non far arrivare l'alba
vorrei godermi
questi momenti
incantati,
eterni.
Attimi del tempo,
custodi di difficili dolori,
feriscono in questa notte
dove il sogno
di un prato di margherite bianche
incidono come lame sulla pelle
cancellando le parole
versando lacrime
ostacolando l'essenza
di un
impulso di passione.
Vento lieve
che porti la brezza
accarezzandomi il viso,
sfiora il mio corpo
come una piuma,
fa’ che trasudi gioia
nell'estasi dell’amore.
Pian piano ti rafforzi
pari quasi violento,
mi crei turbamento
in questo sublime momento.
Vento, ti prego,
acchetati un poco,
accarezzami ancora
in modo leggero
affinché io mi possa
librar nell'oblìo.
quella dagli spasmi soavi e frenetici.
ne il cibo...
c'era solo una gran voglia di divorarci l'un l'altro
all'ombra della mezza luna,
alla penombra di macchie bianche sulla battigia.
Una voce...
quella attaccata al cuore mio.
Quella di un ricordo indelebile.
Sempre accade
a quel chiaro
di luna
e sobbalza
il cuore
al pensiero
del tuo viso.
Già sei tu
che mi assapori
in bilico di labbra,
maliziose forze
che trascurano
la notte intente
sul mio corpo.
Dimentica,
aggregati muta
al silenzio,
carezza il fascino
che ti attrae,
mostra il coraggio
delle mani,
abile eroina
d'eros paludato
da strenue carezze.
Un coro di versi
incensa l'attimo,
se tu taci e voli
ad occhi chiusi.
e la luce soffusa
la mente confusa
vede i Malebranche.
Se le pareti sono il mondo
e la luce è il sole
volo sopra Gerione
e risalgo l'abisso profondo.
Abbraccio il tedio
scuoiato come Marsia
qui dove non c'è rimedio
amore con Grazia
tra le spighe di grano
qui dove Ermione ringrazia.
L'ultima terzina potrebbe essere potrebbe non essere capita.
E' un eco a l'Alcyone d'Annunziano.
L'io poetico si ritrova a fare l'amore con Grazia, la dea associata alla bellezza serena.
Il penultimo e l'ultimo verso fanno chiaro riferimento all'estate, stagione vitale per eccellenza.
Eri sul ramo pendula mela
di fresco rossore avvampata
profumo della granula pelle
della mia mano innamorata.
Nel sorriso mostravi beltà
tenera in posa leggiadra
umori succosi mi donavi
nel mentre ti dondolavi.
Resistere poi non seppi
alla zuccherina fragranza
dei tuoi frutti innocenti
morbidi al tatto lezioso .
Eri sul ramo pendula mela
ignara dell'amorevole vuoto
preda infantile di mano gentile
al desio certo di cotale dolcezza.
Era lei che pregò
d'essere tutto
nell'esistenza
mia precaria.
C'era ancora spazio
nella dimensione
dei sentimenti.
L'accolsi trepidando
come tenera infanta
fu mia consolazione.
Se sfioro la guancia
ride e sommessa piange
una festa di colori
i suoi capelli immutati.
Donna dai molti ruoli
amica e compagna
schegge di giada
nei suoi occhi.
Un rigido scalpo
freddo e attento copriva
nell'indolenza della sua staticità.
Paesaggi d'antica appartenenza scrutava
sospirando al nostalgico pensiero.
Testimone d' amori, fatiche e sudori
cancellati da errori di giorni lontani
mentre l'impavido tempo
nella sua celere corsa
in affanno verso il futuro,
mutava.
Una muta silenziosa e insidiosa
con righe sottili solcava
volti rivolti alla terra
e schiene piegava
alle fatiche del giorno.
Nelle notti di stelle e di luna
il cielo sorrideva beato
a chi tra calde braccia
trovava amore e conforto.
Ancora quel capo ricopre
e con falde immutate
guardiana di nuove emozioni
granitica roccia immobile sta.
Non tace il subbuglio
della notte,
effimera quiete
che danza in pena.
Il silenzio atteso
è poi stordito
dalle tue mani,
ossa d'avorio.
un tremito diaccio
mi strema e grida.
Solo esuberante
mi concedo carezze
che tieni in serbo,
conciliante piacere
mi accompagni
e attendi di smettere.
Sei un subbuglio
senza eguali,
un viso che emana
candore di denti,
baci come fiori
d'un nettare prezioso.
Vorrei fossi io
il silenzio della notte.
Intime percezioni
e malinconiche frasi
nel libro dei ricordi trascrivo.
Pensieri
prendono forma
e vita pensando a te.
Una lacrima
cade sul foglio
nel baluginar d'un ricordo
che fu sofferenza,
cancellandola.
Scrivo
dei tuoi sussurri nelle notti
troppo brevi tra le tue braccia
e la passione nel tuo amarmi
senza riserve o impedimenti.
Il magico risveglio
col profumo caldo
della tua presenza
osservando la nostra valle
e fantasticando sul futuro
nella cornice del nostro amore.
Preziosi ricordi da trasporre
affinché non si perda memoria
dell'armoniosa
nostra vita insieme.
Chiudo la pagina
sfiorando i petali frantumati
di quest''ultima rosa che mi donasti
avvertendone ancora il profumo.
Il mio luglio è cittadino
e qui suda la cucina,
apro lesto il mio frigo
e poi vedo Copacabana:
il mare è più tranquillo
ed il sole ancora giallo
nei disegni dei bambini,
veri artisti di talento.
Io lo dipingo rosso,
stendo un velo di gravità
con pennello implacabile
nel ricordo di un ricordo.
Vieni e cerca il mio pensiero
malinconico e lontano,
nel suo vasto campo arido
ferito dal vomere crudele.
L’infante estate urbana
scioglieva la periferia
e saliva aria tremante,
come mare che non c’era.
Mi tuffavo con coraggio,
arrossavo le ginocchia
e le mani erano tinte
dai colori della strada.
Stavo lì ad esplorare
la serenità di bimbi
giocosi, madidi e gridanti
così ignari del domani.
Resto qui a ricordare
quella pura, vita vera:
biciclette, bambole,
palloni vaganti
e materne vedette
alle vecchie finestre.
Ho righe lucide
sul viso, corrono
guidate da
rughe sottili.
Chiudo il frigo
fa molto caldo,
sono solo
gocce di sudore.
resterò immobile
al passare del mesto
corteo di camions,
con gli occhi senza
più lacrime.
Ma una farfalla bianca
si è appoggiata al davanzale:
resterò immobile
per non farla volare via,
piccolo spiraglio
di luce...
Diniego non proferirì il mio labbro
a te cosi lontano e cosi vicino
volutamente non osai.
Il pregiudizio insegna
che ogni diletto è scoglio
seppur cuore langue
in follie diverse
nel mar dei silenzi
a naufragar andrà
D'un solo mal soffrirò
quando il desìo m'aggira
veglierà ragione
e se disporrà
non sia marchio
quell'impeto d'amore.




