nelle fotografie consunte
dal viaggio .
Forse sazia di tempo e di vita
osservo il profumo della primavera
e raccolgo gli attimi .
Acqua semplice di fonte
risvegli chiare tinte di nuvole e ricami fiori di lillà.
Occhi guardano senza voltarsi
bramosi di luce buona
tra pensieri, parole e speranza .
più.
Respiri secchi, grida di angoscia;
un coccio rotto, spaccato
come uova rubate dal nido di paglia.
Il fumo di polvere che aleggia
e un’anima dilaniata lo stringe,
lo brama e disprezza;
la bocca è aperta e secca:
lenta respira.
Solo, a meditarsi
bevendo il dolore,
amaro fiele di memoria:
i cocci di vecchia terracotta:
la mia povera porcellana rotta.
che sgorgava dalla mia fonte.
Ho lasciato le divine immagini scolpite nelle bronzee porte
della piazza di Leonardo.
Le ho lasciate vagabonde sulle sponde di quel fiume
che ispirava vecchi artisti.
Le ho lasciate perché ora non vogliono accettare
i miei fremiti inconsulti
di quella gioia tanto attesa
Ci incontreremo alla fonte
dei tuoi occhi, lì
ti asciugherò l’emozione
nel vibrato di una carezza.
La bontà d’animo dei poeti
sta nel sedersi uno affianco
all'altro di qua e di là
dall’ansa, dispensa fierezza
la "bella parola" e annulla
la distanza… si muove irrequieto
il lampadario, sussulta
la polvere sulla bambola di pezza.
"Stanotte mi tuffo
Nel mare dell'anima.
Adoro le emozioni,
primitive.
Tu abbandonati alla musica,
dove incontri la vita,
e ti racconti favole
mai prima ascoltate.
Vorresti urlare al mondo
E stringerti alla Luna,
che ti accolga,
teneramente! "
ad un abbraccio
virtuale, nascosto
impotente...
Triste....
Non voglio
fingere di esser forte
non voglio
nascondere le paure
voglio piangere,
quando le lacrime arrivano
non voglio respingerle.
Non voglio preoccuparmi
di esser giudicata.
Voglio saper
piangere e soffrire
voglio ribellarmi
a questa apatia
voglio vivere...
Si voglio vivere...
Era la pioggia
a farla da padrona,
il mare con il suo odore
che riempie gli spazi
ruggiva contro
la piccola balaustra
nera a picco.
Il mio cuore nella scarna chiesa
era colmo e osava
dopo anni di tremori.
Ho acceso una candela
grata che tanta bellezza
neppure il temporale
avrebbe mai osato
umiliare.
Un breve sospiro
fra un prima e un poi:
silenzioso...
ma pieno di speranza.
Cos'è un attimo?
Un alito di vento:
un piccolo soffio...
capace di provocare
lunghi brividi.
Cos'è un attimo?
Un breve intervallo fra
un arrivederci e un addio.
Cos'è un attimo?
Due bocche che si sfiorano
a suggello di eterne promesse.
Cos'è un attimo?
Una carezza che scivolando
su un viso triste...
in brevissimo tempo
rilascia tanta tenerezza.
Sembra poco, pare nulla;
eppure...quanta bellezza
c'è in un solo attimo!
Quanti attimi perdiamo
per rincorrere l'inafferrabile.
Quanto tempo impieghiamo,
senza comprendere;
quanto può esser lungo
un brevissimo istante!
Eppure è semplice:
allunghi la mano,
cogli al volo la felicità
e in un solo piccolo momento
in un breve attimo...
ti riempi le mani!
Quante cose non facciamo
quante parole non diciamo;
convinti...
stranamente convinti...
di non avere
tempo a sufficienza:
eppure...basta solo un attimo.
si dileguavano veloci, assenti di qualsiasi colore
trasformandosi in una scia informe
che imprimeva nel mio sguardo
il solo motivo di quelle folli corse.
Cancelletti di cemento bianco
ove dall'una e dall'altra parte
c'era la fuga verso la libertà.
Come era ostile allora parlare di libertà,
era una parola dura
che si incideva negli animi
di coloro che ormai erano fossili
della propria vita,
a stupendo agio nel loro calco di città immobile,
succube della propria storia
da cui nulla ha saputo trarre
per rendersi umanamente varia e piacevole.
Statuaria quanto declinante
pur di rinunciare al dolore
a cui inevitabilmente portano
le nostre scelte
si è resa luminosa quanto abulica.
Tristemente comune,
alla ricerca del sentimento
che essa aveva soffocato
fra le sue afose ed umide giornate,
ho dovuto rendere esule
prima il mio pensiero,
e di seguito il mio corpo.
Il cuore mi si faceva caldo,
fremendo sotto metri di lava.
D’ogni mio ramo il respiro
finiva con arido carbone sparso sull’animo;
e lo scoglio, su cui stavo saldo,
pareva sgretolarsi al minimo dei miei singhiozzi.
Mi odiai per essere solo
e mi amai per odiarmi.
Ero al termine della vita, al molo,
dove partiva e spariva l’anima
sola
su una nave d’osceno oblio,
verso la riva agognata,
la fine ambita.
Salgo
la collina
dei pensieri scappati.
Perso.
Ho fame
di me.
Non c’eri;
coltivavi
i tuoi campi
di frutti acerbi
e lacrime di fango.
Aspetto.
Il vento
accompagna
le nostre
perplessità.
E altre rondini
sostano sul cavo
sospeso.
Piogge
insultano
lame di luce
taglienti
sulla pelle umida.
È l’ora;
l’aratro lo disse.
Sciabola dorato,
il falcetto
di giugno.
Raccogli
le mie spighe
inquiete,
dopo mietitura.
E tutto sarà
fragranza,
di pane sfornato.
Eccomi a casa.
Da qui in poi
conto i giorni perché
credo di aver vissuto
molto più tempo di quanti mi resti.
Non si vive in eterno!
Mi sento come una bambina
che assapora ogni cosa.
Golosa dei giorni , golosa dell’azzurro ,
golosa dei fiori .
Non voglio perdermi in inutili spiccioli di silenzi
non voglio perdermi in frammenti di pensieri
discutere questioni inutili
essere fragile e trasparente
per poi incastrarmi in un mondo di
scultori di angosce .
Ho voglia di leggerezza .
Lascio fuori
la furia del vento
il tormento del rancore
i sassi della discordia
i rimpianti rimescolati
il passato .
E' tempo
di nutrire e contemplare
è tempo di amare.
Restano tra i capelli sussurri
di calme acque che parlavano
senza fare frastuono,
ed era giorno silenzioso
tra le fronde.
Il blu rifletteva sul cielo,
con contrasti lunari,
ed era puro respiro, notturno calore,
veglia del cuore tra il silenzio
e il gridare.
Notte che trascina stelle come
carri alati in procinto di saltare
cosi i miei occhi rilucono
tra i brillii della volta celeste
e del mare.
Sono qui sospesa, tra essi
e non cado sopra il filo
d'orizzonte che divide
resto, ed inizio a danzare.









