
... L'infinito attimo...
Stare insieme a Te,
pone la mente
nella vastità del mare,
dove regna l'infinito,
dove non vi sono
né limiti
né confini,
ma
solo attimi
Così la mente
si unisce all'anima
con i sentimenti
i desideri del cuore
In modo
così intenso,
da non cercare
l'attimo per
andar via…
Luminare nel cielo
t’appresti al riposo.
Con malinconica tensione
posi il tuo viso,
candido,
tra le colline più in là.
Scelgo la caligine del buio,
più rassomigliante al mio io
e la percorro nella sua ampiezza
con occhi sinceri,
donandoti tutto me stesso.
Come fili di argentea seta
sparpagliati su brune rocce,
sento i tuoi capelli sul mio petto.
Mi possiedi totalmente,
con vibrante mistero
accendi i lampioni del mio sesso
con astuti soffi di zefiro.
Muovi con suadente ondeggìo
il tuo ventre
caldo come umida palude
di sensi
e mi smarrisco totalmente.
Siediti sulla mia terra.
Le colline, ora scure d’ombra
disegnano i tuoi seni di donna,
bella e altèra.
Hai mostrato sensuale
meraviglia di te,
via della notte.
tra le ante di questo guardaroba,
quei neri fili di seta
che si adagiano teneri
nella trama di tessuto bianco
e quello zigomo appoggiato
alle finiture rosacee,
di quelle labbra
dal colore di una caramella
e dal sapore dell'assenzio...
In quegli attimi,
nei quali si poneva a squarciagola
per venerare le mie stupidi
ed inutili asserzioni,
sembrava come
se il predone allegro
mi avesse rapito,
per portarmi
alla ludoteca più vicina...
E quel sapore manco lo conosco,
fintanto che si fa più acre,
amaro,
profondo
e lontano,
talmente distante
che lo vedo da casa mia,
tra le sbarre
di quel sorriso
che lei mi dona per inerzia
e io ritrovo nel cassetto,
tra la confusione
di quella seta,
riposta alla rinfusa...
Eppure riordino sempre,
per trovare quella sciarpa,
quell'utopia indossabile a gioiello:
sono costretto
a buttarla in lavatrice,
a fregare con tutte le mie energie,
per pulirla da certe macchie strane...
Osservo quel sorriso,
tra una metafora
e l'altra
lo descrivo,
mentre svanisce
col peggior lavapanni
di questa terra...
Fra voragini e vetrine dell’anima in slogan
l’anima del commercio della tua anima
in fasce martoria vagiti stemperando culla
a colpi di stasi sventra cuscini di brama
sbava su ogni ascensione in equilibrio
fra istinto e parvenza di ragione
in nenia sfuma l’impotenza dei confusi
sipari e backstage, seduzioni di tempo
in tempo ritratti di passato libero ormai
dall’incanto opinioni a cospetto dell’esistenza
solo opinioni le residue membrane di futuro.
Penetrazione
Ago che mi trapassi ricama nervi sfrangia e affonda
vergine sfronda in abissi e scoprendo insanguina
essenza già incamerata in sala d'aspetto attendi.
Fallita
Non c’è menzogna senza verità che dimagrisce
bellezza senza carne l’indipendenza di pensiero
di pelle e d’ossa rapina spolmonarsi in format
asfissia l’anoressia da intolleranza confezionata.
Canto per te
mentre sorge il sole,
l'amore posa
sul pentagramma
dolci note
nasce una romanza
che il vento porterà
ovunque tu sarai
Strumento dell'essenza
che ci unisce
non vivrai solitudine
la lontananza tra noi
mai sarà
dolce, forte compagno
che mi elargisti
vita dal primo bacio
che unì le nostre labbra
Un intreccio di raggi laser
lega da tempo
le nostre anime
gli sguardi tra noi
muti, telepatici,
non servono parole
i pensieri si fondono
al tocco delle mani
e come nella nuvola
di un fumetto
esprimono amore
Amore puro, inscindibile
che un fulmine malvagio
cercò di spezzare
ma la forza del mare
riunì in un'onda anomala
tsunami di passione
dove affogammo
a nuova vita
Si .....
il libro ...
sulla mensola
per venticinque anni!
aperto con cura,
l'odore muschiato
si blocca in aria.
l'inchiostro fragile,
ancora forte,
le parole come fantasmi.
ho appoggiato la mia lingua
in fondo alla pagina,
inghiottendo tutta una vita!
Lo sai, io come un vagabondo
Cammino sempre fino in fondo
Al tuo viale. E quella casa rosa
Ove tu abitavi, riporta ogni cosa
Ogni momento davanti
Agli occhi miei. Come son distanti
I giorni in cui all’ombra
Di quelle lunghe piante
Noi ci incontravamo! E sgombra
Dai tormenti, l’anima mia, tra tante
Inutili illusioni si perdeva….
26/4/2005
SENZA CURARSI DELLE CONSEGUENZE,
MA POI A RIPARARE IL DANNO
SI RIMANE DA SOLI SENZA AIUTO ALCUNO.
SI GIUDICA SENZA SENTIR FAVELLA,
TUTTI LO FANNO, DALL'AMICO AL NEMICO
DAL COLLEGA AL PASSANTE,
MA NESSUNO RIPARA E SCAGLIA PIETRE
PUR AVENDO PECCATO.
SON GIUDICATO DA CHI MI FA RIBREZZO,
DA CHI HA VISSUTO SENZA DIGNITA'
NON CAPENDO UN CAZZO DELLA VITA.
E' FACILE FAR LA MORALE
QUANDO LA DIGNITA' S'E VENDUTA
PER UNA POSIZIONE E NEL PRIVILEGIO SI VIVE,
SALVO POI TACER SU CHI MEMORE DI SE STESSO
INFANGA LA MEMORIA E GLI ALLEGRI DIVERSI.
ALLA FINE VAGO TRA GIUDIZI
STESI DA INCOSCENTI E POVERI FESSI,
VESTITI COME SOLDATINI
MA NELLA VITA SOLO UNA FARSA DI SE STESSI.
ML GIUDICATO NEL FINALE DI UN FILM
CHE NON GUARDERA' MAI NESSUNO,
SARO' IO A PRONUNCIAR
IL GIUDIZIO UNIVERSALE.
una barba a bioccoli grigiastri
e un paio di baffi radi
con gli orli rossicci.
Gli occhi severi
incutono scrupoli
e non sanno divertire.
E’ un uomo all’antica,
gonfio in petto
e pieno di vento.
Di esso si pasce
nelle sue giornate vuote e assurde,
restando, alla fine,
con le mani intrise di brezze bavose
e di groppi densi di fumo misantropico.
Dall’alto della sua posizione boriosa
non dà confidenza ai derelitti.
Vive di chiacchiere
e, come tutti gli uomini finti,
gli vengono in testa idee, come zanzare.
mentre si scioglieva
e a reclinare la testa per gurdare
nella notte le comete
il tuo nome risuonava limpido
nel mio cuore
coglievi fiori d'estate
tenendoli per mano
chiamarono te
in luoghi comuni
e il tuo nome
risuonò sconosciuto
nonostante indossavi
la veste della nostra prima volta
oggi non so dimenticarti
ma ho scordato il tuo labbro
fragolino
Tremo forte quando il mondo si accorge di me,
e con me tremano gli alberi al soffio del vento.
Sulle strade che attraverso ogni giorno
crescono fiori dal profumo del mare
e il vociare confuso degli altri
sembra il pianto di una balena.
Fiori che vedo solo io, voci che non esistono.
Il vecchio faggio domina ancora la vallata
e fra le sue onde il mio respiro trova pace,
attardato a spillare una lacrima.
È così triste e severo e mi educa al mondo,
come posso non sentirlo mio padre?
Non lo vedo ma la sua ombra mi segue,
mi guida al livello del mare.
La storia, il tuo nome, le mie assenze,
la tua personalità, sono l’universo
sciolto in rima.
Ti ho fatto male, ti ho picchiata con amore,
ti ho ricordata, dimenticata, ho scritto,
ho cancellato.
Ora lo so, è colpa mia.
Se avessi vinto l’insicurezza
apparterei ancora ai vagiti del vento e del mare.








