Nella rosa di un uragano
mi sembrò di vedere
esalazioni calde invadermi
la mente tra verità
costrette in ginocchio
allo stupore di un pensiero risorto
senza credere che fosse sogno.
Vidi la luce invadermi l'occhio
lasciato sbarrato a respirare
non oppio d'amore era il mio
ma agonia di dita tra le ciglia
per trovare quello che non cercavo
la paura di essere amata senza merito
non potendomi difendere dalla sorte
lasciandomi vivere di pura morte
in un cimitero di ingiusti risorti
col peccato di aver amato il peccato
un inferno vissuto in terra
dietro ai cancelli del paradiso
chiuso allo sguardo di chi tagliato fuori
non crede che il miracolo si sia mai avverato.
Dolorosa impotenza divora rabbia
zittita nello sballo che non fa pensare
venduta allo schifo, dimentico di vomitare
e odiare tutto diventa un gioco da ragazzi.
Il canto di dolore è un suono che strappa
si rammarica come uno strumento stonato
specchio, specchio delle mie brame
potrò distinguere il falso mescolato fra la folla
o sbattere ogni giorno contro il dolore
sarò sempre in questo modo?
Un bambino che sogna
senza conoscere le cose che gli adulti sanno,
Intrappolato, perduto ti chiedi?
Vestito di bianco lungo
ostia in bocca
la purezza vergine
la accogli senza... chiedere
passano giorni e...
ti chiedi alla sera
ti domandi dove è?
Dentro anni nescolati poi raccolti
ora il dolore mi impedisce
domandi, chiedi aiuto
non puoi toccarla
alzo il telefono e grido
aiutami stanotte
in ginocchio immagino
solo un gioco di pagine
trasmesso senza sangue
appoggio la gota sul lenzuolo
oltre la finestra e fuggita
la mia fede
non è al momento raggiungibile
riprovate più tardi.
splendono senza sapere
se silenzio serviva
sillabe senza senso.
Eccolo emergere esausto
enfatizzare emozioni esili
enunciando editti etilici
elusivo essere edonistico!
Medita miscele mentali
mediando miti, medaglie
medicine. Maniacale miseria!
Pubblicizzando patemi personali
primitivi precetti preferiscono
pulsanti peripezie predatorie.
Luce lascia languire
lamenti lontani. Leccami!
Luna liberami. Lapidalo!
Io! Io ! Io!
Imperterrito imprigiona idoli
incupendo ideali. Incenerire
catene celebrando contrarie
credenze certo conferisce
conferme! Che combinazione
imprigionarsi in identiche!
Immortalando ipocrite irriverenze,
imbestialito, indecentemente isterico
talvolta tesse trame
tentacolari temendo tempi
turgidi. Tremate tiranni,
tirapiedi, troverete tutto
arso. Arsenico, avvelenali!
Allineando anarchie apparenti
approderemo ad ardori
ancestrali. Attesi ancora.
Verità condivisa
Vita eterna
Verso l’eterno Padre è il mio andare
Imitarti o Figlio ritrovo me stesso
Amato da Lui amo l’uomo.
Verso il Figlio amato
E’ il mio andare
Ritrovato l’amore
Imitarlo nel dono
Totale di se
Amato per amare.
Vieni o Figlio
Infinitamente amato per amare
Trovato nel cuore dell’umanità
Amorevolmente salvata.
Ditemi che ne pensate.... desidero tante critiche....
di libri sovrastano
benevoli
anziano scrittore,
mano ispirata
traccia instancabile
solchi di vita
su campi di carta
energia sferza
il corpo seduto
ad un tavolo
rimescolando immagini
di passate memorie.
Sole afoso
si sparge
su antico mercato,
scatole piene di libri
irradiate su bancarelle
accolgono polvere,
sguardi curiosi
desiderosi di una
liberatoria evasione
accompagnano i gesti
dello sfogliare.
Sonno di gatto
disturbato dal
crepitare nervoso di
macchina da scrivere
accompagna pensieri
di giovane autore
sotto il tendone
mentre figura di
donna lo avvinghia
con bramosi occhi.
Lacrima scorre
in una stanza
segnando viso
rugoso di vecchio
romanziere
al pensar ad un amor
bruciato
in una notte,
non vissuto
per la vita.
carezze
accarezzami col cacciavite
graffiami il petto e le spalle
stringi con violenza
la mia mano
accarezzami
schiaffi sulle mie gote
labbro sanguinante d'amore
baci violenti e morsi
m'accarezzi dolcemente col cacciavite
vivo brividi
come le tue unghie
conficcate nella mia schiena
quando facciamo l'amore
accarezzami amore
col cacciavite...meglio
un dolore d'amore
che un'amore di dolore...
Sulla collina di Blankenese
stan vicine l'una all'altra casette d'avorio,
son di milady le biscottiere
dal tetto di paglia.
Sul silenzio non c'è nemmeno il fiume,
fa passare navi rosse
coi marinai che dormono.
Da un albergo arricciato di foglie
escono piccole campane,
panama chinato bianco su melodia
per mandolino solo.
(2011)
La strada inerpicata,
Aveva un non so che di familiare,
Inseguivo da tempo i ricordi dell’infanzia.
Le note del torrente
Accrescevano il mio senso di casa.
Cantavo,
Al pensiero di quando ero stato bambino
Ricordavo la vecchia portatrice di uova ,
Avevo ansimato per il troppo giocare.
Anche questo ricordo,
Manteneva intatto il sentimento.
Intonai allora un inno alla mente,
Che mi aveva dato la possibilità di
Amare il passato.
ACROSTICO
Un acrostico (dal greco tardo ἀκρόστιχον, composto di ἄκρον, «estremo» e στίχος, «verso») è un componimento poetico in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome una frase o una dedica, a loro volta denominate acronimo.
In origine l'acrostico aveva certamente una funzione mnemonica e probabilmente una funzione magica.
Celebre acrostico è la scritta: Viva V.E.R.D.I. che i patrioti italiani utilizzavano, durante il Risorgimento, a significare “Viva Vittorio Emanule Re D’Italia”.
Amica mia dimmi
chi sono?
Mi sono persa
non ritrovo più la via,
la mia mente è
assente,
i miei occhi non vedono...
la mia voce non ha suono...
il mio cuore non batte...
amica mia dimmi
chi sono?
Le mie orecchie
non sentono
Le mie gambe
non camminano,
sono avvolta nel buio,
amica mia dimmi
chi sono?
Perchè io non lo so più...
Superavamo indenni
arditi crepacci
nella nostra ostinata ricerca
di una qualsiasi ombra
per appartarci dal mondo
e lì amarci spudoratamente
e senza alcuna reticenza.
Su spiagge notturne
spazzate dal vento, dispiegavamo le ali
al nostro mai innocente desiderio.
Non avevamo tempi di attesa,
né resistenza alcuna ad unire
le nostre bocche in affamati baci.
E ci sentivamo giusti, sani,
sinceri, umani, innamorati.
Oggi abbiamo bisogno di nuvole,
che ci portino lontani,
nuvole che aiutino la follia
di un amore dai passi stanchi.
Siamo antichi cara mia,
ma tutto quello che ci siamo dati,
spendendo fino all'ultimo respiro,
non può esserci tolto.
vive il tempio delle emozioni
solitario rifugio dell’anima
dove freme la fiamma del tempo,
dove, la luna lega la notte
e nella confusione
si defila tra la carta la poesia
che diviene lieve attimo
mentre tutto intorno si frantuma,
solo l’onda, effonde il suo canto
esile e dimenticata
atterra sulle paure della realtà
e poi si chiude, nel riposo dell’anima.
nel tuo cuore
e non sai cosa è l'amore.
Fai stare bene
solo quando ti conviene
fai toccare il cielo
insieme con le stelle
lasciando poi
ferite sulla pelle.
Non c'è poesia
nelle parole
ed io che ti conosco
mi guardo bene
di non bruciarmi
ancora nelle vene.









