così forte da inebriare la mente,
si faceva spazio nell'imminente estate,
di verde intenso vestita.
Corse su biciclette sgangherate,
accompagnavano le giornate assolate,
e quell'aria di bambine cresciute
già disegnava ciò che il futuro avrebbe regalato.
Calze corte e sandali rossi, gonne a pieghe,
e nel vento i capelli fan le bizze,
sopra guance rosse e occhi ingenui.
Come bello era crescere nel sole,
tra risate argentine e leggere.
Come era bello essere adolescenti bambine,
sognando stelle di diamanti e fresche granite.
C’è qualcosa di romantico anche in una rosa che perde il suo colore,
che lentamente muore,
che tra gli stenti
abbandona come stracci
i suoi petali impotenti.
Non c’è teca di vetro che regga
questa volta,
ma non si scorderà
il candore della prima,
ancora non sapeva che forma avrebbe preso il bocciolo,
il suo primo foro sentiva il mare
come dentro a una conchiglia,
se solo avesse fermato l’onda del tripudio alla conquista del sole,
se solo avesse conosciuto la sua fine su quel triste pavimento,
ascoltato il suo lamento al tormento della pioggia.
Quel canto dolce non lo scordo,
ma mai coglierò più una rosa.
Il vecchio porto
fatto di casette conosciute
colorato anche di me
sarà difficile lasciarlo
abbandonando la compagnia
di barche sempre vicine
salirà il profumo
di quanto è stato
sostentamento per questi anni
quasi a bussare
ed anche ricordare
gli anni spesi insieme
dalla nuova acqua
cercherò ancora un bacio
una semplice carezza
di quel mondo
che sembrava finito
navigherò verso il lontano
chiudendo a volte gli occhi
per inspirare e respirare
il nuovo vento
che stropiccia lo sguardo
seguendo le stelle
disegnando nuove rotte
che dalla mente
portano diritte
fino al cuore
e non sarò solo
voi compagni di viaggio
alzerete vele colorate
per raggiungere
il giusto vento
sarà dolce navigare
accarezzando nuovi sorrisi della luna
cavalcando onde amiche
senza aver paura del profondo
verso il nuovo.
e l’ultima matassa di nuvole
si dipana a favore del sole.
Mentre il sipario s’apre sul mare
dalla riva tutta mi appare la scena
e sento il rumore della quiete,
tanta quiete, troppa quiete…
Persino l’onda smorza il fragore,
la risacca ora non respira.
È, la mia, solitudo inopportuna
che, perfida, sghignazza e poi mi assale.
Ma son talmente ricco di bellezza,
talmente straripante d’emozione
che chiedo ad un pagur condivisione.
su braccia di rose
l'atmosfera compatta
già tremori
sudati
orchestati dal cuore
quella brezza sottile
d'amarene il colore
i pori a scintille
i battiti a mille
il respiro
attorcigliato
nella bocca asciugata
l'aria nemica
ansima d'affanno
allo sfogliare le stagioni
la velocità di quest'anno
Giovane
di forze avverse
ritrovata con sorriso di piacere
nelle cose ormai perse
abissi di cielo
velate sono le lacrime bianche.
Annuisci portando le mani sul viso
è morto il sorriso,
sulla pelle di sole.
Colpisci al cuore colpo di cannone.
Così sono svanite le speranze ribelli.
Sulla piazza di Torquada scorrono persone,
tra loro c'è rimasto il tuo amore,
le luci dei lampioni ti accecano,
cammini senza nessuno per mano.
Angelo perso tra i suoni,
della celeste onniscienza
scomparso ogni giudizio e muta
rimane la tua bocca.
Brillano le luci sul selciato
e tutto è sfumato...
dell'estate
ritornano a frustrate
le ali delle fate
sciolgono
remi di cioccolata nel caffè
dopo la serenata
abbuffoni di dolci
angeli privati
diavoli scacciati
nella notte rischiarata
La luna
dalla pancia piena
fa volare la falena
un filo di cielo
riavvolge il vento
passata la calma
lascia posto
allo splender
al fiato grosso
d'emozione
non da inseguimento
L’amore è come l’onda del mare
ti culla ti stupisce e ti sa trasportare.
Amore grande come il mare.
E’ come l’onda con la luna riflessa
la luce nei suoi frammenti
amplifica i tuoi sentimenti.
Amore dolce come l’onda.
L’amore è come l’ onda del mare in tempesta
non ascolta il tuo grido disperato
in breve il tuo sogno è inabissato.
Amore non ci pensare
con te voglio ballare
una sera in riva al mare.
(mi piace immaginarle prati d'erba azzurra)
che sequestrano questi occhi a lungo
per intimare lor di non curarsi
del buio che presto spegnerà il tramonto.
Fissando l'orizzonte mi confondo,
irritato ché la sua retta va sbiadendo.
Ma respiro, con energia respiro,
al pensiero che la notte non sarà capace
di smorzare i colori consegnatimi dal mare.
Bambole di porcellana
mi sembrano gli occhi
dove fragili si rompono riflessi.
E una parola in più sarebbe lama.
Io che colgo le lacrime sul nascere,
quelle piccole lagune segrete,
riconosco il dolore appena si forma.
Bisogna essere petali
dove la spina ha infierito.
E dove un segno abita già la pelle,
saper passarvi sopra solo come carezza.
Delicatamente.
Forse a questo servono i poeti.
Non appena varco l’uscio
gli indumenti divengono armatura,
e le chiavi dell’utilitaria d’improvviso elsa.
Di fronte ai suoi occhi guaritori, come dinanzi
al drago, il cuore si gonfia ma non prova paura.
Al cospetto di quei riccioli neri
che lambiscono l’incarnato olivastro,
sento l’ardore che provai contro il gigante.
Ma potrei arrendermi ai suoi lobi,
o alle vesti cenere dal profumo salmastro.
Oh Isotta, che mi sorridi dietro il piercing
e ti riveli sotto mentite spoglie…
Non vergognarti di ostentare il tatoo
all’ombelico “I soliti due pacchi di Chesterfield?”
Salgo in auto, e faccio ritorno da mia moglie.










