amata,
da chi da sempre lo fa
ed io riuscirò ancora ad amare
nonostante il mio cuore
molto stanco sia ….
Io ti rispondo e con certezza,
una certezza forte come la morte
che nessuno elude,
sarà così, l'amore non si uccide,
niente può estirparne le radici
se radicate e curate da sempre e per sempre ….
ci portò fuori dai luoghi
della memoria,
fuori da ogni parvenza di umanità.
Sguardi e mozziconi di sigarette
gettati alla rinfusa nelle strade
e tra i pensieri,
storie di albe e sottili trame di luce
che viaggiavano nella direzione opposta
alle nostre vite,
storie che non lasciavano
spazio alle parole,
parole essiccate nei deserti
vuoti e aridi delle distanze.
Chissà, forse ci incontreremo
in un'umida giornata del pleistocene,
in qualche remoto borgo medievale,
o negli esperimenti genetici
di lontani laboratori intergalattici.
Sveglia
prima del cielo
prima del sole
prima del vento.
Perchè possa ascoltare
il silenzio disgiunto
di questo limpido mare.
Luccicano i granelli
di vetrini e di conchiglie
ed affondo i passi
solleticandomi i piedi.
L'acqua è fredda
come dev'essere
quando è in solitudine.
Quattro pecorelle
si abbeverano di sale
in lontananza
e
un gabbiano stride zampettando
un equilibrio
instabile con l'aiuto delle ali.
Anche lui ama la quiete...
.....E s'allontana
Disfando l'ombra
sulla sabbia.
"Ci sarà sempre un'altra opportunità, un'altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c'è un nuovo inizio."
Mi fossi imbattuto in te, quel giorno,
all’angolo fra la Bleecker e la Downing,
e non nell’effigie di un jazz che moriva,
avrei saputo dipingere decine di pecore
dalle tinte cangianti del mattone grezzo,
e avrei chiacchierato con te, e sognato.
Ma il deserto che mi cresceva intorno
non era fatto di granelli di sabbia,
era piuttosto un nugolo
di poveri uomini,
ciechi, tristi,
tanto soli.
E non c’era
un giardino,
mon petit prince,
in cui crescere rose;
e neppure una volpe
con cui fare amicizia.
È andata così, però:
e questo mio dove
e quel quando
sono stati
la sola
acqua
con cui
far bene
al mio cuore,
la sola terra su cui
potermi lasciare franare.
Sorride, questa, ma senza una voce
perché nessuno s'accorga.
Così il mio scopo è raggiunto,
e del guscio che si butta per la noce
e delle quattro farfalle bianche infilzate di gioventù
o che ne so, di raffinati illuminismi -
So che il cardo a quel tempo cresceva coronato d'angioletti.
solo nuda verità
anche il viso
ormai dipinto di età
scorre immagini
che mai più scorderà
tra il silenzio
ed il ricordo
affiora lo sguardo
colpevole d’amore
come film in bianco e nero
le parole non servono
nascosto al tempo
che passa
accarezza
e non si ferma
nascosto al desiderio
che ha allevato
e poi reciso
in poco tempo
Cosa rimane dopo di te,
poco.
Questo poco ancor desto
lo trattengo e difendo
e combatto, combatterò
come una guerriera
che in pace difende la sua pace
e i suoni, le immagini
di memorie che scemano
giorno dopo giorno
lasciandomi così,
poco.
Così poco, così velato,
poco, troppo poco
e non basta la rabbia
che afferra quel gracile poco
serrando nel palmo
Poco è fuoco che arde
tremulo e lacrime, così
guardano quel poco
e m'insegnano che basta
per continuare a vivere
anche senza di te, madre.
Le inanellate donne di Siviglia
i volti bruniti, le risa addolcite.
Le palme brucianti di sole,
le calde notti dicembrine
di andalusa chiarezza,
prima di scollinare l'anno,
prima della quarantesima luna,
prima dell'ultima marea
della nostra ultima notte.
Infine il ricordo degli odori viziati
da un irripetibile addio.
lento e per sempre.
aliti di gioia quando,
quel tanto di nostalgia
mi bagna il cuore.
..Quando mi sento furiosa tempesta
e la notte non dà baci
ma solo schiaffi salati.
… Quando le ombre
allagano la mia paura e
dentro mi rotolano onde di ghiaccio,
vorrei respiri tiepidi come carezze,
sole di primavera.
Un po’ di caldi aliti
all’anima mia stanca.
Se dentro, poi, mi guardo e
ci scopro lacrime, allora vorrei
mille sogni ancora,
per alitarli al cuore e colorarlo….









