in uno stagno
dove non conosci
fondale...
Non tornano a galla,
solo cerchi e piccoli vortici,
poi l'acqua torna calma,
un po' torbida...
Come frammenti
di vita adesso,
un po' torbida,
dove i sassi sono
i nostri desideri,
che cadono, cadono....
.
Notte buia, il vento fischia
nel cielo
Quando il pavimento è solo un soffitto stanco,
quando non mi senti…
ascolta quello che non dico.
E chiamami, chiamami poeta
per non rimanere sola
con la realtà tutta in una mano.
Pensarmi sta nella bellezza discreta
della notte dove le persone parlano
davvero, nella domenica mattina
fatta apposta per stare sulla superficie delle cose.
La mia attrazione per te è quasi magia,
è molto più forte di quella fisica… di una mente
non ti liberi neanche quando chiudi gli occhi.
Di una mano che stringe la tua, oltre la poesia.
e forse senza possibilità di termine,
che sia il vagabondare da un argine all'altro
di fiumi dalla natura inquieta,
che essa sia un continuo sguardo
agli altri pensieri,
delle altrui personalità
cariche di eccentrismo e di continuo movimento.
Che sia uno sguardo verso il sole
con il rischio di accecarsi,
l'agonico contorcersi
alla vista di capi volontariamente estinti,
di umili bestie
che nulla hanno fatto
per meritarsi un simile odio.
Lo spregio della razza eletta
si consumerà
triste e malinconico
in un'amnesia senza fine.
Quelli come noi
che amano ridere...
Quelli come noi
che soffrono in silenzio...
Quelli come noi...
che amano la vita
e si tuffano tra le parole
per farla brillare sempre...
Quelli come noi...
ricchi della propria povertà
capaci di dar vita
ad un emozione...
Quelli come noi...
li trovi svegli di notte
a raccogliere i cocci
della propria giornata
anche ingiustamente...
li ascolto soffrire negli occhi
nelle canzoni più vere...
Quelli come me...
ora dicono BASTA
alle parole assassine!
L’Ottava è costituita da otto versi endecasillabi, struttura ABABABCC
Adoravo ascoltar il rumore
della carta, fino a che udii
il suono che fa leggerti il cuore
dacché imparai a fidarmi un dì
dell’angoscia dentro a quel colore
che ha la notte nel bemolle d’un si
per flauto mentre ritraggo pensieri.
Visione nel cielo degli artieri.
spesso assolate
come spiagge dorate
Conchiglie variopinte
mi appaiono i tuoi occhi.
Vivo di questi istanti,
nascosti nello scrigno
dell'immaginazione.
A frugare nei meandri
Dell'Anima!
Con nuovi mondi
tra le mani
sporche
di passato!"
la tempesta stravolge
i ricordi indelebili di te.
Qualche cicatrice in più nel corpo
sotto la pelle
spegne la luce
cancella il sorriso.
Credere nell'impossibile...
Credere ancora
a quegli occhi di ghiaccio.
Guardo il cielo
con i suoi pezzi unici e particolari.
Mi rialzo dopo la caduta
con il sorriso
consapevole che nulla sarà come prima
niente cambierà
il tuo ricordo dentro me
tornato più forte di prima...
Con la voglia di stravolgere il mondo…
Anche solo con un pensiero
con un sogno.
Mi rialzo e gioco con le farfalle
che mi hai lasciato...
pensare di averti
fino all'ultima goccia di sangue
con il coraggio delle mie decisioni.
Indugia lo sguardo sui colori a cera
nella lentezza di una nuvola,
in quella curva dove la malinconia piega in dolcezza
e porta a galla i pensieri… per poi lasciarli andare.
Scivola il dito su una favola.
A pagina tredici la mano soffice di quella
nuvola sulle mie fragilità in un rivolo
è tutta nella morbidezza di una resa.
Scorre dai miei occhi il vecchio padre
tra l’arcobaleno e il prossimo capitolo,
senza nient’altro se non imparare ogni
giorno dal crepuscolo che torna a mani
giunte in un lembo sopra il cuscino.
Il vecchio pescatore aspetta che abbocchi una scia.
Ti leggo nel rosa tenue del disegno degli aeroplani.
Sto seduto da solo senza pensare
davanti alla natura appena oltre il cancello.
Si accorcia l’ombra sull’uomo col carretto.
Ti ho chiesto di insegnarmi l’haiku, ma
ho tormenti che passan sopra un ventaglio
di tetti e tornano in un biglietto.
Come un tanka su un ramo fiorito.
Dal pensiero nudo, pulito di un bambino
saprei forse soffiare via parole tronche…
Ora l’ombra gli siede vicino.
Fruscio d' ampolle e steli a sostenerli,
impercettibile suono ad affiorar sul fiume,
destar ascolto in fievol sospiro.
Il giorno evolve in chiaror di luce,
ombre ad affiorar ai margini del fiume.
Amplesso d'amore,
sogno in sospensione,
colori a catturar occhi,
ninfee a cullar acqua che scorre.
Attimo ad imbrunir sera,
soave tintinnio d'oboe,
cuore a sospirar beatitudine.
Incanto di stupore,
anima in assopite note,
profumi ad inebriar spazio.
Cantano i fiori al risvegliar di primavera
inno d'amore, viole, glicini e mimose,
al bisbigliar del vento in parole tenui.
Ascoltiamoli cantano per noi!
sembra inverno
silenzio,
nessuna voce,
neppure il sole.
Il tempo passa lentamente
senza ore,
senza meta
forse senza neppure vita.
Assente...
Pensieri sembrano pesare
come macigni.
Non so se amare
o odiare
chi distrugge
il cammino senza libertà.
Crollati i progetti
forse pure i sentimenti
disfatti
andati a rotoli.
In questa solitudine silenziosa
tante luci brillano nella notte
che è già dietro il sole.
Del leggere mi piace
il tamburellare delle mie dita
in un felpato baccano
sul riflesso delle idee di qualcun altro.
Non appena l’ordine della galera della mente
si spinge laddove i sogni giocan con le farfalle,
quel che mi ostino a leggere è il genere umano.
Infinità di spade e scudi,
genuflessi al rituale,
il nervo cede
al respiro regolare.
Fango rosso,
è appena successo.
Siamo solo noi due,
ma non c’è compromesso.
Sole alto, brezza fresca,
il suono della dolcezza.
Chiudo gli occhi, guardo meglio.
Volare rilassa.
tra gli ultimi raggi di sole
che accarezzano la costa
Si rinchiudono i pensieri
nell'ora del tramonto
mentre un airone torna al nido
col suo elegante volo
È una rapsodia
di suoni e di colori
Brezza timida di monte
ci leviga l'anima
nel ricordo struggente
di antichi amor perduti
.....e il giorno muore dentro
Il caldo abbraccio della sera
nell'incessante ciclo della vita







