Ho abbandonato gli inferni
cenere sui miei abiti
gli occhi feriti di striscio dal fuoco
ed adesso cammino su un fiume di lava spenta
L'unica cosa che ricordo
è il tuo sorriso antico così meraviglioso
come potrei ora non cercarti?
Sventro la notte con l'arma della forza rimasta
per seguire la guida di una stella che laceri il buio
di questo tempo che ancora mi divide da te
Ho affrontato i guardiani degli abissi dell'io
Credo solo l'amore doni questo arcano potere
li ho vinti al ricordo del tuo nome
e proseguo il viaggio con i piedi piagati
ma per te
verserei il mio sangue stilla a stilla
pur di ritrovarti sulle vie della luce
Profumo di magnolia nell'aria
s'insinuano pensieri torvi
nel chiarore del mattino
ed evaporano come neve al sole di febbraio.
sulle mani un tremolio
lascia spazio al prostrato animo
che come un fiore reclino cerca amore.
tenue colorito infiamma le gote
come rosa rosata dell'Iran
da quei petali socchiusi
le labbra di stupore s'impregnano
ma il tuo sole dentro non brilla più.
vasi rotti e cocci sparsi tra le dita
tagliano come coltelli
purpuree gocce lasciano strisce
su marmi bianchi.
mistiche chiese a corona del cuore
sono le preghiere che dal tuo labbro
non sai più proferire.
canna spezzata dal vento giaci
ormai
su un mare d'amore perso e violento.
sono stanco

Mi coglie estensione e desiderio
del tempo andato
portandomi a ritroso
dove tutto ritorna musicale
a rivivere momenti
di grandi incantamenti
in una festa di esseri intrecciati,
di sorrisi rischiarati dalla luce azzurrina
colma di quei riflessi fatati
riflettenti scintille interiori
e rossori sulla pelle
in tourbillon d'emozioni esaltanti il cuore
nei passi ininterrotti dell'amore.
Ora riappare il dolore immutato
di quel giorno immobile
scevro di tempo e di respiro
in cui fu tagliata la radice
in una disarmonia senza riposo
avviante a quel sentiero
privo di limpido cielo.
Vorrei una vita
SPERICOLATA
nella fede
rischiando
l’inciampo
tra persone
indifferenti,
gelide,
disumane,
crudeli,
egoiste.
Vorrei una vita
SPERICOLATA
che dall’animo
sgorghi
un amare
vero,
puro,
intenso,
incessante…
che porti il giulivo
dov’è ignoto.
… E in una stretta di mano
tutto il mutato contegno
d’ogni uomo,
d’ogni colore,
d’ogni ceto.
Tutti fratelli
in un connubio di cuori
per espander l’ardore,
il corretto,
il cordiale,
il benevolo.
Vorrei una vita
SPERICOLATA
nel bene… SOLTANTO.
l'amore era un soffio di vita, quando nell’anima
delle mie azioni nei tuoi gesti si perderanno.
nella valle dei sogni, quando la tua pelle
mi sfiora all’alba e le foglie cadono stanche.
tue braccia.
Oltre in un piccolo prato comparite come sculture non fatte da uomo.
Alberi di pesco come sposi attendendete la primavera e sbocciate in delicate carezze con i vostri colori.

Sera vellutata
carezzata da impalpabile brezza
e scintille di stelle,
manto lucente a coprire la volta blu
in penombra silenziosa
ed accattivante.
Sulla riva del mare
lo sciabordio dell'onda
canta in sottofondo una nenia dolce.
Al mio orecchio attento
arriva il murmure di passi lontani
che calciano l'acqua.
Mi sdraio sulla rena sottile
che s'attacca al corpo
in un abbraccio
che m'avvolge riportandomi
nel sogno di ieri.
Labirinti di pensieri
rivedono il tuo volto levigato,
sorridente ed abbronzato
che mi cinge con fervore
colmandomi d'ebbrezza il cuore.
Ci siamo trovati un giorno
per errore o per incanto
nel castello dei mosaici
c’era il salone degli specchi
c’erano gli stucchi dorati sui tetti
le pareti dipinte da un pittore
con problemi di coscienza.
Il mattino che vi tramontava
e il sole che ci baciava le guance
come per un saluto, le arance
appese in cielo, ci abitava
la bellezza, vi sostava la danza.
Un’artista discinta, lo scrittore
ubriaco d’estate, i putti matti
a ridere degli angeli vecchi
con l’aureola in divieto di sosta, i laici
in preghiera dopo la morte, il canto
che ti ho rivolto prima che finisse l’inverno.











