Ho sovente rincorso l’infinito,
oltre le apparenze, gli esilî
del presente. Lontano il mito
delle vette, oltre i cirri sottili.
Qui il glicine abbraccia la loggia
e il vento calmo incide qualche ruga
sull’acqua del Benaco. Oh, la pioggia
delle stelle, il tenebrore in fuga
di là dai sogni che non furono mai!
Ritrovarti nei volti cancellati
dalla memoria, nel folle viavai
di momenti corrosi, scorticati.
E già triste la fronte si corruga
e sento il vuoto che empie il cuore,
l’angoscia che adagio prosciuga
gli slanci, divora ogni colore.
Invano il buio laggiù si diluisce
e l’alba orla di rosa il gelsomino.
Così, mentre l’animo s’incupisce,
mi chiudo nel mio muto destino.
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