In quegli anni
la frescura delle sere estive,
illuminata dal brillio alternato
di milioni di lucciole,
si riverberava nella cucina tradizionale,
nel gaudio intrigante
delle feste di piazza,
nei sapori nostrani
e nell’autentico folclore.
 
Di quelle feste,
inevitabilmente povere,
rimane il ricordo struggente
delle bancarelle di dolciumi,
simili a scenari
da fuochi d’artificio,
e le grigliate di torcinelli
che spargevano fumo e profumo.
 
E poi giochi semplici
di ragazzi:
a cove, mazz e p’zzill,
zump e t’r’zump,
u cavallone,
u chierchie,
a voche e l’oss,
u strumml,
riempivano di grida festose
contrade e rioni.
 
 
 
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Profilo Autore: Vincenzo Melino  

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Commenti  

nabrunindu
# nabrunindu 09-03-2014 17:52
bravo vincenzo!a corda, a schiave,a lanziamuru,a cuare, a cavallino, a rincorrersi, etc..etc...che bei tempi!
amilcare stunf
# amilcare stunf 09-03-2014 23:28
Hai rovinato una bellissima lirica con una ultima strofa dal sapore scialbo affetta dalla sindrome da inventario; sarebbe stato meglio dare respiro a quei giochi intarsiandoli nel corpus poetico e non relegandoli là....come se ti fossero di peso e non avessi voglia d'andare oltre nello scrivere, come infatti hai fatto.

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