Non ho parole
suoni muti
scivolano da imbuti
stringono la luce
frenano le acque
in quei fori scuri
fondali stranieri
echeggiano le stelle
tocchi delicati
occhi trascinati
su bianchi lenzuoli
fra manti di cielo inventato
Non ho parole
volano dal cuore
suoni toccanti
teneri amanti
si lasciano per sempre
nel fragore scomposto
di un bello evaporato
del buono cancellato
del molto perduto
Non ho parole
Il resto esce di nascosto
vibrante legnoso corpo
racchiude lagnoso pianto.
Ancestrale il tormento
danza funesto
intorno all'anima di piuma
che pesa, sembra cemento.
Serpenti aggrovigliati
incoronano il cuore
dentro la cassa del petto.
Sinuosi come spine,
velenosi e stridenti.
Ma se mi afferri,
mi porti a te,
se delle mie feroci belve
accarezzi il manto
potrai suonare con le mie vene
una melodia.
Potrai tramutare finalmente
questo grido interiore
in virtuoso canto.
Ascolta cadere nel tremore le foglie
nell’inverno tremante di freddo.
Non udirai solo una pioggia
ancora viva!
Ma il tuo battito profondo
unirsi al cuore di chi ami.
Non sarà questa finestra
a separare libertà da sogno.
Non adesso!
In questo tempo,
in questo dividersi di vite.
Ascoltiamoci navigare
sul rigagnolo d’acqua pluviale
senza chiederci del destino.
Non udiremo solo il rumore scrosciante
ma il nostro battito profondo
unirsi all’amore che siamo.
Quatta
spuma di sapone
piuma a volteggiare
D’onde sonore
ad arcobaleno
Invisibile come
nebbia dispettosa
Scia veloce
come fosse treno
Buriana
capace di tanto
fino ad esclissare un canto
la richiesta sconsiderata
di chi voleva uscire
privo di gioie o dolori
senza versar una lacrima
con colpo a sorpresa
schiocco di dita
sentir solo silenzio
senza dover aspettare tanto
Quale rumore della pioggia
può cancellare il silenzio
della tua assenza.
Quale rumore della pioggia
può lavare i ricordi
del tuo sguardo lontano.
Scivolano sul bagnato
le immagini di ieri.
Quale rumore della pioggia
può nascondere le giornate
di sole
attorno alle nostre parole.
Quale rumore della pioggia
può accompagnare le lacrime
sul mio viso.
Ascolta la musica dell'acqua...
scorre nelle vene della memoria
e accarezza la mia anima
in questo viaggio solitario
senza te...
ormai.
corri come il vento piccina
non ti fermare.
Respira l'ossigeno di quei campi
che tanto ti hanno fatto giocare.
Coraggio,
adesso a pieni polmoni
tra i singhiozzi della paura
e la preghiera per quello
che non ti hanno insegnato a... pregare
scappa lontano
dalla morte corporale
di violenta innocenza
corre la tua condanna.
Fuggi,
dall'ombra nera che ti insegue.
Piccola fatti guidare dai giganti,
amici di quella pianura.
Trova la vita
che si rifugia nella salvezza...
ti ricostruirà donna!
Guardarti è languire,
sentirmi nell’onda crudele
della lontananza
che s’interporrà tra noi.
Retrogusto amaro, la nostalgia,
sulla bocca desiderosa.
Malinconico il ricordo,
gli abbracci all’alba
e le promesse della sera
al tempo di grilli e cicale.
Malinconico anche
questo spicchio di luna
appeso a fili di rami
nel tiepido respiro dell’aria.
Si, guardarti è languire,
lasciare qui il cuore
è un po’ come morire…
D'intenzione bramerei
è il mio vorrei che insiste
D'un bacio unico e peculiare
d'una amorevole carezza
l'intensità pungente, mordicchia
Bramosia negli occhi
mescolando l'ardente desiderio
e l'avida ingorda sete
Fervide labbra roteando
seducono ed incantano il collo
ed è delizia e martirio
Voluttà diffusa risale
in quel punto si placa l'affanno
nell'aria aleggia il dolce piacere
Il cuore avanza e spalleggia
“T'amo, cuor mio”.
Melograno sparso per il cielo,
la linea immaginata, lì, sul fondo.
Si replicava, attesi…
Silenzio, dipinto di sacralità
ché tale sentii l’istante
di quel tocco, oserei bacio.
Sfarfallio, le emozioni, ma
bocche prive di parola e
null’altro pensiero. Idea strana,
il fruscio del contatto,
così, l’aria se ne commosse.
Giù!… Era battito d’ali, ovattato,
poi… l’acqua!...
Come braccia aperte
all’amore per l’amore.
Torno, ai bisbigli dei ricordi
nascosti in ogni fiordo
torno ai tuoi aromi.
Tu, scivoli dentro e mi abiti
cheti paure e i pianti.
Mia memoria, sei,
quasi trama della pelle ché
del mio tempo
hai segnato le pieghe
come rigagnoli d’acqua sorgiva
terra che ne è desiderosa.
Al tuo cristallo m’accosto
come a un rifugio segreto,
ventre che rinchiude
e custodisce affanno e pena.
Qui, per sempre,
sui tuoi fianchi spumosi
sul profumo di sale
accarezzando i tuoi capricci.
Perché è qui che tornerà
la mia anima screpolata
e la mia anima ebbra,
fino alla fine, e tu
abbraccerai tutti i miei veli
senza dire parola…
ci coglie per ore,
complici nelle nostre menti,
sinapsi,
giunzione di cellule
ingorde, agitate
in balìa delle onde,
scatenate dalla furia
che
precede e trascina
come lava
incandescente
i cuori smisuratamente,
amalgamando
ai corpi la febbre
del nostro delirio.
Resta ancora un attimo,
può essere un minuto
o dieci, decidi tu.
Mi accontento delle briciole
che mi dai e cerco
di farmele bastare,
anche se la fame di te rimane.
Non puoi andare via subito
da un cuore che chiede
ascolto, da un viso
che chiede i tuoi occhi.
Vederti poco già mi logora,
ma devo farmi bastare
i giorni che mi dedichi,
cercando di sfruttare ogni istante
per fotografare ricordi
che sfoglierò all'indomani
del nostro incontro,
il giorno dopo
e quelli ancora.
Fino a quando
non ti vedrò di nuovo,
per ricominciare a fissare
momenti che parlano di noi
o di quello che vuoi, decidi tu.
Ma per il momento ti prego,
resta ancora un attimo.








