pesarmi senza vestiti non mi scoccia,
guadagnerò senz'altro qualcosa,
misurandomi nudo in verticale posa.
Con le piante di piedi salgo a bordo,
vedremo se sono stato un incauto ingordo,
Oh perbacco! sono aumentato,
sarà stata colpa del bis di gelato?
Non è possibile questa cosa,
scendo e risalgo cambiando posa,
niente! implacabile è la misura dello strumento,
non gli è bastato il mio timido pentimento.
Accetto il verdetto con mestezza,
ed elaboro pensiero con misurata compostezza:
la colpa non è né mia e né della bilancia,
ma dipende solo dalla capiente pancia.
decido di vedermi il telegiornale,
arriva in tavola l'antipasto,
intanto apprendo che il governo farà l'ennesimo rimpasto.
Assaporo del prelibato salmone,
un uomo stamane ha ucciso quattro persone,
stappo intanto il mio adorato Chianti,
scene di gente volte in accorati pianti.
A tavola arriva la lasagna,
un attentato è avvenuto in Spagna,
molto buona questa ricetta,
intanto il virus avanza in fretta.
Scorgo l'avvicinarsi una bistecca dalla cottura media,
in mare viene riproposta l'ennesima tragedia,
un po' di frutta che fa sempre bene,
gente senza lavoro racconta le proprie pene.
Oggi ho preparato una torta quasi nuziale,
ma mi affretto a cambiar canale,
non vorrei rovinarmi il pranzo domenicale,
sapendo che è scoppiata una guerra mondiale.
cercano uno sguardo.
Lo sguardo di mamma
che mamma non è...
Coccole ed abbracci
con baci e carezze
trasmettono ad un bimbo
un affetto profondo...
Un tenero cuore
trabocca di gioia
mentre gode ricevere
l'amor che gli manca.
Assordante silenzio
trafigge il tempo al meriggio.
Lentamente scorre la sera
cedendosi in sposa alla notte.
Notte di pensieri e parole taciute
s'agghindano riflesse
nelle bianche pareti
accendendo ricordi
nelle oscure pieghe dell'anima.
Nel preludio sopore del sonno
s'adagiano sospiri,
rapiti dai sogni
attendono
d'infrangere il silenzio,
coronando desideri
nel giaciglio dei sensi.
che calura, che si fa?
Saliamo su alla Presolana?
Vi va di attraversare la Val Seriana?
Tutti d'accordo senza esitazione,
zaini in spalla e pronti all'escursione.
Andiamo a fare quattro passi,
ci aspetta la patria dei Percassi.
Qui e lì regnano i colori atalantini,
della loro squadra vanno fieri questi cittadini,
attraversiamo la bella Clusone,
e subito dopo ci ritroviamo a Castione.
Qui si respira un' aria fresca e pulita,
la gente appare però poco divertita.
Arriviamo fino al Salto degli sposi,
accolti con tanti buongiorno da gitanti gioiosi.
Se salutassi così nella citta degli Sforza,
mi metterebbero di sicuro la camicia di forza.
Tuttavia mi sembra un segno di buona educazione,
anche in città non guasterebbe tra le persone.
Continuiamo con la nostra passeggiata,
qui e lì campeggia l'immagine della Dea bendata.
Chi è con me di calcio ne sa poco davvero,
e quella donna con i capelli al vento rimane un mistero.
Chi sta per parlare di pallone quindi è poco esperto,
e di quel che dice è poco certo,
ad un tratto un lampo gli illumina la mente,
di una catena di parrucchieri si tratterà sicuramente.
Seppur ci troviamo vicino al fiume Serio,
comincio a ridazzar senza criterio,
la risata è contagiosa,
e la giornata non è più afosa.
aspetto l'ultimo ciclo
della cura.
Cerco nella fantasia
una preziosa alleata
per allontanare
dolore e paura.
Verrà quel tempo
che donerà conchiglie,
fiori selvatici
e voli di gabbiani,
tra giorni fatti
di niente,
ma felici...
Ti sei portato via
le emozioni che parlano di te
e sono rimasta sola
a rileggere tra le righe
le ultime parole,
ripensando ai binari
di quel treno
con andata senza ritorno.
Mi guardo intorno,
il nostro nido d'amore è vuoto,
non trovo più
alcun motivo d'esistenza.
Tutto mi parla di te
il mio unico racconto,
favola di vita.
Dio, quanto vorrei urlare
per liberare il mio tormento:
“Delusione”
che mi ha pervaso l'anima…
tu non sei più mio da quel momento.
Trapela di canto di pelle e corda
Il suono della mia bella musa
Che fa scalpitare il cuore e muta non sa stare
Che muta pianti e noie in tempo da respirare
Chi mai potrà a me strappare
Il dolce gracidante frusciare del vinile?
Questi strani mondi di nero graffiato
A cui mi stringo stremato quando nulla ho da vivere
Tu, mia cara, mi calpesti
Coi tuoi ritmi lenti e lesti
Tu mi carichi di dolci elettrodi vitali
E dopo tutto il tempo speso
A dormire tra i tuoi sibili
Resti sempre quella bella dai simili sospiri
Messaggera di arti e sarta di sensazioni
Addio a chi mi sente
Io mi corico tra i liuti
Siate lieti nel vostro vivere infelici
Mentre io muoio tra le braccia di Euterpe
C’era un viso piccolo
affacciato alla finestra
cornice d’un quadro bianco
e poi quella trincea sicura
in cui camminavamo sorpresi
nell’ insieme dei colori
verso un mondo ad occhi aperti
che più non sarebbe stato
ma si poteva ancora sognare
e tenendomi per mano
accompagnavi quei sogni ai ricordi
e i ricordi alle illusioni
Ho la brina sul cuore
per quelle parole...
tu
che mi chiamavi amore
hai osato pensare
a un mio ostentare
senza alcun pudore civetteria,
a causa della tua gelosia,
accantonando
il nostro sentimento.
La tua lingua
come corpo contundente,
ha infranto, rompendo
in piccoli pezzetti,
il mio cuore fragile come cristallo,
frantumando
senza coscienza.
Resto a terra...
in ginocchio a meditare,
quale arida cattiveria
abbia preso il sopravvento in te
sfrattando il tuo cuore.
Quanto è doloroso
pensare che per gelosia
si cancelli l'amore.




