
Volo lontano
tranciando intralci
avvinghiati al pensiero
spiegando ali
verso libertà
nel tempo negate.
E si fa canto
nell'umore della sera
il planar gioioso
di sussurrata carezza
al sapore di miele
che sfiora labbra
in do d'amore.
sento grida e schiamazzi
è notte o è giorno,
sono i soliti ragazzi?>
Ma che domanda,
pensai senza guardare,
e questo chi lo manda,
quand’ecco mi sentii gelare:
era un cieco.
Gli parlai per molto,
facemmo quattro passi
e feci il disinvolto.
Voleva che parlassi.
Descrissi il paesaggio,
narrai il passeggio,
gli instillai coraggio.
Delle delizie d'oggi non narrai,
a dire il ver poche ne trovai,
gli lasciai l’immaginario
e l’armonia di sottofondo
ideata dalla fantasia
onorando il diario
della sua malattia.
C’è chi mi chiama angelo ma le
Mie ali non sono forti per volare,
c’è chi mi chiama maestro ma
ho ancora molto da imparare,
c’è chi mi dice che sono troppo buono
ma è proprio la cosa che non mi perdono,
c’è chi mi reputa speciale
per non aver fatto niente,
scrivo poesie e mi ringrazia la gente,
la vita ti sorprende all’improvviso
a volte con uno schiaffo
e a volte con un sorriso,
le sensazioni belle o
brutte che siano le scrivo,
perché in una poesia mi sento vivo,
mi sento un clown che dona
un sorriso e trattiene il dolore,
non conosco l’odio ma solo l’amore,
gran parte di me la detesto non mi piace
soprattutto questo cuore fragile che soffre e tace,
c’è chi dice che piangere è un segno di chi è forte
ci sono sempre chiavi che aprono nuove porte,
non amo la mia stupida sensibilità
mi fa vivere la vita con troppe difficoltà,
sono un umile poeta che scrive la vita vera
la forza per lottare la trovo nella preghiera,
tra i tanti peccatori mi ci metto anch’io
moltissime le volte che ho chiesto scusa a Dio,
aiutando gli altri ottengo un gran successo
ma sono una frana se devo farlo per me stesso,
non ho direzioni non ho una meta
mi sfogo in questi versi per voi
che mi chiamate Angelo Poeta.
in viaggio per la pace.
Il treno di poche carrozze.
I posti in piedi eran tanti.
Si contesero i viaggiatori
i pochi spazi vacanti.
Dalle minacce verbali
agli oltraggi ignominiosi.
Quasi tutti persero i sensi.
I due amici restarono
sani e svegli.
Il locomotore marciava
senza manovratore.
Qualche mano anonima
aveva sganciato
tutte le carrozze.
La stazione PACE
attende invano
l'arrivo di quel convoglio.
odora di poesia.
Perfetta armonia
si immerge
in labirinto celestiale.
Sublimi parole,
sorrette da coro eterogeneo
di voci
bianche e mature.
Spiegano
le ali della fantasia.
Passaggi ritmati,
uniti
a poderosi strumenti
di accompagnamento,
rendono
musicalità soave-
Frammenti di luna
cadono sulla pelle.
Il tempo si culla
tra il petto e la gola.
Le mie ali di cera
sciolte sul pavimento.
La promessa di piume
era fasulla.
Morire sognando un volo.
Un cielo ostile
si fa soffitto e carceriere,
Sento un pianto di ricordi.
Come venisse
dalle mie vite precedenti.
Una danza lenta
in punta di piedi sulle spine
o forse una pioggia
di petali secchi nel vento
di cui cerco invano
l' antico profumo.
E il mio spirito ritrova
vecchie solitudini
con occhi ormai vuoti
e senza calore.
Stagioni passate
che non torneranno
e bianche nostalgie
come fantasmi.
Ancora giungo le mani
a un sentore di sacro.
La trascendenza velata
di un'anima.
Io so che sempre si risorge.
tra il cantore e il menestrello.
Voce melodiosa
e toni alterati:
sintassi armonica
incompatibile.
Episodico litigio
formale,apparente
La diatriba rientra
in un disegno biblico permanente.
Il cantore
ha stentorea voce
e canta l'onestà.
Menestrello infame
stecca ogni strofa,
sbandierando malvagità.
La sinfonia
latita nell'ombra
e scade nello stridore.
Come una profonda ferita
che non conosce
il sollievo dell'oblio.
forse sincere,
un po' di fretta.
Quel lineamento di volto;
non riuscirò
ad impararlo a memoria.
Incontro a lungo cercato,
avuto di recente;
proposito prudente,
soverchiato
da animo dissennato.
La fragilità impera
su un corpo malato
Clown
che fai ridere il mondo
ma quando sei solo piangi,
riponi un sorriso tra gli alberi
che ramificano sofferenze,
offri arcobaleni nei bicchieri
per brindare alla nascita
di nuove emozioni ,
clown
dipingi di serenità
le pareti annerite dall’odio ,
proponi una tregua a chi
medita vendetta e rabbia,
tu nel ruolo di mediatore del sorriso
insegna alla gente il significato di un abbraccio,
che fatica la tua regalare gioie per poi
guardarti allo specchio e accorgerti
di essere terribilmente solo,
ma sei rassicurante per gli altri
e lasci mance di piccole speranze ,
la vita non è un circo mio caro clown
è molto più dura seminare pace ,
ti esibisci davanti ai bambini che
lottano contro mali inaccettabili
e su quei letti colmi di paure strappi
un sorriso la dove la morte minaccia,
se guardi il cielo vedrai il sorriso che Dio ha per te
e nelle tue notti insonne gli parlerai in lacrime
dicendogli …….mio Dio ! come è difficile essere un clown .
che non più vedi,
mentre costeggi i marciapiedi.
Quell'uomo fatale
seguirlo per te non vale.
Tanti impegni grandi
chiede al tuo orgoglio reboante;
il suo messaggio è tanto provocante.
Il Crocifisso
è sempre adagiato sulla parete.
Due occhi chiusi
in corpo martoriato
non smettono di vedere.
Il Figlio dell'uomo
quando verrà,
vedrà qualcuno
indossar abito elegante
per banchettar alla sua mensa?
è una giustizia nobile e settaria.
Denominazione di figura mitologica
non altera l'essenza originaria.
Fonte: la colpa dell'uomo.
Accalappiato dalle passioni;
putrefatto da trame amorose
contorte e poligamiche
votate all'egoismo del piacere.
Nemesi:panacea catartica;
rimedio che deterge la sozzura
dell'uomo
restituendolo alla originaria purezza.




