
Anche se calpesterò le foglie morte
marcite dai primi temporali d'autunno,
avrò pazienza e aspetterò
che le nostre ombre
si confondano in una sola
avvicinandosi nel calore dell'abbraccio
e di rivedere gli arcobaleni nel cielo
che rifletteranno i nostri visi
dei loro colori
sciogliendo il buio
che ignora il tocco delle cose
e tiene rannicchiati
nel sottoscala della vita.
Saranno gli aquiloni
che allieteranno la mia anima
rendendola libera e leggera
svincolata dal grigio
che m'inficia il libero respiro
e dalle croste di sale
che hanno oscurato i miei occhi
che vegliano e non vedono
il bello che mi circonda.
Tratti distinti
su visi assopiti rispecchiano sogni perduti
mai realizzati
vuote le tasche senza piccole conchiglie
dove ascoltare la voce del mare
il soffio del vento ormai spento
non circonda come abbraccio
vi è solo foschia
che copre la mente
ormai stanca di elaborati connubi
accompagna passi che lentamente
portano senza meta
raminghi e persi nel tempo che passa
illusioni come stormi prendono il volo
Nel cuore della notte, di straforo,
ravaglio fra arzigogoli sconnessi.
Ragioni e assiomi vari faccio fessi:
ricuso forma, regola e decoro.
Il raptus è potente più d'un toro.
L'aratro affonda in tumidi recessi
portando in superficie vermi lessi:
buon humus, trasformabile in ''alloro''...
Trascritta la buriana, tutto tace.
La mente butta fuori anche Godzilla,
e Hyde e Jekill fan di nuovo pace.
Nel cuore scombinato la scintilla
s'infila, stanca morta, sotto brace.
S'attizza. Poi riscoccherà, più arzilla.
tra muri solitari
e la durezza della roccia.
sostanza delirante,
come fossi acqua errante,

Assordante quel rumore
Al primo boato sfrego la capocchia di un cerino
S’anima quella fiammella
pare un rito esoterico e il vetro intorno prende colore
E quando chiudo gli occhi

Il mio cuore in tumulto
ascolta i tuoi silenzi
con inquietudine e dolore.
Non sarà mai abbastanza cercarti!
Nei giorni che vivremo assieme
ci saranno nuvole errabonde,
non so se sapremo districarcene
e sopravvivere all'esistenza tumultuosa
che si presenterà di quando in quando
ed ai dubbi che violeranno la nostra serenità.
I prati son sfioriti, gli alberi perdono le foglie,
fanno tappeto sui larghi viali,
tra poco con la pioggia
saranno marcite
come qualsiasi cosa che muore...
passeremo il limbo
attendendo quella luce
che vaglierà le nostre incertezze.
Nel nostro cammino
la corona di spine cingeremo
per farne ghirlanda d'amore.
sul mio cuore ferito a morte
spicca come un precoce epitaffio
Al dolore, si sa, soccombe anche il più forte
non è più il momento del silenzio
in questa notte crudele
da bere piano come assenzio
misto a gocce di fiele
voglio danzare nella cieca frenesia
ubriacando la mia povera mente
in un giro di euforica follia
nel mio inferno latente
in questa dannata bolgia
non si ferma la giostra
si consuma dei pensieri l'orgia
ma una maschera il mio volto non mostra
sfilano nudi e maledetti tutti quanti
selvaggi, virili, torbidi
i miei demoni urlanti
terribili, eppure assurdamente splendidi
È forse il ritrovarsi la vera dannazione,
non la perdizione

Di notte nel mio freddo letto
lascio scorrere sogni in dissolvenze
insieme ad antichi ricordi
che accendono radici d'ombre
serpeggianti in spirali
di sequenze disordinate:
momenti d'amore
risvegliano caldo languore
di mani tese accarezzanti corpi
nel vento caldo del sentimento.
Abbracci suadenti ed avvolgenti all'unisono
tornano alla mente
di quel sentiero che torna su se stesso
e più non conduce.
Sento il cuore gemere
nell'aria frizzante della notte lunare
dove l'astro argenteo danza i suoi origami
riflessi nei miei occhi rivolti al cielo
[preghiera dell'anima ferita].
Attendo l'alba
che arrivi lentamente,
lieve lenimento ai miei intimi turbamenti
fino ad un'altra notte
che si ripeterà sempre uguale...
il gelo di morti antiche
Oh quante vite ho vissuto
quanti addii ho pronunciato
ma nessuno mai fu così crudele
e io resto qui dentro a un limbo
con una parte di me
così piena di passione
e l'altra che soccombe ai ricordi
già affossata e sotterrata
Oh quante vite ho vissuto
quanti addii ho pronunciato
ma ve n'è sempre uno
la cui atrocità spacca il cuore
e io resto qui in un limbo
tra l'inseguirti
e il lasciarti andare
sospesa in uno spazio incolore
che non è cielo
ma gli assomiglia
che è terra
ma non le assomiglia
verrai questa notte
a mezzo il silenzio
e requie darai al mio cor.
Dammi requie stanotte!
T’aspetto,
pur se costretto a vegliare
e quando il disco d’argento
spento sarà dal tuo mare,
non tardare, ma vieni.
So che non tieni sembianza,
ma quando sarai nella stanza
tornerà quella luce
che il solo pensiero induce
all’attesa.
Lo svago dei versi sicuro già persi
sboccerà di nuovo
e splenderà intorno
un fresco giorno di poesia.
Un'espressione
Mi accoglie
Un abbraccio eterno.
Tu che giri a secondo
Come i girasoli










