Sogna quell'aorta, magicamente
si incupisce, ed una radio accende
al cinguettio di nuovi esemplari
che ammiro scrutandomi intorno
con pensieri leggeri ritrovo amorevoli
suoni distensivi, da malinconiche cupidigie
utilizzando la pazienza di problematiche
infinite, nell'equatore e nei ruscelli riempiti
dalle piogge abbondanti, in tempi prematuri
usati come cuscini appisolati, con le lune mattutine
viaggia nella mente
viaggia dentro il sole
viaggia nella luna
raccoglie fiori
da lasciare cadere
sopra gli occhi
e sul seno nudo
viaggia dentro il corpo
viaggia nella mente
viaggia dentro il sole
viaggia nella luna
semina la luce
per illuminare il lato oscuro
figura da baciare
scultura da modellare
viaggia dentro il corpo
viaggia nella mente
viaggia dentro il sole
viaggia nella luna
nutre l’azzurro
disseta il blu
labbra da incorniciare
respiro per ricominciare
viaggia dentro il corpo
viaggia nella mente
viaggia dentro il sole
viaggia nella luna
viaggia nel profondo
viaggia nell’immenso
viaggia per sfiorare
viaggia per toccare
viaggia all’infinito
con rabbia,rancore
un'eruzione vulcanica.
Uno tsunami, parole che sono arrivate
al cuore, all'anima.
feriscono uccidono.
Il cuore in mille pezzi
non dimentico che sei entrato nella mia vita
nel bene e nel male.
Dopo la catastrofe
la calma apparente
fino a quando durerà?
Le parole
sono tornate dolci
come hai vecchi tempi.
Parole che scaldavano
il cuore
parole che ti facevano piacere.
Ti sentivi al centro dell’attenzione
ti sentivi rispettata
amata.
E’ il fascino dello sconfitto
il calore incessante nel pieno dello sconforto.
Stanco e secco tace il suo volto,
già pieno di speranze mutilate,
Bramoso di vendetta, in cerca di pace.
È un filo di vento non lo piega
Se il cuore è scosso controcorrente.
Maledetto sia il giorno in cui si consolò
rinviando la tristezza al giorno dopo.
Dilatando la ferita dell’orgoglio
perse troppo sangue e morì.
Ora siede sulla seggiola della discordia
Contemplando i suoi torti e fumandosi i rimpianti.
I
Attraversare un passaggio chiuso
Dove l’anima reclama
Il corpo fa a pugni
La mente s’appiana
Dove l’urlo è necessario
Nel verde campo immaginario
Dove gli occhi si perdono
Nell’infinito buio
Oppressione toracica
Che toglie l’ossigeno
Un pugno che stordisce
E forse risana
È la paura che fotte
Blocca e morde.
Si, un urlo liberatorio ci vuole
II
Dolore
Che piega
Contorce
A spizzichi strappa brandelli
Immobile lascio fare
Osservando senza fiatare
Manca il fiato
L’energia di reazione
È un momento di lezione
Occhi colmi
Pronti al travaso
Ma le serrande son chiuse.
III
Tremar di passione
È paradiso
Tremar di dolore
E’ l’inferno
Quanto inferno ho toccato
E quanto ne ho attraversato
E’ inferno?
Non trovo l’aggettivo giusto
Quello garbato
Per dire che dell’inferno
Ne ho fatta indigestione
Senza gustarlo
Eppur quando muoio
Voglio andare all’inferno
Nel girone dei maledetti
Sorrido…
Ho solo bisogno di urlare.
IV
Inizio a deglutire
Quella saliva secca
Che stazionava stanca
La sento scivolare
Nel dolore della gola
Così arsa
In una colica ho vissuto
Ha lasciato il posto
A quella febbre lorda
Per ritrovarmi…ora
Dolorante dentro…
Sono solo rimasugli di malattia.
Prigioniero
con la finestra
sbarrata di riccioli e di là
pioviggina tanto dolcemente,
sarà per questo
che anche la commozione
dolorosa è già passata
le vedo cadere le gocce
sui fiori lontani in campagna
di cicoria.
Han buttato l'aglio nel lavandino,
si sente ancora,
solo un po'
ma qua si sta così bene.
la pioggia non la smette
Aprile ci delude,
il cuore si restringe
in un battito di ali.
Per Lucio che non c’è
per Franco che partito,
per Enzo che Milano
ha abbandonato,
per tutte le canzoni
rimaste sulle corde,
per tutti quei ricordi
che sfumano nel cielo.
Ci siamo ancora noi
mi domando,
chissà se questo tempo
va perdendo
la gioia e la speranza
dei suoi avi;
perché gli anni sessanta sono morti.
terreno fertile
per il seme della gioia
formando la vita
che crescerà con calore.
Sarà cucciolo d’arte natura
sarà bocciolo gioioso in un prato
tra fili d’erba cresciuti.
Sarà petalo di un candido fiore
sarà pronto all’amore
ma ti sarà figlio per tutta la vita.
Le sue ginocchia si piegano
arrancando tristemente
nei suoi occhi piangenti
guardandosi la faccia
allo specchio sconvolto
dal dolore percosso
inorridito, nella barbaria
delle aquile nere
mentre pensa a salvarsi
dalle ingiurie dei moventi
e dai sentimenti giocati
che gli vengono invasi
dalle accuse rivolte, con odiosa
parsimonia, nel patibolo
dei condannati ingiustamente
senza un'assoluzione definitiva
Centinaia di stagioni son trascorse
ed oggi trentaquattro anni
compie la nostra avventura
Non è stata una semplice vita
ma un viaggio tra boschi profumati
dal manto morbido
dove riposare
Nuotando nel mare azzurro
spesso in burrasca
agitato da venti di fortunale
che sulla battigia stremati
ci abbandonava
La nostra forza è stata l'amore
ci ha condotto su alpeggi montani
tra l'aroma dell'erba
ed il chiacchierio di mandrie al pascolo
La brezza ha posato carezze
sui nostri corpi
mutando pian piano il colore dei capelli
dipingendo di rughe la nostra pelle
non ha spento però la luce dei nostri sguardi
la passione dei sensi
rallentato non ha i battiti dei cuori
E se anche questo anno
fosse l'ultimo
mio dolce compagno
una parola sola ti dico grande come l'universo
che ha il valore di tutto ciò
che nella vita avrei voluto avere
“GRAZIE”
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OGGI E' IL NOSTRO 34° ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO
DEDICO QUESTE SEMPLICI PAROLE AL MIO ENRICO, L'AMORE DELLA
MIA VITA RINGRAZIONDOLO DI TUTTO CI CHE MI HA DATO CHE PER ME E'
STATO, PER I FIGLI CHE MI HA DONATO .... CON DOLORE DICO CHE SE
IL PROSSIMO 7 APRILE NON DOVESSE ARRIVARE VIVRO' CON L'INTENSITA'
CHE LUI MI HA INSEGNATO A VIVERE PERCHE' LUI VUOLE COSI'
ED IO VORREI COSI' PER LUI ... GRAZIE AMORE MIO ....









