Alla festa, oltre che ai coniugi Cislaghi e Oldani, non mancarono nemmeno i miei genitori. Da anni mamma e papa erano stretti amici dei genitori di Clara. “Come sei pallido. Non mangi?”. Domandò mia madre che da anni non si fidava della cucina di Lucia. Ripensandoci, da un lato aveva ragione; ma allo stesso tempo le sue domande mi davano un fastidio enorme.

La fortuna volle che quell’anno Lucia lavorasse al pomeriggio. Fu un sollievo non vederla sbuffare e isolarsi con l’I-Phone in un angolo.

I genitori di Lucia sono di mentalità inquadrata : per Carlo e Simona non esistono nient’altro che il lavoro e i grandi guadagni.

Parecchie volte, tra i loro sguardi di disapprovazione, mi sono sentito in colpa a lavorare poche ore al giorno. Una volta dissero che erano contenti del fatto che rendevo felice la loro figlia. Peccato che della mia felicità loro non se ne preoccuparono mai.

Vedendo i nostri genitori discutere e ridere come un tempo, insorse la solita cara vecchia malinconia. Mi accorsi che erano mesi che vivevo nel passato. Ricordare ogni volta quei tempi lontani fu anche una specie di terapia : mi aiutarono a distrarmi da un presente pieno di dubbi e incertezze.

“Sei dimagrito?”. Mi chiese Marina passandomi un piatto di plastica colmo di pasticcini. Quell’anno cambiò pettinatura, adottando un taglio a caschetto molto simile a quello che portò Clara diversi anni prima. Mettendole accanto, chiunque avrebbe affermato che fossero sorelle. Ad eccezione del colore azzurro degli occhi di Marina, parevano due gocce d’acqua. La dimora di Vincenzo e Marina non era cambiata molto : passeggiando tra le stanze, sentii ancora quel fascino magico dei nostri giochi e di tutti i pomeriggi d’estate passati insieme. Nella maggior parte di esse vennero installati dei condizionatori che ci ripararono dalla calura di quel pomeriggio di inizio luglio. Vincenzo, ovvero il proprietario della casa e il padre di Clara, è un ex biker. Da lui Clara ereditò la passione per l’Hard Rock e le moto, poi sfociata grazie a me all’Heavy Metal e alle pellicole Horror. Passai molte serate al bar di sua proprietà chiamato Victory,  dove Clara vi lavorava come cameriera. Nonostante fossero passati degli anni, Vincenzo non aveva abbandonato l’abbigliamento tipico biker. Quel giorno lo vidi vestito esattamente come allora : gilet in pelle smanicato, gli immancabili pantaloni di pelli e rayban da vista.  I capelli lunghi raccolti in una lunga coda risultarono leggermente brizzolati senza evidenti segni di calvizie. Per sua fortuna, riuscì a ottenere la pensione poco prima che l’Italia divenne un paese improponibile per aprire una qualsiasi attività. L’anno in cui chiuse il Victory, si dedicò alla sua collezione di dischi e a lunghe gite in moto.

Come me, Clara è figlia unica. Crebbe sotto norme rigide ma con la giusta libertà. Grazie agli onesti quattrini che portava il bar, Marina ebbe la possibilità di dedicarsi pienamente a crescerla e alle faccende domestiche.

Quando giunse l’ora di cena, ricordai a Clara degli scritti. Roberto, impegnato a discutere di automobili con i nostri genitori, non si accorse nemmeno che lei udendo la mia proposta, mi invitò a salire in mansarda. Ci alzammo dal tavolo del giardino inosservati, con passi brevi a raggiungere la porta di casa. Provai inquietudine a trovarmi solo con lei a salire le scale : una infinita rampa portava alla piccola mansarda. All’interno osservai tutti i vecchi giocattoli di Clara accuratamente incellofanati.

“Ecco, quando ho del tempo libero vengo qui in questa casa ad aiutare mamma e poi salgo qua…”. Disse calma appoggiando la mano su di un tavolo di colore bianco.  “Mi siedo qui, prendo la penna e comincio a scrivere”.

“Bello…”. Commentai stupito.

Camminando lentamente verso un mobile in acero si abbassò ai suoi piedi. Sospirando leggermente, aprì con forza il penultimo cassetto. Quel grande cassetto conteneva alcuni quaderni di vari colori. Li strinse tra le mani minute e sempre elegantemente smaltate. Alzandosi prese due vecchie sedie che adagiò sotto il tavolo bianco.

 “Prima voglio che tu legga questo”. Disse sfogliando delicatamente le pagine del primo quaderno di colore giallo.

La pagina presentava un racconto breve. Senza troppe difficoltà a decifrare la sua calligrafia, iniziai a leggerlo ad alta voce. La storia, senza titolo, narrava di due bambini che si conoscono in vacanza. Piero e Martina, questi i nomi dei fanciulli, soggiornando nello stesso Hotel chiamato “Arc En Ciel” a Diano Marina.

Si divertono insieme, costruendo castelli di sabbia e inventando nuovi giochi. Trascorsi quindici giorni, Pieto ritorna a casa insieme alla famiglia. Nel viaggio di ritorno sente di aver lasciato una parte di se in quel luogo di villeggiatura. Ricordando Martina, Piero avverte la tristezza per la prima volta in vita sua.

“Bello!”. Esclamai al termine della breve lettura. ”Hai descritto ottimamente la nostalgia attraverso gli occhi di un bambino. Cla, è fantastico!”. Le mie parole furono sincere.

“Non esagerare”. Il tono della sua voce possedeva la stessa timidezza che provai quando lei mi fece i complimenti per le mie sceneggiature. “Ho riflettuto sul fatto che forse gli adulti dovrebbero riconsiderare queste sensazioni fanciullesche. Ogni volta che guardiamo un bambino dovremmo ricordarci che anche noi eravamo così…”.

“Clara…”. Lei fissò la mia grande mano avvolgere la sua. Alzando lo sguardo, i suoi occhi divennero umidi. Come nel sogno, non resistetti a quelle travolgenti e stupende iridi. Con un calore terribile in tutto il corpo, mi avvicinai al suo volto. Un invitante profumo di cannella riempì il mio naso mentre i nostri occhi andavano a chiudersi.

“Clara! Dove sei?”. Il fracasso della porta d’ingresso fece spalancare immediatamente i miei occhi.

“Sono qui!”. Clara era già balzata in piedi dalla sedia. In mezzo secondo la vidi uscire fuori dalla porta. Alzandomi con il cuore in gola la seguii scendere le scale.

“Stiamo ordinando le pizze per stasera, quale vuoi?”. La voce di Marina si fece sempre più vicina.

Vedendoci accanto alla scalinata assunse un espressione interrogativa.

“Io… al prosciutto! E tu?”.

“Anche… per me va bene al prosciutto…”.

“Ok, bene. Ma… che stavate facendo in mansarda?”. La domanda tanto temuta giunse puntuale.

Clara rispose con un tono convincente : “Noi stavamo guardando i vecchi LP di papà, c’era un titolo che interessava a lui…”.

“Oh. Le faccio portare per le sette e mezzo, dammi una mano a preparare la tavola”.

Vedendo Clara allontanarsi insieme alla madre non seppi più dove andare. Confuso accesi una sigaretta sugli scalini della porta d’ingresso. Il cielo venne invaso da nuvole minacciose che annunciavano l’arrivo di un temporale. Quando caddero le prime gocce d’acqua, Roberto si alzò di corsa dai tavoli insieme ai miei genitori. Tutti e tre corsero in casa a ripararsi. “Arriva! Arriva!”. Gridarono allegri vicino a me.

In cucina Clara e Marina finirono di imbandire la tavola. Tentai di incrociare il suo sguardo, ma ogni volta lei sembrò scacciare i miei occhi. Per tutto il resto della serata mi parlò solamente ponendo domande scontate tipo : “Vuoi del vino?”; “Vuoi la frutta?”.

Sulla strada verso casa non smisi di pensare al racconto di Piero. Addormentandomi, sognai di essere un bambino che giocava in riva al mare. Davanti a me un grande castello di sabbia e al mio fianco una bambina bionda con le treccine. Terminata l’opera, la bambina mi diede un breve ed innocente bacio sulla bocca.

Di buon mattino, mi svegliai più rilassato del solito con Lucia al mio fianco che dormiva ancora. Dentro di me fui felice di aver conosciuto un nuovo lato della personalità di Clara. Mai desiderai come in quella giornata di averla nuovamente di fronte a me per avvertire il profumo di cannella. Quando scese di nuovo il buio, l’ insolita felicità tramuntò in un’ angoscia logorante.

Pensai a come avrebbe potuto reagire Roberto se sarebbe venuto a sapere che stavo per baciare sua moglie. Fisicamente lo temevo tantissimo e non morivo dalla voglia di vederlo incazzato. Sorsero mille dubbi anche sul parere di Clara riguardo il nostro breve (anzi brevissimo) contatto fisico. Mi domandai se davvero sentì le mie stesse sensazioni; dei sentimenti che, detto sinceramente, non provai mai prima d’ora. Invece riguardo a Lucia, beh… sarebbe cascato il mondo! 

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Profilo Autore: luke676  

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Commenti  

Sir Morris*
+3 # Sir Morris* 15-06-2016 16:51
Bravo, amico! :roll:

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