Se riuscissi ad afferrare la luna
o almeno a sfiorare il suo volto
così da sentire più da vicino
il mite respiro che slaccia la notte,

l’antico segreto che arma i poeti,
la vibrazione d’eterno e infinito,
quel freddo da mille stelle falsato
prima che viri al caldo del cuore;

se fossi per una volta capace
di farmi vago in abisso incolore,
fluttuare tra il plancton di un mare
poco azzurrato dai miei sorrisi,

rifugio caro nell’ora a declino
com’é la pretesa dell’uomo perso
che nell’amore il porto non trova
ed acqua e sale in zucchero muta;

se credibile ciò fosse appena,
darei inizio al ripristino nuovo,
all'essere in corsa per un riscatto
d’eroe illuso nel tempo che vola.

Mi stanno a guardare, il mare e la luna,
e forse ridono di me, del sogno
che come nuvola al sole si sfila
o come onda sullo scoglio s’infrange.
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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Commenti  

Silvana Montarello*
# Silvana Montarello* 01-07-2018 12:04
Introspezione davvero molto intensa e particolare, una poesia che mi affascina molto, grazie.

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